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Steve McCurry: il futuro tra creatività occidentale e saggezza orientale

Onestà, rispetto, compassione e creatività. Il fotografo americano racconta i valori di Oriente e Occidente. La persona che non dimenticherà mai. La foto che non ha avuto la forza di scattare. E un progetto per il futuro. Al quale non potrebbe più rinunciare

di Chiara Bondioli
27 novembre 2009

Steve McCurry, foto di Claudio PiovesanaGli occhi delle persone che ritrae esprimono pura poesia. Di quanto tempo ha bisogno per realizzare uno shooting?
Qualche volta è molto veloce, un solo momento; altre volte ci impiego un’ora o un intero pomeriggio. Lo scatto può essere immediato o non succedere mai. È questione di feeling, di chimica tra me e le persone.

Una volta ha detto: “ogni ritratto ha una storia”. Qual è la storia che l’ha più colpita?
Ho fotografato decine di migliaia di persone in tantissimi Paesi del mondo, tante di loro mi hanno colpito profondamente. È difficile dire quale sia stata la più significativa. Penso comunque che, tra tutte, la figura che ha segnato in modo decisivo la mia memoria sia il premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi. La incontrai in Birmania nel 1996 quando era stata condannata agli arresti domiciliari. Sono stato con lei due giorni. Mi ha affascinato la sua duplicità: da un lato mi sono trovato di fronte una donna molto femminile, elegante, che emanava una grazia speciale. Dall’altra una persona forte, di grande carattere, determinata a infondere coraggio al suo popolo: sì, devo dire che delle persone che ho incontrato nella mia vita è senza dubbio quella che più mi ha colpito.

Foto Steve McCurryIl viaggio per lei cosa rappresenta?
Il viaggio è in qualsiasi esperienza. Dobbiamo esplorare, osservare questo mondo. La vita è un continuo processo di apprendimento.Nella sua professione ha avuto l’occasione di vedere cose meravigliose e terribili.

Quando torna, le esperienze che ha vissuto in che modo influenzano la sua vita quotidiana?
Quando vedi guerre, uccisioni, ti senti come un sergente che ha perso degli uomini in un’operazione di guerra: sai che devi andare avanti, devi continuare, cercare che tutto quello che hai visto e provato sulla tua pelle non ti sconvolga la vita e anzi ti aiuti a capire meglio la tua quotidianità.

Quando tornò dal suo viaggio dal Tibet il 10 settembre del 2001, la mattina dopo dalle finestre del suo studio vide i due aeroplani entrare nelle Torri Gemelle. Cosa provò?
La mattina dell’11 mi alzai. Ero ancora un po’ frastornato dal jet lag, andai nel mio studio e mentre stavo lavorando ricevetti una telefonata da un amico che mi avvisava che le torri del World Trade Center stavano bruciando. Sconvolto e in preda a un forte stato di shock andai sul tetto di casa mia con la macchina fotografica, iniziai a scattare le immagini e in quel momento vidi le torri crollare. Quando il fumo si diradò, non riuscii a credere che quello che stavo vedendo fosse vero: le torri non c’erano più. Un incubo. Presi la macchina e andai verso la zona del World Trade Center, quasi avessi un pilota automatico dentro di me. Passai lì tutto il giorno e il giorno dopo, finché la polizia mi disse di allontanarmi.

C’è stata un’occasione dove ha deciso di non scattare la foto?
Una volta sola. Ero a Benares, la città sacra indiana sulle rive del Gange, ho visto un cadavere sulle rive mentre veniva sbranato dai cani. Un essere umano… Una cosa che ho trovato troppo forte da sopportare e che mi ha disturbato moltissimo.

Foto Steve McCurryCosa suggerirebbe a un giovane che voglia iniziare come fotografo?
Non mi piace in genere dare consigli ai giovani. Penso però che ci debba essere tanto lavoro e dedizione per diventare un fotografo a un buon livello. Ci vuole passione, bisogna avere il fuoco nelle viscere per fare questa professione. Se non si sente questa passione è meglio cambiare mestiere.

Quando ha sentito questo fuoco bruciare in lei?
Da sempre ho sentito questa urgenza. Avevo una sorta di ossessione. Mi sentivo quasi sopraffatto dall’esigenza di fotografare. Di viaggiare per documentare ciò che vedevo. Per me non c’è mai stato il dubbio su cosa volessi fare.

Che età aveva quando ha iniziato?
Ho iniziato a fotografarequando avevo 22 anni. All’inizio pensavo di fare il regista, ma poi mi sono innamorato della fotografia molto più di quanto lo fossi della produzione video. Mi piace la caccia, la ricerca solitaria del fotografo.

Foto Steve McCurryUn progetto per il futuro?
Sto lavorando a un progetto di un libro sul buddismo. È da vent’anni che nei miei viaggi in Tibet e in Birmania ho avuto l’occasione di conoscere e frequentare monaci. Mi sento molto vicino a questa filosofia, non direi che sono buddista, ma mi sento in sintonia con la loro visione del mondo. È un progetto su cui sto lavorando quotidianamente.

Quali sono i valori di questa filosofia che lei condivide in modo particolare?
La compassione verso gli esseri umani, il rispetto verso sé stessi e gli altri, l’onestà e l’inutilità di arrabbiarsi per le piccole cose della vita quotidiane.

Se dovesse parlare della società occidentale, quali sarebbero i soggetti o i paesaggi che sceglierebbe per descrivere la situazione di oggi?
Una delle cose che mi affascina in America e in Europa è la creatività. L’energia creativa. Fotograferei artisti, fotografi, architetti, attori, ballerini. Credo che ci sia molto da esplorare in questi mondi.

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