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«Il volontariato con Amnesty mi ha cambiato la vita»

Nel 2002 Luca Lo Presti ha abbanonato e sue attività per fondare Pangea. Oggi l'associazione aiuta le donne con microcredito in India, Afghanistan e Italia

Mariella Caruso/Nabu
16 novembre 2016
volontariato, pangea, lopresti, amnesty

Fondazione Pangea Onlus, associazione di volontariato

La vita può cambiare quando meno ci si aspetta. Basta un incontro che faccia deviare dal cammino tracciato. Quella del milanese Luca Lo Presti, 53 anni, ha imboccato quella che sarebbe diventata nel tempo la sua strada maestra nei primi anni ’90. «È stato allora che ho iniziato a fare volontariato con Amnesty International, l’incontro con una realtà che non conoscevo, con la violazione dei diritti umani mi ha cambiato», racconta Lo Presti, fondatore e presidente di Fondazione Pangea Onlus, organizzazione che agisce all’interno delle maggiori tematiche relative ai diritti umani e delle donne, nonché alle linee di cooperazione allo sviluppo e di welfare indicate Nazioni Unite e dall’Unione Europea in Italia, India e Afghanistan, i Paesi in cui attualmente opera, incontrato da wisesociety.it a margine del Glamour Beauty Show.

Quando è nata Pangea?

Nel luglio 2002 a Milano perché avevo bisogno di una struttura per dare un aiuto immediato a 260 bambini incontrati in un mio viaggio per Amnesty che rischiavano di essere cacciati da un orfanotrofio in Romania. È stato un attimo, ho detto: “Li adotto io”, ma non avevo idea di quello che stessi facendo. Allora frequentavo la facoltà di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, i professori mi aiutarono a fare un progetto socio-integrativo, la mamma di Vittorio Agnoletto mi mise a disposizione una casa. Io mi trovai ad avere la responsabilità di 260 ragazzini con alle spalle storie di abuso. Oggi non so che fine abbiano fatto, dopo due anni ho dovuto chiudere il progetto perché non avevo più fondi, ma la mia vita è cambiata. Ho lasciato tutto quello che facevo per fondare Pangea.

Cosa fa, nel concreto, Pangea per aiutare chi ne ha bisogno?

Di fatto siamo una piccola fondazione che si occupa di microcredito in Italia, India e Afghanistan. Lavoriamo con le donne perché sono il motore della vita, sono altruiste e i benefici dei nostri piccoli finanziamenti si riverberano sulle loro famiglie. Nel nostro rapporto decennale abbiamo fatto rilevare che il tasso d’insolvenza è soltanto del 2%.

Com’era Luca Lo Presti nella sua vita precedente?

Un uomo affermato che ha sempre lavorato, ho cominciato a 14 anni, infatti mi sono diplomato alla scuola serale, poi mi sono laureato a Zurigo. Nel frattempo ho avviato con alcuni soci degli studi professionali ben affermati in campo dentistico. L’incontro con Amnesty mi ha dato consapevolezza, per un po’ di anni ho continuato a lavorare alternando il lavoro con il volontariato. Poi, dopo aver frequentato l’Afghanistan durante la guerra del 2001, ho capito che non potevo più stare dietro una scrivania. Ho liquidato le mie quote della società e ho cambiato percorso.

Oggi la tendenza è isolarsi nel proprio piccolo mondo chiudendo la porta agli altri, perché secondo lei?

Oggi il progetto principale di ognuno è dare sicurezza economica alla propria famiglia, qualcosa di meraviglioso che anche Pangea promuove partendo dalle donne. Spesso, però, si creano i virus dell’egoismo perché viviamo in un mondo che ti identifica per quello che hai, non per quello che sei.

Quali sono i progetti cui state lavorando attualmente?

In India siamo impegnati in progetti a favore delle donne con disabilità che in quel Paese sono considerate un peso sociale oltre che un’onta per le famiglie nelle quali nascono: oltre alla Casa Pangea di Calcutta abbiamo lanciato “Le parrucchiere di Calcutta” con corsi di formazione per estetista e parrucchiere che permette a queste donne anche di sentirsi belle. In Afghanistan, nell’area urbana di Kabul, c’è il progetto Jamila che permette alle donne con seri problemi di salute di usufruire gratuitamente di visite mediche specializzate e se incinte di accompagnamento a una maternità sicura, e la Casa Pangea Kabul che mira ad allontanare i bambini dalle strade e alle mamme e alle giovani donne della comunità di frequentare corsi scolastici e di formazione finalizzati all’acquisizione di autostima e indipendenza.

E in Italia?

In italia quella del microcredito è una strada difficile e si traduce spesso in un costo. Operiamo in favore delle donne vittime di violenza e dei loro bambini che assistono alle violenze, ci occupiamo di formazione nei centri antiviolenza nei quali mancano fondi per l’accompagnamento legale e psicologico. La nostra mission è dare un futuro a queste famiglie normalizzando il rapporto tra mamma e bambino che è inficiato dal fatto che molti bambini considerano queste mamme colpevoli delle loro sofferenze.

Quanto vi danneggiano le truffe perpetrate da raccolte fondi non troppo limpide?

Tantissimo. Mi capita spesso di sentirmi dire: “Come faccio a sapere dove finiscono i miei soldi?”. Da parte nostra abbiamo un bilancio pubblico e un conto corrente separato per ogni progetto. In questo modo chi decide di aiutarci sa sempre dove sono finiti i suoi soldi e come sono stati utilizzati.

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