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«La sostenibilità ambientale è il nuovo umanesimo dell’architettura»

Alessandra Luzzatto, socia dello studio PLP Architecture che ha realizzato l’edificio più ecosostenibile al mondo, evidenzia il vero ruolo dell’architettura: porre al centro l’individuo e il suo benessere

Andrea Ballocchi
21 dicembre 2016

Lo studio di cui è partner (il PLP Architecture di Londra) ha progettato l’Oakwood Tower Barbican, il grattacielo di legno più alto del mondo (300 metri), ideato CarTube, una rete avveniristica per veicolare il traffico futuro di Londra in sotterranea e ha firmato l’edificio per uso uffici più sostenibile al mondo, The Edge, ad Amsterdam, che ha ottenuto dal Building Research Establishment – l’ente che ha ideato il protocollo di valutazione ambientale BREEAM – il più alto punteggio mai registrato (98,36%). E lei, Alessandra Luzzatto, laurea al Politecnico di Milano e specializzazioni negli Stati Uniti (Berkeley) e a Londra (Inchbald School of Design), ha firmato diversi progetti, tra cui la sede londinese della Qatar Airways e il grattacielo Milano – Le Varesine, vantando un’esperienza pluriennale in Europa e in Medio Oriente. In Qatar, tra l’altro, dirige il team responsabile del nuovo distretto portuale e la Control Tower, la torre di controllo di quello che è destinato a essere il maggior accesso commerciale del Paese.
Tra i vari progetti firmati da PLP Architecture c’è il pluripremiato The Edge. Quali sono gli aspetti più innovativi alla base del progetto?

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Sostenibilità ambientale: nel The Edge in Olanda, sono state studiate e portate ai massimi livelli la cura per l’efficienza energetica e l’uso delle rinnovabili, ma è stata posta grande attenzione agli spazi interni.

L’Edge è stato la terminazione di un lungo percorso che da sempre caratterizza il nostro studio, impegnato nella sostenibilità, che è prima di tutto rivolta al benessere della persona, specie nel luogo di lavoro, dove ognuno di noi trascorre la maggior parte del proprio tempo. Nell’edificio olandese, sede della Deloitte, sono state studiate e portate ai massimi livelli la cura per l’efficienza energetica e l’uso delle rinnovabili, ma è stata posta grande attenzione agli spazi interni. Qui vi lavorano più di 3000 persone, ma le postazioni fisse sono solo 1100. Questo perché, sulla base delle esigenze del committente, si è pensato a spazi in grado di soddisfare le necessità di volta in volta emergenti. Il vero “cuore” dell’edificio è l’atrio, al centro di quasi tutti i nostri edifici di servizi perché permette l’incontro. Tutte le grandi idee nascono proprio da incontri, inoltre è uno spazio che piace perché favorisce un clima informale.

Ed è smart…

In The Edge il committente e l’impresa realizzatrice hanno voluto contare su un edificio non solo al top come sostenibilità, ma anche decisamente smart: la struttura conta, infatti, su un sistema di illuminazione LED curata da Philips, collegata a un alimentatore ethernet dotato di sensori che trasmettono dati alla rete di gestione energetica. In pratica l’ambiente è progettato in modo da offrire il massimo del comfort a chi lo vive. Non solo: in base ai dati il sistema sa organizzarsi in modo da efficientare al massimo luce ed energia dove ce n’é bisogno. Non appena l’ufficio ti… riconosce, predispone lo spazio in funzione dell’attività che dovrai condurre. Tutti i dati vengono poi processati da un sistema di gestione che li legge e interpreta in modo da rispondere ancora più puntualmente alle necessità di chi opera all’interno dell’edificio.

Nel progetto vi siete focalizzati molto sull’attenzione all’energia..

