Wise Society : Come educare i figli alla felicità per renderli adulti positivi
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Come educare i figli alla felicità per renderli adulti positivi

Chiara Bondioli
23 novembre 2012

 Crediti: Josefine Bolander/Johnér Images/CorbisDi che cosa ha bisogno un bambino per diventare un adulto equilibrato e sereno? Magari avessimo una risposta semplice che magicamente risolvesse le mille domande che i genitori si pongono quasi quotidianamente sull’educazione dei loro figli.

Eppure qualche risposta la scienza ce la suggerisce e, grazie ai tanti studi realizzati negli ultimi cinquant’anni da psicologi infantili e ricercatori, qualche spunto concreto ce l’abbiamo. In occasione del workshop “Educare i bambini alla felicità”, tenuto presso la Scuola di Palo Alto a Milano, alcuni professionisti hanno affrontato le tematiche relative alle relazioni tra figli e genitori per far emergere quali siano i punti fondamentali di un rapporto sano che possa formare degli adulti solidi e resilienti (strumenti essenziali, a quanto pare, per la ricerca della felicità…)

 

La figura di accudimento e il sistema di attaccamento

 

«Nel bambino, come del resto negli animali, esiste un innato sistema di attaccamento alla figura che garantisce la sopravvivenza. Non solo dal punto di vista biologico ma anche da quello emotivo in quanto la persona che accudisce deve esprimere anche sicurezza, conforto e accoglienza» sottolinea la psicologa e psicoterapeuta Elena Besana.

Un dato che emerge molto chiaramente da una serie di esperimenti realizzati negli anni Cinquanta dal professor Harry F. Harlow dall’Università del Wisconsin, che dimostra come questi due tipi di attaccamento siano assolutamente istintivi. In laboratorio viene portata una scimmietta ancora lattante. La piccola è chiusa in una gabbia che ha di fronte due finte mamme in metallo.

Quando la scimmia ha fame, la gabbia si apre, e lei corre da quella dotata di biberon; viceversa quando ha bisogno di essere rassicurata e accolta si rivolge all’altra, realizzata con identica struttura metallica, ma ricoperta da una calda pelliccia perché istintivamente sente che solo da lei può trovare protezione.

La principale dote di mamma, e papà, è quella della responsività, ovvero la capacità di rispondere ai segnali che il bambino dà, di entrare in sintonia con il suo stato d’animo. Perciò anche se un genitore è presente fisicamente ma assente a livello emotivo e non mette in atto questa sintonizzazione, provocherà nel proprio figlio una reazione di stress acuto.

In questo senso è particolarmente interessante il video di un esperimento effettuato negli anni Ottanta dal dottor Edward Tronick dell’Università di Harvard dove una madre gioca e ride con il suo piccolo di circa sei mesi, e d’improvviso muta espressione, anzi cancella ogni espressività dal volto diventando neutra come una statua.

Ebbene il bimbo cerca in ogni modo di attrarre la sua attenzione per interagire di nuovo con lei, ma alla fine, scoraggiato e stressato da tutti questi tentativi caduti nel vuoto, si abbandona alla sola via d’uscita che gli resta per risolvere il problema: un pianto disperato. Solo quando la mamma sorride e lo rassicura, il piccolo torna calmo e ridanciano, proprio come il volto sereno di sua madre (il potere dei neuroni a specchio…).

Image by © Tim Pannell/Corbis

La relazione tra bimbo e genitori

 

Image by © Mika/CorbisSi parla di stile prevalente di attaccamento che può essere l’attaccamento sicuro, ovvero quando un bambino sa che i suoi genitori rispondono positivamente ai suoi segnali e questo lo predispone in modo positivo anche verso il mondo esterno; oppure l’attaccamento insicuro che nasce sia da un genitore troppo protettivo (motore inconsapevole di uno stato di paura che inibisce la tensione a esplorare ciò che è all’esterno) o viceversa da uno distaccato che genera nel bimbo la volontà di essere totalmente autonomo e lo spinge così disattivare il meccanismo di ricerca della protezione e attivare solo quello dell’esplorazione. Azione che rappresenta comunque una reazione da stress dove i piccoli stentano a formare le competenze utili a creare uno stato sereno ed equilibrato.

Un rapporto che dà sicurezza crea un adulto felice

 

Come ci spiega lo psicologo Roberto Bonanomi, un bambino che ha avuto questo tipo di relazione, acquista solo grazie a figure relazionali significative, sarà un adulto:

1.resiliente, in grado di superare in modo costruttivo le difficoltà.

2.positivo ossia con un buon equilibrio tra la sua sfera interiore e il mondo esterno, e con la capacità di accettare anche le emozioni negative

3.dotato di flessibilità psicologica che significa avere metacognizione ovvero la capacità di riflettere sugli stati psicologici propri e delle altre persone.

Inoltre da una recente ricerca scientifica è stato dimostrato che circa l’80% delle persone che hanno sofferto di crisi depressive hanno avuto uno stato di attaccamento insicuro. Quindi questo ci dovrebbe far pensare a quanto potere abbiamo nel trasmettere energia (positiva o negativa) non solo ai nostri figli ma anche alle persone con cui veniamo ogni giorno in contatto, la nostra energia. E cercare così di rendere la vita, nostra e degli altri, più lieve e serena.

Image by © Graham Oliver/Juice Images/Corbis

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2 risposte a Come educare i figli alla felicità per renderli adulti positivi

  1. E Brava Chiara. Ti ho trovata e ora ti seguiro m volentieri. Un caro saluto e buon Natale

  2. Massimo

    Ho seguito uno dei Workshop di Educare i Bambini alla felicità e ne sono rimasto entusiasta.
    Non vedo l’ora che tornino dalle mie parti con il loro Tour. Se posso essere utile a qualche genitore mi permetto di segnalare la pagina dove si possono trovare le tappe del tour http://educareibambiniallafelicita.it/project/il-tour-di-educare-i-bambini-alla-felicita/

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