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«Per star bene si deve lavorare su mente, corpo e spirito»

Marilù Mengoni, biologa nutrizionista e psicologa ha ideato il metodo Psicoalimentazione che unisce psicologia e biologia e lavora sulle connessioni tra la mente, il corpo e lo spirito.

Maria Enza Giannetto/Nabu
20 settembre 2017
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Per la biloga nutrizionista e psicologa Marilù Mengoni “Per star bene, bisogna tornare a mangiare cibo sano, ancora meglio se cibo vivo, che germoglia ed eliminare ciò che ci fa stare male”, Image by iStock

«Per star bene, bisogna tornare a mangiare cibo sano, ancora meglio se cibo vivo, che germoglia ed eliminare ciò che ci fa stare male. Serve consapevolezza, bisogna sapere cosa ci nutre e cosa nutre il nostro pensiero e quindi scegliere con responsabilità e presenza». Marilù Mengoni, biologa nutrizionista e psicologa è l’ideatrice del metodo Psicoalimentazione, un marchio registrato nel 2006 che lavora sulle connessioni tra la mente, il corpo e lo spirito. La dottoressa toscana, vegana da circa 10 anni, ha percorso un cammino personale verso la scoperta del cibo sano, avvicinandosi circa 15 anni fa al metodo Kousmine e aggiungendo, nel tempo, l’aspetto psicologico fino alla messa a punto del suo metodo. Autrice dei libri: Cucina Vegana e Metodo Kousmine, Esci di testa… entra nel cuore, Donne sOle, Dimagrisci con la Psicoalimentazione, Psicoalimentazione, nutrire il corpo e la mente e Piggasus e il pianeta VegAMO, Mengoni è anche  una degli intervistati nel film di Thomas Torelli Food ReLOVution, consigliera dell’Associazione Medica Italiana Kousmine (Amik) e membro del Comitato Scientifico di AssoVegan e docente presso la scuola di Naturopatia Cnm di Padova.

Quando e perché ha deciso di aggiungere la psicologia alla sua laurea in Biologia?
Sono diventata biologa perché ho una parte razionale molto sviluppata e ho bisogno di riferimenti scientifici saldi. Mi sono avvicinata alla psicologia perché sono convinta che non si possano scindere gli aspetti emotivi dal nostro corpo. Ho realizzato questo connubio, prima personale, poi registrando il metodo Psicoalimentazione, per lavorare a tutti i livelli.

Come si è avvicinata, invece, al metodo Kousmine?
Più di 15 anni fa ho incontrato Nina Courson, una donna che ha lasciato il corpo terreno poco tempo fa a quasi 94 anni. Nina, che aveva fatto la revisione ai libri della dottoressa Kousmine, mi ha aperto il mondo ai sani e logici principi di una giusta alimentazione. Il metodo Kousmine si basa sulla profonda connessione tra l’alimentazione e la salute. La dottoressa russa Catherine Kousmine raccomandava una dieta in cui fossero presenti cibi “vivi”, ricchi di frutta e verdura, cereali integrali, legumi, molti alimenti crudi o cotti al vapore.  Il suo metodo, che viene seguito per la prevenzione e la cura di molte malattie degenerative, si basa fondamentalmente su quattro pilastri: una sana alimentazione, l’apporto supplementare di vitamine e oligoelementi, l’igiene intestinale, combattere l’anormale acidificazione dell’organismo. Inoltre, il metodo Kousmine prevede il digiuno che, talvolta può essere utile, per spezzare la normale routine alimentare a cui siamo abituati da tempo.

Possiamo considerare la Psicoalimentazione un’evoluzione del metodo Kousmine?
La Psicoalimentazione considera l’individuo in tutte le sue parti e permette di realizzare il benessere fisico ed emozionale (quindi essere in salute, raggiungere il proprio peso forma, ristabilire il proprio equilibrio emotivo), tenendo conto delle connessioni tra le varie dimensioni del sé. Nella parte alimentare, di sicuro, il mio metodo si basa sul Kousmine, soprattutto in riferimento all’uso della dieta e degli altri pilastri. Quando ho iniziato a parlare di psicoalimentazione, però, ho tenuto conto di quelli che sono gli sviluppi della psicologia transpersonale che vede l’individuo “diviso” in quattro quadranti su cui è necessario lavorare per stare bene.

