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La sostenibilità passa da edifici vivibili ed efficienti

L’architetto Riccardo Tossani boccia il progetto del grattacielo in legno più alto del Giappone. E promuove l’attenzione alla sostenibilità sociale oltre che ambientale

Andrea Ballocchi
21 marzo 2018

In questi giorni si è parlato molto del progetto del grattacielo in legno più alto del Giappone. Un progetto monstre per ora sulla carta, intitolato W350, da 70 piani su 350 metri di altezza, dal costo superiore ai 4,5 miliardi di euro. Attualmente l’edificio più grande in legno costruito in Giappone è una casa di riposo, con ospedale annesso, a Tokyo. L’ha progettata Riccardo Tossani, architetto italo-australiano attivo, col proprio studio, in Giappone e negli Stati Uniti. Un’esperienza internazionale e vissuta a stretto contatto negli anni giovanili con archistar del calibro di Norman Foster, Mario Botta o Richard Meier e che l’hanno portato a operare in diverse parti del mondo, Italia compresa.

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Uno degli edifici progettati dall’architetto Riccardo Tossani: la casa di riposo di tre piani costruita in legno a Tokyo, Foto archivio architetto Tossani

Negli ultimi vent’anni ha lavorato molto specialmente in Giappone, famoso per la rigidità delle sue norme edilizie improntate all’anti-sismica e all’antincendo, divenendo un parametro d’eccellenza mondiale in questo senso. Proprio in base alla sua esperienza pluriennale e conoscendo l’impianto normativo ha affermato che il W350 secondo lui non vedrà mai la luce aggiungendo che in Giappone non è facile costruire in legno. E lui ne sa qualcosa.

Lei ha detto che il legno è un ottimo materiale di costruzione ma non è adatto al Giappone. Secondo lei qual è il materiale più sostenibile in edilizia?

L’acciaio. È vero: per la sua realizzazione implica un grande consumo energetico e relative emissioni, ma è totalmente riciclabile e può rientrare in gioco nella costruzione di nuove strutture edili. Il legno, invece non è riciclabile, specie in Giappone. Occorre considerare che, sempre in termini antisismici, nel Paese il ciclo di vita degli edifici è piuttosto breve: in media meno di vent’anni e poi si ricostruisce da zero. Da qui va considerato il life cycle assessment di un progetto come quello del grattacielo giapponese: è davvero una soluzione sostenibile? credo di no. L’edificio, poi, conta su una struttura in acciaio, mentre il legno ha funzione più di rivestimento o impiegato nell’involucro, o forse più a carattere più estetico che funzionale. L’acciaio ha doti di elasticità e di leggerezza che lo rendono ottimale nell’edilizia antisismica ed è economico anche in ottica di economia circolare. Il legno, trattato in funzione antincendio, costa molto di più e questo non mi pare sostenibile. per questo ribadisco che il progetto W350 sia più frutto di un’abile mossa pubblicitaria che della volontà di un progetto finalizzato a essere realizzato.

Qual è allora il suo concetto di sostenibilità che dovrebbe essere applicato in edilizia?

L’edilizia, si sa, impiega grandi quantità d’energia nella costruzione degli edifici. Non solo: anche durante la sua stessa vita, lo stabile consuma molto. In una città il maggior responsabile delle emissioni di CO2 sono gli edifici, non le auto. Allora occorre puntare a ottimizzare l’efficienza energetica a partire dai sistemi di riscaldamento e raffrescamento. Come architetto e come studio cerchiamo di minimizzare questo impatto, puntando allo sfruttamento passivo dell’energia solare e a un isolamento ottimale. Ci sono accorgimenti utili in questo senso: per esempio, sfruttare adeguatamente la luce solare che filtra dalle vetrate. Oggi i vetri, tecnologicamente parlando, sono decisamente evoluti e sofisticati, con soluzioni di isolamento tali da non disperdere l’energia da irradiamento, d’inverno e ottimizzare la capacità termica del sole. Le vetrate isolanti contribuiscono a controllare i livelli termici e di ottimizzare il rendimento energetico, contando su serramenti in grado di non disperdere calore e di offrire ottimo livello di comfort, contando anche su sistemi a ventilazione meccanica controllata. Certo occorre contare su superfici vetrate più ampie. Questo è possibile pensando alla struttura dell’edificio combinando sapientemente acciaio e vetro.