L’attenzione all’illuminazione vede in primo piano anche quella naturale: la luce viene opportunamente filtrata e schermata e gioca un ruolo prevalente nell’atrio, opportunamente orientato a nord per godere il più possibile dei positivi effetti del sole. Energeticamente parlando, l’edificio è completamente autonomo grazie al tetto fotovoltaico e viene anche sfruttata anche l’energia geotermica tramite un sistema installato sotto terra per il riscaldamento e raffrescamento e persino l’acqua piovana viene debitamente sfruttata, raccolta e impiegata per i sanitari e per irrigare il giardino, dove sono presenti anche arnie con api.

La persona al centro del vivere l’edificio è un concetto che emerge dalla vostra filosofia costruttiva. È questa, quindi, la vera sostenibilità?

Proprio così. L’edificio viene pensato per rispondere ai bisogni di chi lo abita e vive. Questa, crediamo, sia la vera sostenibilità, alla base di ogni nostro progetto. L’idea stessa dell’atrio come spazio di comunicazione e di collaborazione è un concetto che fa parte della nostra filosofia progettuale. Anche nella recente sede centrale di Sky, a Londra, pensata proprio come ampio spazio che si sviluppa in verticale. Qui c’è un aspetto peculiare: sono stati ridotti intenzionalmente gli ascensori, lasciando spazio ad ampie scalinate, al loro valore sia di wellness sia di luogo d’incontro aperto. D’accordo col committente, abbiamo voluto “forzare” la gente a camminare e a favorire gli incontri, col doppio valore salutare e sociale.

Una tematica che si ripete anche nel caso del Francis Crick Institute (il più grande centro di ricerca biomedica d’Europa)

Sì, quello è un altro nostro progetto da poco ultimato a Londra, in cui ricorre il tema del grande atrio centrale. Lo scopo in questo caso è favorire il lavoro congiunto di ricerca, dato che al suo interno operano diverse realtà e team di scienziati. Un edificio costruito bene non solo stimola la produttività ma ha un valore di attrattività dei talenti. La sostenibilità è da intendersi allora come un investimento iniziale che viene ampiamente ripagato.

La salute e il benessere di chi vi abita può essere un valore premiante anche a livello di certificazioni?

Sì. Segnalo ad esempio, tra gli edifici da noi progettati il grattacielo 22 Bishopgate, il più alto della City londinese, che sarà il primo in Inghilterra a fregiarsi della certificazione Well Building Standard, standard creato dal Well Building Institute che pone salute e benessere al centro delle decisioni di progettazione e di costruzione, con l’obiettivo di creare uffici più produttivi per il personale e ambienti dedicati espressamente al wellness.

PLP ha progettato il più alto grattacielo in legno al mondo. Che sfide comporta una struttura di questo tipo?

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L’Oakwood Timber di Londra, esempio di sostenibilità ambientale: è il grattacialo più alto del mondo costruito in legno

Molto spesso si pensa al legno come un materiale a rischio incendio, quindi vulnerabile. Tutt’altro: così come è pensato strutturalmente, mediante un lavoro di ricerca condotto insieme alla Cambridge University, oltre alla sostenibilità ambientale (assorbe CO2) e ai costi e ai tempi di realizzazione ridotti e migliorati, la struttura in legno garantisce una notevole resistenza al fuoco e una significativa riduzione del peso complessivo di edifici. Il legno evidenzia notevoli caratteristiche di elasticità che lo rendono interessante anche per finalità anti sismiche. Anche in questo caso la particolare struttura (93mila metri quadri) è pensata per donare maggiore benessere in chi è all’interno. In generale l’uso di materiali naturali è sempre in cima alle intenzioni progettuali del nostro studio. Legno, pietra, vetro entrano spesso in gioco.

L’architettura come evolverà nel prossimo futuro?

Per noi sarà orientata a sfruttare al meglio l’innovazione tecnologica e dei materiali per garantire sempre maggiori benefici alla persona; utilizzeremo sempre più soluzioni smart, facendo attenzione alla sostenibilità ambientale, che assumerà sempre più il significato di nuovo umanesimo in architettura.

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