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Usato antispreco: con “Ri-store” si risparmiano soldi e risorse

Paolo Manzoni, racconta la nascita della "boutique online del come nuovo" che vende prodotti ricondizionati e garantiti. Per fare impresa, promuovendo la cultura del riuso

Lia del Fabro
18 luglio 2012

Paolo ManzoniNessuna crociata anticonsumista, ma semplicemente la volontà di proporre un diverso approccio all’acquisto dei prodotti di uso quotidiano. Paolo Manzoni qualche mese fa, con la collaborazione di Luca Mortara (esperto di marketing strategico) ha concretizzato questa idea nel portale Ri-store, il primo in Europa, proponendo una modalità di vendita che altrove, ad esempio negli Usa, riscuote un largo successo.

Si tratta di ricollocare sul mercato prodotti usati dopo che aziende e società di artigiani li hanno rimessi a nuovo e forniti di garanzia. Con la soddisfazione, per il consumatore, di aver risparmiato un bel po’ di soldi e aver contribuito con un piccolo gesto alla riduzione degli sprechi e, non da ultimo, a sostenere un mestiere ormai in disuso, quello dell’artigiano.

L’obiettivo dichiarato, come spiega Manzoni in questa intervista, è quello di coniugare un business imprenditoriale, che contribuisca a comportamenti da parte dei consumatori più compatibili con il mantenimento dell’ambiente, insieme con un modo per attenuare gli effetti recessivi della crisi economica in corso.

Garantire alle merci una nuova vita

 

Come è nata Ri-store?

ri-store.itSiamo partiti prendendo ispirazione dal mercato dell’auto: in possesso di una garanzia, è ormai consuetudine accettata da tutti che un’auto usata sia riammessa in vendita. Ci siamo chiesti perché non consentire anche ad altri prodotti nuovi cicli di vita.

In molti altri paesi, come gli Stati Uniti, i prodotti ricondizionati, cioè ripresentati sul mercato con una garanzia, sono molto richiesti dai consumatori. Il nostro obiettivo è di tipo imprenditoriale ma sotto c’è la volontà di proporre nuovi modelli di consumo, attraverso iniziative diverse, che vedono come punto centrale la nostra sede di Milano in via Foppa 49.

Il progetto centrale e quello che ci assorbe di più, è di riunire e presentare tutta una serie di artigiani che già facevano per conto proprio il ricondizionamento dei prodotti. Con loro, come prima iniziativa di Ri-store, abbiamo partecipato a Fai la cosa giusta, manifestazione sui comportamenti virtuosi tenutasi a Milano nella primavera scorsa.  E poi i contatti continuano sul nostro sito per consentire ai consumatori di accedere ai beni ricondizionati.

Come funziona il portale?

Un caso esemplare è quello dei computer. Le società affiliate al nostro portale ritirano dalle grandi aziende, che ne dismettono in notevoli quantità, pc tecnologicamente superati. Altre aziende presenti sul mercato, penso ad esempio alle autoscuole, hanno necessità diverse che non sono quelle dell’innovazione e della qualità elevata a tutti i costi.

Piuttosto, per le caratteristiche della loro attività, le autoscuole hanno l’esigenza di disporre di postazioni in numero elevato. Nel sito di Ri-store, cliccando sull’icona pc, potranno acquistare on line i prodotti ricondizionati dai nostri soci. Questo attribuisce al prodotto un nuovo ciclo di vita.

Riscoprire il lavoro artigianale

 

Ci sono requisiti particolari che richiedete agli artigiani?

Non ci sono particolari requisiti, ma il nostro è un sito di affiliazione e noi selezioniamo quelle aziende che riteniamo abbiano un comportamento coerente con la nostra filosofia. La vera differenza della nostra attività, rispetto al semplice “usato”, è che si offrono prodotti ricondizionati dagli artigiani affiliati che devono essere in grado di fornire anche una garanzia.

Che ruolo hanno all’interno del vostro progetto gli artigiani?

Gli artigiani appresentano la cultura del nostro modello di business, trade union tra passato e futuro: questa figura professionale esiste da sempre e con Ri-store abbiamo voluto valorizzarla. Portare questo tipo di offerta sul mercato significa anche educare il consumatore e ricordargli che la funzione dell’artigiano è nobile. Il nostro sito è proprio un modo per accendere i riflettori sul gesto dell’artigiano che ha valenza economica magari piccola ma importante dal punto di vista culturale.

Foto di Woodleywonderworks/flickr

I vantaggi: dal prezzo basso alla difesa dell’ambiente

 

Che filosofia c’è sotto la vostra iniziativa?