E dei materiali edili naturali che ne pensa?

Ho un giudizio positivo, sono in continua evoluzione. Personalmente amo utilizzare legno, ma rigenerato, per i pavimenti: richiede meno manutenzione ed è più sostenibile in quanto è da riciclo e a un ciclo di vita più lungo. Come architetto, occupandomi di progetti di vario tipo, devo confrontarmi con le rigide norme giapponesi, che richiede per i prodotti adeguati test e certificazione agli standard nazionali.

Venendo invece alla sua esperienza internazionale, qual è il Paese più sostenibile?

La California, un Paese a sé rispetto agli Stati Uniti. È molto avanzato in materia, contando anche sul supporto del Governo che incentiva soluzioni tecnologiche non solo per l’edilizia ma anche per la mobilità. C’è molta volontà di sperimentare, di testare nuove idee che poi si ritrovano in altre parti del mondo.

Che ne pensa invece dell’Italia?

Credo  che non sia un Paese molto attento sul tema a livello complessivo, mentre nei casi particolari vi è attenzione ai criteri di sostenibilità ambientale e sociale. L’Italia però sconta una limitata attitudine a sperimentare e innovare tecnologicamente a questo proposito, come avviene in Giappone, in Australia, negli Usa. D’altronde, rispetto a questi Paesi, quello italiano vanta un patrimonio immobiliare per buona parte soggetto a vincoli storici: da una parte è giustificato l’intento di tutelare la storia e il contesto architettonico di valore artistico, dall’altra c’è però un limite alla necessaria evoluzione del contesto edilizio e immobiliare.

In futuro su cosa si dovrà puntare per la sosteniblità?

Occorre considerare prima di tutto il contesto urbano, dove gli edifici prevalenti contano non più di quattro piani. Ed è su questo punto che occorre creare maggiore efficienza e valore a livello di sostenibilità, non solo ambientale ma anche a livello sociale. Va valorizzato il contesto costruttivo moderatamente multipiano rispetto ai grattacieli che, fino a prova contraria, non hanno certamente favorito il senso di comunità anzi è un contesto artificiale. Francamente è difficile interagire unicamente su un ascensore. Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, occorre puntare prima di tutto a un grado elevato di efficienza energetica, per le necessità di riscaldamento e raffrescamento, contando sui benefici tecnologici prima accennati. Occorre anche porre attenzione sull’origine dei materiali, al loro ciclo di vita, alla possibilità di riciclabilità. Questi sono i veri punti su cui concentrarsi, molto più che progettare un grattacielo in legno…

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Edifici sostenibili: rendering del villaggio sociale di Albino (BG) progettato dall’architetto Tossani, Foto: archivio Tossani

In più di un’occasione ha definito il suo modo di intendere l’architettura “rinascimentale”, volendo significare che il ruolo dell’architetto non deve terminare nel progettare un edificio, ma nel creare in un contesto molto ampio. Che ruolo deve e dovrà giocare l’architetto per contribuire a un quadro più sostenibile?

Il futuro è ora. Penso, quindi che il miglior modo sia di formare già oggi professionisti sui criteri di una autentica sostenibilità, ma c’è necessità di una classe dirigente che sia attenta a regolare al meglio i piani per un tessuto urbano a misura d’uomo, decidendo correttamente su cosa sia possibile costruire o meno. Ci sarà spazio certamente maggiore per materiali edili naturali, in primis il legno specie per gli interni, ma anche acciaio e vetro saranno impiegati in modo ancora più interessante e innovativo in futuro. Ma, ribadisco, è fondamentale contare su un grado elevato di efficienza energetica, capace di ridurre il fabbisogno energetico e di conseguenza le emissioni. Per questo occorre contare già oggi su figure professionali specifiche, ingegneri e non solo, che possano contribuire in modo virtuoso a tal proposito.

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