Wise Society : Vandana Shiva: cibo sano, biodiversità, lotta alla fame. Parole per salvare la Terra
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Vandana Shiva: cibo sano, biodiversità, lotta alla fame. Parole per salvare la Terra

Dire basta al saccheggio delle risorse e liberarsi dalla schiavitù del consumismo. Le fondamentali regole della nota scienziata e ambientalista indiana per far pace con il Pianeta

Vincenzo Petraglia
9 luglio 2012

Vandana ShivaLa scienziata e ambientalista indiana Vandana Shiva, tra i massimi esperti internazionali di ecologia sociale, è diventata negli anni un punto di riferimento a livello mondiale per tutti quelli che si battono per una società non più fondata sull’uso smodato delle risorse naturali e il profitto indiscriminato.

In quest’intervista ci spiega quali possono essere, secondo lei, le vie d’uscita da un modello di sviluppo che fa ormai acqua da tutte le parti con un inevitabile riferimento anche agli interessi delle multinazionali, agli Ogm e a tutte le ingiustizie e ai problemi che da essi dipendono.

Le conseguenze di una falsa crescita

 

 

Lei da tempo sostiene che l’umanità, seguendo l’attuale modello di sviluppo, ha reciso il suo rapporto con la natura e la terra. Con quali rischi?

L’attuale modello si basa sulla tanto declamata crescita economica, una crescita però cieca ai bisogni ecologici e sociali, che invece di far progredire la società, la porta a regredire. La crescita economica non è un indicatore assoluto e affidabile del reale benessere sociale. Il Bhutan (un piccolo stato dell’area himalayana, ndr), per esempio, ha messo a punto la cosiddetta “Felicità Interna Lorda” al posto del consolidato “Prodotto Interno Lordo” e credo che questo sia un approccio molto lungimirante.

 

Perché preserva le ricchezze naturali e i valori culturali, base imprescindibile per un vero sviluppo sostenibile. Purtroppo nel mondo ancora non si riesce a capire l’importanza di tutto ciò e si continua a promuove una crescita basata sul saccheggio delle risorse della terra che sta distruggendo il futuro del pianeta. C’è, quindi, ancora molta strada da fare.[correlati editoriale tipo=’intero’]

 

Colpa della globalizzazione?

La globalizzazione, benchè nata dall’idea di un progetto di cooperazione globale, non ha fatto altro che accentuare la povertà e confinare un numero sempre maggiore di persone in condizioni di indigenza.

Per esempio, oggi l’India cresce del 9 percento annuo, ma se lo fa pagando un prezzo molto alto: è diventata la capitale della fame e la fame vuol dire povertà. Di questo nessuno parla, si dice sempre del suo ragguardevole tasso di crescita ma si tace sui tantissimi bambini che muoiono ogni giorno per malnutrizione.

La globalizzazione modifica l’economia dei Paesi attraverso un nuovo sfruttamento delle risorse presenti da parte delle grandi multinazionali e ciò danneggia il sistema produttivo delle economie locali. Sono le multinazionali che stanno provocando la fame nel mondo, mentre sono proprio loro a dichiarare ufficialmente di volerla eliminare.

Globalisation, foto di Lefteris Heretakis/flickr

 

Confidare nell’azione dei giovani

 

È ottimista riguardo al futuro?

Indignazione popolare in marcia, foto di empanada_paris/flickrNonostante tutto sì, perché l’approccio teso a depredare le risorse del pianeta appartiene a pochi, a quelle realtà multinazionali che traggono profitto appunto dalla situazione attuale, mentre il 99 percento della popolazione mondiale non lo condivide.

La povertà è oggettivamente misurabile nei termini di quanto cibo mangi, quanta acqua potabile hai a disposizione, quanto stanno bene i tuoi bambini. E purtroppo oggi nel mondo sono oltre un miliardo le persone che soffrono la fame mentre altri due miliardi di individui soffrono di malattie collegate all’alimentazione come obesità, diabete, ipertensione e tumori. Squilibri che sono il segno evidente che c’è qualcosa che non va.

Confido nelle tante persone che non hanno paura di dire la verità e conto molto sui giovani, che incito a riunirsi in movimenti di protesta e di azione, come avvenuto, per esempio, col popolo degli Indignados, affinché le cose possano finalmente cambiare.

 

Quali le vie d’uscita possibili?

Bisogna invertire la convinzione, che è alla base del sistema occidentale, che i soldi contano più degli esseri umani e della terra. La natura oggi viene vista solo come un qualcosa da sfruttare per interessi economici senza capire che se la proteggessimo ci darebbe ancora di più. La violenza contro il suolo, la biodiversità, l’acqua, l’atmosfera, i piccoli coltivatori produce un sistema alimentare che non è virtuoso, ma che anzi genera nuove povertà.

