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Shirin Ebadi: «Sull’Isis occorre gettare libri, non bombe»

L'attivista iraniana, premio Nobel per la Pace, è sicura che in Medio Oriente è possibile un futuro di pace. «Ma serve istruzione, non islamofobia»

Mariella Caruso
28 maggio 2015

Shirin Ebadi con Roberto SavianoShirin Ebadi, 68 anni, attivista per i diritti civili, premio Nobel per la Pace 2003. È stata la prima donna musulmana a ricevere il riconoscimento. Iraniana, avvocato, magistrato fino al 1979, fu costretta a lasciare la sua carica dopo la rivoluzione islamica. Vive in esilio dal 2009, ma è sicura che, prima o poi, tornerà nel suo Paese dove ancora vive il marito. Nel frattempo, da Londra, continua il suo lavoro. Ospite del Wired Next Fest 2015 per parlare di “Pace e innovazione, noi di Wisesociety.it ne abbiamo approfittato per intervistarla.

Qual è il significato che lei dà alla parola “pace”?

Per me pace non significa assenza di guerra. Secondo me è un insieme di condizioni che danno alle persone la possibilità di vivere una vita tranquilla. Non c’è differenza tra chi muore per una pallottola sparata in un conflitto e chi muore per la mancanza di medicine. Non c’è differenza tra chi viene cacciato dalla propria casa dal nemico e chi deve lasciare casa perché ha perso il lavoro e non può più pagare l’affitto.

E qui cominciamo a parlare di diritti…

Parliamo di dignità umana, quella che dovrebbe essere un diritto per tutti.

Esfahan (Iran) - Foto by quixotic54Questi diritti oggi sono negati a chi si trova a subire l’occupazione dello Stato islamico?

Se si fossero lanciati libri anziché bombe sui talebani, ora non ci sarebbero più, e invece resistono ancora.

L’innovazione che ruolo può avere nel processo di acquisizione di maggiori diritti?

Nel mio paese c’è una forte censura, internet è uno dei più lenti e più costosi del mondo, moltissimi siti sono filtrati. Però i nostri giovani riescono a rompere la censura. Per pubblicare un libro bisogna avere il permesso delle autorità, ma per fortuna i notiziari internazionali come Bbc ed Euronews hanno anche trasmissioni in lingua persiana».

Come si garantisce oggi il diritto all’istruzione in Iran?

Il problema nel mio Paese non è la mancanza di istruzione, ma l’istruzione sbagliata. Per esempio è proibito insegnare le teorie di Darwin, mentre il testamento di Khomeini fa parte del programma scolastico.

Non è un controsenso che in alcuni Paesi occidentali ci siano giovani che quasi rifiutano l’istruzione?

Non la rifiutano, è un problema di attrattiva. Ogni programma scolastico deve essere interessante per attirare i giovani. Se un ragazzo o un bambino scappa dalla scuola le responsabilità sono del programma scolastico e dell’insegnante.

Dopo la rivoluzione islamica, lei è stata declassata da magistrato a impiegata. Qual è la condizione della donna nell’Islam?

L’Islam, come qualsiasi altra religione, ha diverse interpretazioni. Tra le confessioni cristiane ci sono quelle che accettano l’aborto e i matrimoni gay, altre che sono contrarie. Ma tutti credono nella stessa religione. Anche nell’Islam è la stessa cosa.

Quindi deve essere combattuta l’interpretazione radicale?

È esattamente così. Per questo dico che sulla testa dell’Isis bisogna scaricare libri e non bombe, perché bisogna aiutare chi è stato già ingannato.

Manifestazione contro il fanatismo Ma chi sta a capo dell’Isis crede davvero che quell’interpretazione sia corretta, o c’è anche un risvolto politico di controllo del territorio e delle risorse?

Che sia vero l’uno o l’altro caso, il mezzo che utilizzano per arrivare al loro scopo è il terrorismo.

Quindi bisogna chiamarlo terrorismo, non religione…

Sì, perché se noi interpretiamo nel modo corretto l’Islam questi comportamenti li chiameremo terrorismo. Però bisogna anche tenere in mente che Isis è anche un’errata ideologia, e per questo non va distrutta con le bombe. Questo rafforza le possibilità dell’Isis di fare presa sui giovani, perché l’Occidente viene considerato islamofobo.

È possibile un futuro di pace e di diritti in Medio Oriente?

Perché no. L’Europa ha avuto gli stessi problemi 400 anni fa, nel Medioevo. La Chiesa in nome della religione si comportava allo stesso modo, noi stiamo aspettando il Rinascimento. Essendo nel XXI secolo, però, non duri 200 anni.

Twitter @mariellacaruso

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