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Tokujin Yoshioka: il design? Meglio far parlare le emozioni

Di poche parole. Il designer giapponese non ama dare una definizione del suo lavoro. Parlano più chiaro le sue opere. Fatte di fibra, carta o cristallo, sono studiate per creare stupore e invitare lo spettatore a entrare in una sfera più immaginativa. Per portare il sogno nella quotidianità

Chiara Bondioli
14 maggio 2010

Tokujin YoshiokaDesigner o artista? Lui non ama essere etichettato, ma il fatto che nel 2007 sia stato premiato come designer dell’anno a Design Miami, la rassegna internazionale di design a tiratura limitata, la dice lunga sul suo lavoro. Che non ha nulla a che vedere con la produzione industriale in serie; piuttosto Tokujin Yoshioka può essere definito un poeta più interessato a comunicare emozioni che non a studiare la funzionalità di un oggetto. Con una continua ricerca su forme e materiali per raggiungere risultati sorprendenti e inediti. Basta pensare alla poltroncina Pane Chair, in fibre cotte al forno e alla sua opera prima ovvero Honey-pop chair, fatta di carta e malleabile al punto da prendere la forma del corpo. Oppure all’installazione fatta per Lexus di un’architettura in fibra, massima espressione di innovazione secondo Yoshioka, in quanto incarna leggerezza e forza allo stesso tempo.

Cresciuto alla scuola dello stilista Issey Miyake, Yoshioka è una persona riservata che non ama parlare di sé, come si può vedere dalle risposte “essenziali” di questa intervista, forse perché pensa che le parole non abbiano neanche un briciolo della forza emozionale suscitata dalle sue opere. Quest’anno ha realizzato un lampadario-scultura per la collezione Crystal Palace di Swarovski.

 

Come è nato il suo progetto per Swarovski?

 

L’ho chiamata stella ed è un cristallo che si evolve che si trasforma piano piano.

Non ho pensato di realizzare un design di un lampadario ma di una vera e propria stella che evolve e cresce. Come in natura.

Tokujin Yoshioka

Si ritiene più designer o artista?

 

Non ritengo di connotarmi in una categoria. Opero senza dovermi definire per forza un designer o un artista. Sono entrambi.

Quello che mi preme di trasmettere è è soprattutto legato alle emozioni, alle sensazioni che suscito con le mie opere.. Vorrei che il messaggio fosse espresso non tanto dalla materialità dell’oggetto quanto dall’emozione che esprime.

 

Qualità di un oggetto di design?

Meraviglia e l’emozione

 

 

Un progetto prediletto?

La sedia in carta, Honey-pop chair, che ha fatto all’inizio della sua carriera.

 

 

 

 

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