Spesso si sente parlare di siccità ma il 60 percento dell’acqua mondiale viene assorbita dall’agricoltura e gran parte di essa viene usata per lavare via le sostanze chimiche. Se cambiassimo sistema avremmo molta più acqua a disposizione per usi di più vitale importanza, visto che nel mondo si muore ancora moltissimo per la mancanza d’acqua potabile. Fare in qualche modo pace con la Terra, mai come oggi, è diventato un imperativo di sopravvivenza per la nostra specie.

Di fronte a noi ci sono due scenari: proteggere i piccoli produttori e le economie locali, preservando quindi biodiversità e cibi sani, oppure distruggere tutto questo, dipendendo quindi sempre di più dagli alimenti industriali e dal cibo “spazzatura”, dannoso per la salute, che rappresenta la fonte principale di arricchimento delle grandi aziende operanti nel mercato alimentare globale.

 

Combattere contro gli ogm, inutili e dannosi

 

Questo discorso si lega molto agli Ogm, sul cui utilizzo lei è in forte disaccordo…

Certamente, perchè la loro commercializzazione si basa su alcune grosse bugie. La prima è quella che afferma che i geni decidono come un organismo si comporta in natura. Non è così perché a farlo è l’epigenetica (quindi l’interazione dei geni con l’ambiente, ndr). La seconda è la convinzione che tramite gli Ogm si possano produrre maggiori quantitativi di cibo.

Tutte le ricerche dimostrano, infatti, che non ci sono incrementi nelle rese delle coltivazioni e l’unico effetto che hanno è quello di far aumentare i prezzi. Infine la menzogna secondo la quale usare gli Ogm comporta una riduzione dell’uso degli agenti chimici. In realtà è il contrario, in quanto è aumentato l’utilizzo sia di erbicidi che di pesticidi, e la cosa peggiore è che questo ha generato “super” erbacce e “super” insetti sempre più resistenti e pericolosi. Per cui, e qui parlo da scienziata, se uno strumento, come appunto gli Ogm, è inefficace, va semplicemente buttato via per far posto a qualcosa di più utile.

Image by © Jim Richardson/CORBIS

Prendersi cura del benessere di tutti

 

 

Ma allora perchè si persevera su questa strada?

Attivisti di Greenpeace in corda doppia da un silo di un importatore di sementi italiana nell'Adriatico settentrionale città di Ravenna. - Image by © Giorgio Benvenuti/epa/CorbisPerché è nell’interesse delle multinazionali di cui si parlava prima, in particolare di quelle che operano nel settore delle sementi Ogm. A loro conviene mantenere in vita questo mercato per le royalties che ricevono per l’utilizzo delle loro sementi brevettate.

Per far questo mettono in atto corruzione e grandi pressioni lobbistiche in favore delle loro attività. E con i loro soldi purtroppo riescono spesso a corrompere anche colleghi del mondo scientifico, che pubblicizzano, per mero danaro, qualcosa che sanno perfettamente essere antiquato e inefficiente.

Gli studi fatti su tutte le tecnologie oggi a disposizione dimostrano un dato incontrovertibile: le tecniche ecologiche sono le uniche capaci di incrementare la sicurezza degli alimenti proteggendo allo stesso tempo l’ambiente.

 

Da dove bisognerebbe ripartire per creare una società un po’ più saggia rispetto a quella in cui viviamo oggi?

Penso che una società più saggia sia quella che si fonda sul prendersi cura del benessere di tutti, non solo di quello di pochi. Il che vuol dire benessere dell’uomo, delle generazioni future, delle specie animali e vegetali. Ogni cosa che facciamo dovrebbe essere misurata in relazione all’impatto che avrà sulla settima generazione. Un approccio del genere risolverebbe moltissimi problemi attuali.

Per realizzarla, questa società saggia, dovremmo imparare a liberarci innanzitutto dell’illusione della crescita, cominciando invece a misurare cose reali, quindi la vita delle persone, il lavoro, il cibo, la terra e i suoi prodotti. E poi dovremmo finalmente scrollarci di dosso l’idea che gli essere umani hanno come unica funzione quella di consumare spazzatura. Concepire l’uomo come mero consumatore ha ridotto di moltissimo il nostro potenziale, ci ha resi schiavi di un’economia globale che sta distruggendo le nostre vite e il nostro futuro.

Dobbiamo capire che il consumismo è schiavitù e solo svincolandocene e cercando nuovi modi di vivere e pensare possiamo trovare la nostra liberazione, dando così vita a un mondo nuovo, migliore di quello attuale.

Navdanya

 

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