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Thomas Mur: «Costruire ecologico si può, ma in maniera olistica»

Il direttore di Fiera Bolzano, parla di Klimahouse e racconta la sua idea in fatto di edilizia green e di futuro in chiave ecosostenibile

Vittorio Gabrielli
2 dicembre 2015

Thomas Mur, chiusa la rassegna ComoCasaClima con numeri positivi, è proiettato sul prossimo Klimahouse, che aprirà i battenti il prossimo 28 gennaio 2016. Giunta alla sua undicesima edizione, è la punta di diamante di Fiera Bolzano, ente del quale Mur è divenuto a settembre 2015 il nuovo direttore subentrando a Reinhold Marsoner, tra gli ideatori e promotori proprio della fiera internazionale per l’efficienza energetica ed il risanamento in edilizia, la prima nel suo genere.

ComoCasaClima 2015 Foto: Marco ParisiQuarant’anni, esperto di comunicazione e marketing digitale, con un passato da responsabile di progetto nel settore dello sviluppo elettronico per grandi gruppi industriali (tra cui Audi e Volkswagen), ci spiega che il suo background digitale avrà certo un peso specifico nelle decisioni e nel futuro dell’ente, a cominciare proprio da Klimahouse. Ma ci tiene a sottolineare, prima di tutto, che l’elemento umano sarà ancora il valore aggiunto: «Una fiera sarà sempre improntata come evento in cui le persone sono al centro, pur potenziando la sfera social e web. Daremo quindi ampio spazio e occasione agli incontri face-to-face, aspetto sempre più importante. Pur trascorrendo tempo sul web e sui social network, le persone hanno bisogno di contatti personali».

Costruire in chiave ecologica e sostenibile è da sempre un concetto centrale di Klimahouse. Ma cosa significa di preciso?

Personalmente lo intendo come un concetto a 360 gradi, olistico. Faccio un esempio: un paio di settimane fa ho visitato un’azienda vinicola, improntata sul metodo biodinamico, attenta ad aspetti che vanno oltre il semplice risparmio energetico o l’uso di energie rinnovabili. Questa realtà pone attenzione anche all’impiego di rovere per le botti preso da alberi coltivati appositamente sul territorio, dando importanza anche all’aspetto locale. Quando si parla di costruire sostenibile entrano in gioco diversi fattori, tra i quali l’energia grigia (la quantità di energia necessaria per produrre, trasportare fino al luogo di utilizzo, e smaltire un prodotto o un materiale), che porta all’utilizzo o al recupero di materiali in loco, fino ad arrivare al concetto di alta qualità abitativa, anch’esso legato intimamente alla sostenibilità. Se vivo piacevolmente in una casa, costruita bene, tenderò a sentirla mia, a trascorrerci magari tutta la vita e a trasmetterla a mio figlio e alle generazioni che verranno. È un’idea, quindi, di sostenibilità che va oltre la pura efficienza energetica.

Klimahouse non è solo una fiera, ma un modo di pensare che ha nelle sue radici la certificazione CasaClima. Quali analogie e differenze principali si possono evidenziare con il protocollo Leed e simili?

In un convegno svolto a ComoCasaClima, in cui si è parlato proprio di questo aspetto, si è evidenziato un denominatore comune: tutti questi protocolli hanno come obiettivo la qualità abitativa, puntando sulla sostenibilità e guardando al futuro. Se mi si passa un termine di confronto, è come se si andasse a paragonare tre modelli di automobili di case costruttrici di alta gamma: ciò che emerge, su tutto, è la qualità costruttiva e la visione comune, pur con tutte le debite differenze.

Si parla molto di edifici nZEB (energia quasi zero) e del loro ruolo nel futuro dell’edilizia: secondo lei quanto occorre fare a livello pubblico e privato per rendere più ampia e condivisa una concezione di edilizia “virtuosa”?

Credo che già gli incentivi pubblici possano aiutare in questo senso; accanto serve, a mio avviso, anche la necessità di rendere cogenti norme che portino a utilizzare un certo tipo di edilizia (in termini di costruzioni ex novo, ma anche di riqualificazioni) che tendano all’obiettivo nZEB prima possibile. Altrettanto importante è diffondere le informazioni in modo che fin nelle scuole si parli di questi temi. E poi sappiamo tutti che i costi energetici a medio e a lungo termine continueranno ad aumentare e quindi è necessario puntare su soluzioni abitative capaci di generare forti risparmi o addirittura arrivare a case attive, capaci addirittura di crearne di energia, è l’obiettivo cui dobbiamo tendere.

Il mercato residenziale è pronto, maturo per ragionare in termini di bioedilizia e, comunque a un cambio di mentalità?

Sicuramente serve l’energia positiva che in questi ultimi anni è mancata complice la crisi economica. È quindi necessaria una ripresa in questo senso perché la bioedilizia possa riprendere vigore e arrivi a diffondersi in maniera più capillare.

Quanto intendete ancora fare come Fiera Bolzano per diffondere il tema dell’efficienza energetica nell’edilizia?

Sappiamo bene che la nostra responsabilità principale è quella di puntare al risparmio e all’efficienza energetica. Per questo dovremo impegnarci per diffondere questi concetti il più possibile proprio per renderli più chiari e conosciuti. Facendo in modo che gli architetti, gli ingegneri e tecnici migliori, le università e i centri di ricerca più autorevoli possano intervenire e far sentire la loro voce e mettendoli in connessione tra loro per favorire sviluppi fecondi in materia.

Uno dei punti forti di cui Klimahouse è quello di aver posto in evidenza da subito l’aspetto del risanamento in edilizia. Che opportunità si aprono in tal senso per il mercato?

C’è poco spazio per il nuovo, specie in Italia. Quindi la strada da percorrere è quella della ComoCasaClima 2015 Foto: Marco Parisiriqualificazione dell’esistente. Ma l’azione di riqualificare va fatta con un certo criterio, specie negli edifici di interesse architettonico, urbanistico e paesaggistico, preservando l’identità originaria della struttura.

Quali sono i programmi futuri di Klimahouse in termini di iniziative mirate a una maggiore diffusione e visibilità dei temi chiave?

Quello che vogliamo portare avanti con Klimahouse, oltre a promuovere occasioni di contatto tra espositori e visitatori, è la parte dedicata alla formazione, con iniziative e convegni che pongano l’accento sul lato tecnico. Dall’altra parte vediamo Klimahouse sempre più come una community dove il contatto sia sempre più informale, con aperitivi dedicati e altri momenti post fiera, utili per sviluppare relazioni significative.

Porteremo avanti gli eventi itineranti: segnalo, a proposito, che torneremo a Firenze e stiamo valutando un altro evento al Sud Italia, che annunceremo in occasione di Klimahouse 2016. Il meridione offre spunti molto interessanti, specie per le necessità legate al raffrescamento e al risparmio energetico.

Quale pensa sarà la sua impronta nel futuro di Klimahouse? Su quale aspetto punterà maggiormente?

All’interno di Fiera Bolzano c’è chi segue da anni l’evento e lascio loro mano libera perché riconosco la loro competenza. Sarà importante lavorare in ottica di team, cercando di porci le domande giuste e lavorando sullo sviluppo di questa formula fieristica perché sia sempre in grado di fornire le risposte più giuste.

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