Wise Society : “Bufale” online? Smentirle è inutile
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“Bufale” online? Smentirle è inutile

Lo sostiene Walter Quattrociocchi, direttore del laboratorio di scienze computazionali presso l’Istituto Alti Studi di Lucca: "Controbattere non nuoce, ma è pressoché inutile"

Fabio Di Todaro
3 luglio 2016

Bufale online, difficile smentirle, Image by iStockLa battaglia, ormai, va avanti quotidianamente. I social network hanno favorito la circolazione delle notizie, con un rovescio della medaglia: tra i link che vengono postati su Facebook e Twitter, buona parte contengono informazioni fallaci. Basta un «like» o una «condivisione», a quel punto, per favorirne la propagazione e dare avvio a un processo di diffusione difficile poi da arginare. Come si può provare allora a porre un argine alle bufale online, che molto spesso riguardano informazioni afferenti alle sfere della salute e dell’alimentazione?

FARE «DEBUNKING» È INUTILE – Il tema è stato al centro dell’intervento di Walter Quattrociocchi, direttore del laboratorio di scienze computazionali presso l’Istituto Alti Studi di Lucca, al Wired Next Fest. Controbattere non nuoce, ma è pressoché inutile. Questa la sintesi del suo intervento. Arginare la diffusione di bufale online e la teoria del complotto – un’operazione che oggi viene definita debunking – è un esercizio che quasi mai dà i risultati sperati. Alla base della conclusione, ci sono due ragioni. La prima è nota come pregiudizio di conferma: «Chi ha un’opinione, tende a selezionare i contenuti che la rafforzano, mai quelli di segno opposto», ha spiegato Quattrociocchi. La seconda altro non è che la conseguenza di un bagaglio di informazioni a disposizione di tutti: di qualità spesso discutibile. Pregi e difetti della rete, che negli anni è riuscita anche a far pesare quanto scritto in alcuni articoli più del giudizio della comunità scientifica. Sempre più spesso, infatti, i ricercatori si ritrovano costretti a essere «interpellati» su notizie prive di un razionale scientifico, senza peraltro riuscire nell’impresa di «smontarle»: chi su una determinata questione s’è già fatto un’opinione, difficilmente tornerà indietro.

MA VALE COMUNQUE LA PENA PROVARCI – Le conclusioni di Quattrociocchi sono la conseguenza di uno studio mirato ad analizzare i comportamenti in rete e pubblicato sei mesi fa. In quel caso, analizzando il comportamento degli utenti su Facebook, gli scienziati hanno scoperto che chi si informa attraverso canali «alternativi» è come se avesse una polarità e quasi mai risulta disposto a fare un passo indietro. Se legge un articolo che supporta le sue convinzioni, è più probabile che clicchi «mi piace» o che lo condivida. Se le informazioni riportate sono opposte ai propri convincimenti, è comunque molto difficile che cambi idea. Così, nell’epoca in cui c’è chi si sforza – dal blogger Paolo Attivissimo allo scienziato «fact checker» Enrico Bucci – di smascherare le bufale della scienza, Quattrociocchi giunge alla conclusione che portare a galla le bufale online può Bufale on line: tra i link che vengono postati su Facebook e Twitter, buona parte contengono informazioni fallacirisultare inutile. Le conclusioni dello studio da lui coordinato sono solide, ma il campione considerato non è comunque rappresentativo dell’intera comunità degli internauti. Motivo per cui conviene insistere sull’informazione di qualità, portando il lettore – nei limiti del tempo a sua disposizione – anche a consultare le fonti. L’informazione online in questo senso è d’aiuto: link e rimandi ad altri siti istituzionali sono d’aiuto, per chi vuole provare a giocare la sfida ad armi pari. L’obiettivo non è convincere il lettore, ma fornirgli tutti gli strumenti per informarsi in maniera adeguata.

Twitter @fabioditodaro

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