Wise Society : A scuola di agricoltura urbana con il progetto Città d’orti
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A scuola di agricoltura urbana con il progetto Città d’orti

Il progetto, ideato da Slow Food Italia, LifeGate e Comart, intende divulgare il modello attraverso la diffusione di realtà urbane, aziendali e domestiche

Mariella Caruso/Nabu
13 febbraio 2017
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Agricoltura urbana: secondo i dati del report Report Ambiente Urbano dell’Istat nel 2015 (l’ultimo anno analizzato dall’Istituto) i capoluoghi che offrono la gestione di orti urbani sono 64 , con un aumento del 27,3% della superficie in quattro anni, per un totale di oltre 1,6 milioni di mq (e di circa 20 milioni di appezzamenti), Image by iStock

Gli appassionati degli orti urbani crescono. Ce lo raccontano alla perfezione i dati del Report Ambiente Urbano dell’Istat. Nel 2015 (l’ultimo anno analizzato dall’Istituto) a offrirne in gestione sono 64 capoluoghi, con un aumento del 27,3% della superficie in quattro anni, per un totale di oltre 1,6 milioni di mq (e di circa 20 milioni di appezzamenti).  Le piccole porzioni di terra gestite dai singoli cittadini o da piccoli gruppi sono disponibili in quasi tutte le città del Nord, in più di due città su tre al Centro (fra cui Firenze e Roma), mentre sono più rari al Sud. Nel Meridione, infatti, meno di una città su cinque danno spazio agli orti urbani, tra i grandi Comuni che si stanno impegnando ci sono Napoli e Cagliari.

Da qui la necessità di capire come si fa a curare un orto. Una “scuola di orti” con tanto di indicazioni, suggerimenti sulle colture più adatte e sulle loro proprietà, per divulgare un modello di agricoltura urbana ormai in costante crescita. È questo lo scopo di Città d’Orti, il progetto ideato da Slow Food Italia, LifeGate e Comart.
I moduli formativi del progetto rientrano in due tipologie: l’orto aziendale  e l’orto domestico o condiviso. Per quanto riguarda le aziende, i partner potranno realizzare per le aziende diversi moduli, tenuti e organizzati dai referenti dell’ufficio Educazione di Slow Food Italia, attraverso i quali i partecipanti potranno imparare concretamente, con le mani nella terra, come dar vita a un orto, conoscere il ciclo delle stagioni e condividere questa esperienza con bambini e familiari.

«L’orto – spiega Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia – ricopre da sempre una grande importanza per la nostra associazione in quanto momento di aggregazione familiare e sociale, in cui si imparano il ciclo delle stagioni, l’importanza del rispetto verso la terra e l’ambiente. E soprattutto si assaggiano prodotti frutto di un’agricoltura sana e sostenibile, che fa bene al pianeta e alla nostra salute. Con Città d’Orti vogliamo coinvolgere sempre più persone e lottare insieme per un cibo buono, pulito e giusto per tutti».

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Agricoltura urbana: il progetto Città d’Orti ideato da Slow Food Italia, LifeGate e Comart prevede due tipologia di koduli formativi, l’orto aziendale e l’orto domestico o condiviso, Image by iStock

Grazie a LifeGate sul cui portale si possono trovare contributi formativi (dalla conquista del terreno messo a disposizione dal comune ai consigli sull’organizzazione di orti su balconi e terrazze), inoltre, è possibile rendere le attività a Impatto Zero, tramite il calcolo, la riduzione e la compensazione delle emissioni di CO2, oltre a valorizzare il ruolo dell’orto nella diffusione di una cultura dell’alimentazione sana e di qualità. La promozione di questa pratica, infatti, contribuisce a contenere il consumo di suolo e a preservare dal degrado le aree verdi presenti tra le superfici edificate, ma anche a perseguire alcune finalità sociali (formative, terapeutiche, di socializzazione e integrazione intergenerazionale e interculturale). «C’è bisogno – dichiara Enea Roveda, ceo di LifeGate – di strumenti che ci aiutino a maturare una consapevolezza più profonda e diretta della connessione tra le nostre scelte quotidiane e gli effetti sulla nostra salute e quella del nostro ambiente. Espandere la cultura e la pratica degli orti urbani, lavorare perché le nostre città siano disseminate di orti non potrà che accelerare questo tipo di consapevolezza ‘attiva’ e, allo stesso tempo, favorire la rigenerazione di spazi naturali in ambito urbano».

L’agenzia Comart, dal canto proprio,  attraverso il modello di Marketing Socio-Territoriale invita le aziende a creare azioni socialmente utili e rilevanti nei territori dei propri consumatori. «Con Città d’Orti – dichiara Filippo Sciacca, fondatore di Comart – si sviluppa la buona pratica dell’orto urbano a livello territoriale. Realizzando delle azioni sostenibili di prossimità  ci muoviamo verso stili di consumo consapevoli e sostenibili. Stiamo vivendo un’evoluzione importante nei comportamenti delle persone e dei consumatori che diventano parte attiva di un processo in cui alle aziende viene chiesto sempre di più di porre attenzione alle esigenze di sostenibilità delle comunità».

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