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Sergio Cammariere: quella musica che viene da Dio…

Per il raffinato cantautore Sergio Cammariere tutte le arti, e questa in particolare, sono uno strumento prezioso per diventare persone migliori

Vincenzo Petraglia
11 maggio 2012

Sergio CammariereSergio Cammariere è indubbiamente uno dei musicisti italiani più apprezzati per la sensibilità artistica e la costante ricerca musicale. Ha da poco pubblicato un album, che porta il suo nome, e che vuol essere un autentico inno alla musica, come “ponte” umano e culturale tra i popoli.

Non solo. Le riconosce anche di aver avuto un ruolo fondamentale nella crescita culturale e sociale del nostro Paese. Un ruolo che in tempi di crisi, potrebbe tornare a essere di primo piano, per formare nuove coscienze e uomini migliori.

Nell’ultimo suo album, Sergio Cammariere, lei esplora sonorità e ritmi che spaziano in tutto il mondo. La musica può essere volano per l’incontro fra culture diverse?

Certo, in primo luogo perché la musica non appartiene a nessuno e non si ferma davanti a nessun confine. Si può dire ormai che, dopo il Novecento, i diversi tipi di musica confluiscono in un’unica musica: la classica e il jazz, per esempio, nell’ultimo secolo si sono avvicinate tantissimo. Basti pensare a compositori come Erik Satie, Claude Debussy, Maurice Ravel, Igor Stravinskij, nelle cui composizioni c’è, chiaramente senza quel fluido blues e d’ispirazione afro, tanto jazz.

Oggi, poi, con tutte le nuove possibilità di comunicare offerte dalla tecnologia e da Internet, questo abbraccio è facilitato ancora di più. La musica, ma anche la pittura, la scultura e le altre espressioni dell’arte, quando le viene permesso, può quindi contribuire a unire più che a dividere gli uomini.

Il problema è che spesso oggi l’arte, soprattutto quella contemporanea, è un po’ dimenticata, a partire proprio dal nostro Paese. Rispetto ad altre nazioni, come per esempio quelle del Nord Europa, le espressioni contemporanee dell’arte offrono pochi sbocchi e hanno sicuramente meno occasioni per farsi vedere in Italia, se non in pochissime grandi città.

È importante diffondere la cultura musicale

 

Se, quindi ci fosse più spazio per far conoscere tutta la musica, per esempio anche nelle scuole, si potrebbe fare un bel salto in avanti?

Indubbiamente questo potrebbe contribuire a formare donne e uomini migliori. C’è bisogno di tanta musica nella scuola, proprio per consolidare l’esperienza dell’ascolto, fondamentale nella vita. È importante soprattutto lo studio e l’ascolto degli archetipi dei grandi musicisti, quei compositori potremmo dire divini, nella cui musica si avverte appunto la presenza del divino.

Ci spieghi meglio…

C’è sempre un filo invisibile che collega i grandi compositori all’Essere supremo. Per cui credo che una certa musica esuli da qualsiasi forma di volontà umana, nel senso che quando è stata composta è come se in essa fosse entrato in gioco il soprannaturale, il divino appunto.

D’altronde come si può pensare che compositori come Beethoven, Mozart, Wagner, Handel, Scarlatti, Haydn, Malher o Stravinskij abbiano composto con la sola volontà? Le loro composizioni sono talmente sublimi che vanno oltre l’umano.

Che rapporto ha con la natura Sergio Cammariere?

Molto intenso, quasi contemplativo. Ho avuto la fortuna di nascere in un luogo, la Calabria, intriso di spiritualità e in cui si sente costantemente intorno a sé la grande triade: cielo, terra e mare.

Come sarà il domani delle prossime generazioni

Come si immagina l’uomo del futuro? Sarà più o meno saggio rispetto a quello attuale?

Innanzitutto spero sia più attento all’ambiente e al futuro dei nostri figli. Credo che la musica possa aiutare il mondo a ritrovare un po’ più di saggezza e giustizia perché il musicista sincero non si rivolge soltanto a quella parte del pubblico che compra i suoi dischi o va ad ascoltarlo in teatro, ma anche a tutta la restante parte, all’interno della quale ci sono i diversi, i deboli, le persone povere, che magari non possono permettersi di comprare un disco o di andare a un concerto.

È importante fare questo mestiere con fede e umiltà e credo che farlo in questa maniera sia una bella testimonianza di accoglienza ed apertura verso tutti.

Forse proprio da questo si dovrebbe ripartire per costruire un mondo migliore?

Sì, riconoscendoci innanzitutto fratelli e imparando ad amarci di più gli uni con gli altri.

Sergio Cammariere, "Spazio la Feltrinelli"

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