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Silvio Soldini: l’amore ai tempi dei precari

Il regista milanese di "Cosa voglio di più" racconta la sua idea di coppia e parla dei prossimi progetti, tra cui una commedia. Ma dice anche che molto è cambiato nei rapporti tra uomini e donne e per fortuna, l'idea di soffrire a tutti i costi per amore è ormai sorpassata

di Francesca Vercesi
27 luglio 2010

La precarietà nel lavoro non risparmia neanche i sentimenti. È quanto afferma l’ultimo film di Silvio Soldini (Pane e tulipani, Giorni e nuvole) Cosa voglio di più. C’è Anna (Alba Caterina Rohrwacher) trentenne, un lavoro sicuro, una casa in periferia, un uomo che la ama. La sua vita e tranquilla. Fino a quando, a prendere il sopravvento, sono l’inquietudine e l’insofferenza per una situazione che comincia a starle stretta. Poi l’incontro con Domenico (Pierfrancesco Favino): una moglie, un lavoro e un’altra inquietudine. Tra i due scoppia una passione totalizzante nel grigiore di una vita che scorre uguale a se stessa e che non vincerà.  Perché sono i problemi della quotidianità ad affliggerli: il pendolarismo, le bollette da pagare, i centri commerciali al sabato per risparmiare in una Milano che deve fare i conti tutti i giorni con le difficoltà lavorative e affettive.

 

Silvio Soldini, ph: Claudio Onorati/epa/CorbisÈ un film autobiografico?

Se proprio mi impegno posso trovare qualcosa di autobiografico. Ma non mi è mai successo di aver bisogno di un motel per fare l’amore… Conosco la passione come tanti, vivere un rapporto d’amore in modo passionale è una cosa che mi auguro possa succedere a molti. Anche se a volte si brucia tutto molto velocemente, infatti, credo valga sempre la pena di farla questa esperienza. Non sono tra quelli che dicono: era meglio non farlo perché poi si sta male.

 

Che spazio hanno i sentimenti oggi?

 

Questo film racconta la storia comune di tanti e la storia di una passione. E il modo in cui le difficoltà del quotidiano prendono il sopravvento. Purtroppo credo che ci sia del vero nel fatto che in momenti difficili dal punto di vista economico e sociale sia difficile anche portare avanti un rapporto d’amore in modo sereno. Quando non ci sono abbastanza soldi per arrivare a fine mese non è semplice pensare di seguire i propri sentimenti, credo che automaticamente ci si precluda le possibilità e si faccia fatica a porsi la fatidica domanda: cosa voglio di più? Significherebbe mettersi in discussione… e la gente non lo fa o perchè non ne ha voglia o perchè non se lo può permettere.

 

E’ un caso che dei due protagonisti lui sia sposato e lei no?

 

Non è un caso, ma per buona parte questo fatto deriva da un storia che mi è stata raccontata e che è stato lo spunto da cui sono partito per il film. La storia è di una donna che aveva una grossa passione per un uomo sposato con un figlio. Il contrario sarebbe stato un film diverso, ma non credo che alla fine stia peggio lei di lui. Lui non lo vediamo. Non credo che lei rimpianga di avere fatto quello che ha fatto, non sento questa tristezza finale, credo si tratti di saper accettare quello che ti arriva dalla vita. Siamo poi noi a decidere di viverlo o non viverlo. Per me è molto peggio avere dei rimpianti.

Alba Rohrwacher, immagine tratta dal film

La tua visione del futuro sulla coppia pare proprio essere pessimistica…


L’istituzione della coppia sta cambiando rispetto alle generazioni precedenti, la coppia di fatto è entrata in crisi. Una volta si cercava di superare i momenti di difficoltà, si cercava di trovare un modo per farla funzionare. Alla fine, però, c’era sempre qualcuno sottomesso all’altro, e in genere era la donna. Adesso è tutto più problematico anche per questo motivo. Anche perché l’idea di stare a soffrire all’interno della coppia per anni non è più così attuale, per fortuna! Sta di fatto che bisogna lavorarci, bisogna crederci, ma è una cosa che si impara, nessuno te lo può insegnare e nessuno neanche ci tenta.

 

Progetti per il futuro?

 

Sto cercando di pensare di scrivere una commedia perché è un po’ che non ne faccio e mi è tornata la voglia. Però ancora non ho capito come e di che tipo. Questa è una fase di confusione, è difficile per me parlarne adesso.

 

Milano, la sua città. Continua ad amarla? A vedere il film pare di no…

 

Milano? Non so se proprio la amo così tanto, è la mia città perchè ci sono nato e ci vivo, ho dei figli qui e poi, a parte un paio d’anni a New York da cui sapevo sarei tornato, non mi sono mai mosso. Eppure, se mi chiedessero dove andare, non saprei cosa rispondere: la città di provincia mi fa un po’ paura, a Roma non so quanto ne avrei voglia. Ecco, l’unica sarebbe vivere fuori Italia però ricominciare una vita da un’altra parte non è semplice, soprattutto quando fai un mestiere come il mio. Mi chiedo come abbiano fatto i registi tedeschi che prima della guerra si sono spostati a Hollywood a fare i film. Certo era un altro genere di cinema, quello negli studios, ma credo sia davvero difficile dover ricominciare e trovare cose da raccontare in un altro luogo rispetto a quello in cui si è nati e che non si conosce nelle pieghe profonde. Sarebbe un po’ come essere in esilio.

Cosa voglio di più, immagine tratta dal film

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