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Red Canzian: «Essere vegano mi ha salvato la vita»

Il musicista, per quasi 50 anni nei Pooh, è vegetariano dal 1996 e vegano dal 2009. Ha raccontato la sua esperienza in un libro scritto con la figlia cuoca che riscopre la vocazione vegana della cucina italiana

Mariella Caruso/Nabu
3 aprile 2017

“Ma perché uno come te decide di diventare vegano?”. È questo l’incipit di Sano vegano italiano. Red Canzian, classe ’51, ha scelto la domanda che più gli viene rivolta per aprire le 105 pagine di sua competenza del volume scritto con la figlia Chiara, nata nel 1989, cuoca vegetariana e vegana che ha raccolto 50 ricette, dieci per stagione e dieci di dessert. «Il mio desiderio è prendere per mano il lettore e accompagnarlo nel mondo vegano pian piano, con un confronto positivo che lasci spazio alla comprensione reciproca, anche con chi non la pensa come me», spiega Canzian.

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Red Canzian è vegano dal 2009 e sua figlia Chiara è una cuoca vegana, foto di Alessandro Carlozzo

Il titolo del libro: Sano vegano italiano è un suo modo di definirsi o un invito a riflettere?

È un modo semplice per dire che esiste un’alimentazione italiana naturalmente vegana e quindi sana. Non ho alcuna intenzione di fare proselitismo, ma soltanto di parlare del mio punto di vista.

Nel libro racconta i passi della tua scelta: ha cominciato per questioni salutistiche o etiche?

Ho cominciato il mio cammino verso il vegetarianismo per questioni di salute. Fino al 1996 mangiavo di tutto, durante il tour estivo ebbi una ventina di coliche renali provocate da un calcolo radio trasparente dell’acido urico che si accumulava nelle urine a causa del consumo di carne. Quest’ultimo mi dava anche altri problemi: ricordo una cena a Firenze a base di bistecche di chianina cotte alle brace alla quale segui una notte insonne. Dopo il bombardamento del calcolo il medico mi consigliò di evitare la carne. Lo feci e da quella volta, evitando di mangiare carne, insaccati e riducendo al minimo il consumo di formaggi, non ebbi più problemi.

La scelta vegana, invece, quando l’ha fatta?

Tredici anni dopo, nel 2009. Anche se avevo eliminato la carne continuavo a mangiare il pesce anche perché ero un pescatore. Un giorno pescai una trota e dopo aver portata a riva, la presi tra le mani, la guardai e la lasciai andare. Da quel momento non ho più mangiato nulla di origine animale per questioni etiche. È stato un percorso naturale che mi ha fatto stare meglio.

È vero che l’essere vegano le ha salvato la vita?

Due anni fa sono stato molto male a causa di una dissezione aortica. Le mie arterie, però, grazie alla loro pulizia dovuta alla mia alimentazione hanno assorbito bene l’onda d’urto facendomi arrivare vivo in sala operatoria.

Lei ha detto di non voler fare proselitismo e di non voler fare crociate contro gli onnivori. Il suo è un veganismo anomalo?

Se ci si pensa l’integralismo non è mai stato foriero di nulla di buono. Mille anni fa quest’integralismo portò alle Crociate, adesso ci sta conducendo ad altre crociate che non sono meno pericolose di quelle di allora. Sono convinto che nessuno abbia la verità in tasca ed essere troppo radicati nelle proprie idee non permette il confronto che solitamente porta a un avvicinamento reciproco. Quindi ritengo che se con i miei ragionamenti riuscissi a far riflettere qualcuno fino a fargli cambiare il suo modo di alimentarsi, così com’è successo con metà della mia famiglia, sarei già contento.

La lettura del libro può concretamente aiutare?

Può essere un incentivo a nutrirsi in maniera più sana. Leggerlo può aiutare a mangiare in modo più naturale. Oppure a rallentare i ritmi della propria vita attraverso una scelta che è etica, salutistica e, al contrario di quanto di possa pensare, si basa sulla tradizione alimentare italiana.

Esiste una tradizione vegana in Italia?

Indubbiamente sì. Caponata siciliana, purè di fave con le cicorielle pugliesi, pappa al pomodoro, ribollita toscana sono ricette che nascono già vegane. Mia figlia Chiara, che ha fatto anche uno stage da Pietro Leeman, ha recuperato questi e tanti piatti naturalmente vegani tipici della tradizione. Inoltre ne ha adattati altri correlando il volume con 40 ricette stagionali e 10 di dolci.

Il veganismo non è solo una scelta alimentare. Quali altri dettami segue?

Per esempio non indosso nulla che abbia origine animale, ma ormai ci sono ottime scarpe senza pelle e cuoio.

Qual è il suo primo consiglio nutrizionale?

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La copertina del libro di Red e Chara Canzian “Sano vegano italiano”,

Ne voglio dare uno universale, che a prescindere dalla propria alimentazione dovrebbero
seguire tutti: mangiare prodotti stagionali e del proprio territorio. Un aiuto concreto alla sana alimentazione che si traduce in un significativo star bene fisicamente e psicologicamente.

Cioè?

Poter mangiare con serenità, senza che alcun essere vivente soffra per permettermi di vivere è qualcosa che mi fa star bene. Oggi non riuscirei mangiare scampi o ostriche ancora vive, si tratta di atti di una violenza incredibile che non riuscirei mai più ad affrontare.

Qual è la sua ricetta della salute?

Un bicchiere di acqua calda con un limone spremuto appena alzato; poi frutta secca, mirtilli, latte di mandorla o riso; pasta o riso con verdure a pranzo; zuppa o muscolo di grano alla sera. E per dessert ricotta di mandorle, in assoluto il mio piatto preferito: una via di mezzo tra un caprino e un brie di cui faccio scorpacciate dopo averla spalmata sul pane.

 

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