Image by © Ian Nolan/Image Source/CorbisNella situazione di crisi economica, l’offerta di beni ricondizionati significa portare sul mercato un prodotto a un prezzo inferiore rispetto a quello di mercato. Ciò consente a una fascia di consumatori, impoveriti dalla crisi, di accedere ancora a determinati beni. Il nostro è un consumo che sostiene il mercato, anche in tempi di recessione con una funzione economica virtuosa. Il limite attuale è che il nostro progetto, essendo in fase iniziale, ha dimensioni ancora contenute soprattutto sul lato dell’offerta.

Che cosa frena la diffusione di un consumo con queste caratteristiche?

Il tipo di domanda che noi sosteniamo con il nostro progetto, si scontra con il consumo di scala. Anche se il nostro non è un business che si oppone a quello delle grandi aziende.  Pensiamo a un prodotto come l’elettrodomestico, che oggi quando si rompe quasi nessuno ritiene sia più conveniente riparare. Sfido chiunque a trovare sotto casa un negozio che aggiusta i televisori, come esisteva una volta.

Le case di produzione negli ultimi anni hanno preferito posizionare sul mercato elettrodomestici di fascia molto bassa per quel che riguarda il prezzo, e anche la qualità, lasciando il costo dello smaltimento sulle spalle della collettività. Ora le normative sono cambiate: le aziende produttrici sono responsabili dello smaltimento e il nuovo costo a loro carico mette in crisi questo modello di sviluppo perché erode i margini di guadagno.

Dove può portare questo processo?

Per il produttore sarebbe più conveniente a questo punto puntare su un bene con un ciclo di vita più lungo e quindi di più elevata qualità. Così si taglierebbero fuori i consumatori più deboli, di profilo più basso, che però potrebbero rientrare sul mercato dei consumi ricorrendo ai beni ricondizionati.

Se la nostra logica fosse più diffusa, significherebbe: imprimere uno stimolo al prodotto di qualità, dare nuova vita a beni usciti dal mercato e aiutare a far riemergere e dare valore al mestiere dell’artigiano. Riparare diventerebbe così un gesto economico significativo, e non solo di tipo emotivo. Ma non solo.

Rallentare il bisogno di dismettere un prodotto risponde, oltre che a esigenze economiche e ambientali, anche a un principio etico. Pensiamo allo smaltimento di un prodotto come il computer, che spesso è semplicemente riversato nei Paesi in via di sviluppo dove il recupero nelle discariche avviene coinvolgendo anche minorenni, secondo modalità inaccettabili per la nostra coscienza civile.

Vanno forte cellulari e biciclette

 

Quali sono i vostri prodotti più richiesti?

Image by © Ye Shuhong/Xinhua Press/CorbisOltre al computer, grande riscontro ha il telefonino che una società affiliata al nostro sito acquista, ritira, ricondiziona e rivende sull’esempio di quanto avviene negli Usa, dove i fatturati su questo tipo di attività sono misurati in milioni di dollari. Un altro prodotto che funziona è la bicicletta: Ri-store sostiene una piccola realtà di ragazzi che recupera biciclette dalle discariche, smonta i pezzi meccanici spesso di elevata qualità e li rimonta rimettendo sul mercato una bicicletta fornita di garanzia. Poi abbiamo una sarta marocchina esperta di restyling che è stata chiamata anche in Tv.

Ancora, va molto bene un’azienda bergamasca che rivende le classiche Vespe originali rimesse a nuovo. L’obiettivo futuro è di aumentare l’offerta in termini di diversificazione dei prodotti e delle quantità disponibili attraverso nuovi affiliati, anche perché l’interesse, misurato dai contatti e dalle richieste che abbiamo, è molto forte.

Un prodotto che ad esempio manca, ma che mi piacerebbe molto proporre, è quello degli elettroutensili, che nei paesi anglosassoni va fortissimo e dove spesso sono le stesse aziende produttrici che rivendono, ricondizionati, i loro utensili. Se abbiamo bisogno di una pialla elettrica da usare un numero limitato di volte per il nostro bricolage, perché non acquistare questo tipo di prodotto proveniente da aziende che ne fanno un uso professionale e ricondizionate dallo stesso produttore?

In media quanto costano i vostri prodotti rispetto al prezzo pieno?

Il riferimento è il mercato dell’usato a cui siamo sostanzialmente allineati. I nostri prodotti rivenduti con garanzia presentano uno sconto che varia dal 5 al 10 percento in più rispetto al semplice usato.

Come siete riusciti a farvi conoscere?

Per cercare di emergere nel “mare” di internet, i siti devono essere sostenuti in modo efficace. Ecco perché, oltre a presentare i prodotti nelle manifestazioni come Fai la cosa giusta, ci sembra importante trovare sinergie con operatori del consumo etico che rispecchiano la filosofia di Ri-store e che appoggiano la nostra iniziativa. Per affermare questo modello di consumo ci vuole sicuramente del tempo, ma l’importante è che il segnale si diffonda.

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