Quali sono, esattamente, questi quattro quadranti?
Una parte è il corpo e quindi riguarda l’alimentazione, l’attività fisica, l’esposizione al sole. Un’altra è quella interiore che possiamo identificare con il soggetto, la parte emotiva che va considerata anche per capire, ad esempio, perché ci indirizziamo verso un cibo piuttosto che verso un altro o perché certi cibi scatenano certe emozioni. La terza parte è quella che riguarda il nostro essere “sociali”, in relazione con gli altri. Spesso negli schemi alimentare non si tiene conto del fatto che l’alimentazione di una persona spesso asseconda la sua vita sociale, la famiglia. Non lavorare su questo livello, spesso, significa inficiare il successo di una dieta. Infine c’è il quadrante che riguarda il nostro far parte dell’ambiente, di Gaia che a sua volta fa parte del Cosmo. La psicoalimentazione riguarda tutti questi livelli e l’evoluzione di un individuo avviene solo se si lavora su tutto.

Come avviene, quindi, l’approccio con i suoi pazienti?
Ogni visita ha la durata di un’ora ed ogni incontro è unico, proprio come ogni persona. Durante gli incontri consiglio un piano nutrizionale personalizzato e, secondo i principi di una sana alimentazione, lavoriamo sulla parte emotiva, con tecniche di Psicologia Energetica, EFT (Emotional Freedom Techniques), PNL (Programmazione Neuro Linguistica). Ci sono poi i corsi collettivi indirizzati a chi vuole perseguire un cambiamento personale, mangiare meglio, liberarsi dalla fame nervosa e dall’ossessione per certi alimenti. Non si tratta di corsi professionali – anche se sto pensando di fare una scuola dove formare specialisti delle Psicoalimentazione – ma di incontri in cui si impara a gestire il rapporto con il cibo.

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Star bene: per Marilù Mengoni, la Psicoalimentazione considera l’individuo in tutte le sue parti e permette di realizzare il benessere fisico ed emozionale (quindi essere in salute, raggiungere il proprio peso forma, ristabilire il proprio equilibrio emotivo), tenendo conto delle connessioni tra le varie dimensioni del sé, Image by iStock

Psicoalimentazione è anche un metodo dimagrante, come funziona?
Per molti la tavola è una sorta di campo di battaglia in cui ci si affida a strategie destinate a portare alla sconfitta. Si resiste per un po’ di tempo, pesando alimenti, calcolando calorie, saltando pasti, ma dopo  poco tempo i chili aumentano di nuovo. Il primo vero cambiamento deve avvenire nelle nostre teste: se non cambiamo il modo di pensare, le vecchie abitudini, gli schemi mentali che ci siamo costruiti per anni prenderanno il sopravvento. Si tratta di cominciare un programma alimentare che permetta di perdere peso in maniera lenta e progressiva. Personalmente sono contraria ai regimi dietetici drastici “contacalorie”: sono invece convinta che modificando le abitudini alimentari si possa ritornare senza fatica al proprio peso forma e rimanervi per sempre.

Il suo metodo è indirizzato solo a vegani e vegetariani?
Assolutamente no. Io consiglio come mangiar meglio per star meglio. Gli psicologi transpersonali spiegano che quando “trascendi”, ci sono cose che poi vengono naturali, per cui, di fatto, quando un individuo da egocentrico passa a etnocentrico, e poi ancora a mondocentrico e cosmocentrico, i passaggi di compassione divengono naturali. Si tratta, però, di trasformazione che ognuno compie con i propri tempi, anche molto lenti. Io ascolto le persone e se a me si rivolge un onnivoro che mangia carne a pranzo e cena, non gli dico di rinunciarvi del tutto, ma gli spiego che non dovrebbe mangiarla due volte al giorno e che quando mangia alimenti animali è meglio anticipare tutto con abbondanti verdure crude. Sono tutti passaggi che fanno sentire meglio e che, secondo la mia esperienza, ognuno compie con il proprio tempo e in modo spontaneo.

È comunque consigliabile abbandonare il cibo d’origine animale?
Per me la parola chiave è compassione, qualcosa che non si può insegnare ma si può far emergere. Io non faccio proselitismo e non amo le divisioni tra vegani e onnivori, siamo tutti esserienti e dobbiamo e possiamo aiutarci per cercare strade percorribili che aiutino noi e l’ambiente. Io ho scoperto che mangiando bene, l’energia aumenta e la lucidità mentale e il benessere interiore crescono. Quando sperimenti certe cose vuoi condividerle con altri. È vero dobbiamo morire tutti di qualcosa, ma io dico sempre che la morte deve trovarmi viva, non già acciaccata. Io mi sento vitale e questa vitalità è data da quello che ingerisco, dalla luce di cui mi nutro e dalle passeggiate che faccio.

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