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Salvatore Settis: lo Stivale di cemento può andare in pezzi

Il direttore della Scuola Normale di Pisa ci ricorda che il paesaggio italiano è un bene comune, difeso anche dalla Costituzione. Invece lo stiamo distruggendo con colate di cemento che rendono ancor più fragile un territorio già a forte rischio sismico. I danni sono enormi. Per questo dobbiamo invertire subito la rotta. Rispettando le leggi e impegnandoci in prima persona

di Monica Onore
2 novembre 2010

Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale di PisaIl paesaggio è un bene comune protetto dalla Costituzione. È il luogo in cui viviamo, che vediamo e respiriamo ogni giorno, che abbiamo ereditato e che a nostra volta lasceremo in eredità. Il paesaggio italiano è stato sempre considerato, anche dai più grandi artisti stranieri, di eccezionale bellezza e capace di suscitare intense emozioni.
Oggi lo stiamo semplicemente distruggendo con colate di cemento e progetti di edilizia speculativa. Le cifre dei rapporti Istat, WWF, Ispra parlano chiaro: negli ultimi vent’anni sono state sottratte all’agricoltura e in gran parte cementificate l’equivalente di tre regioni italiane su venti, mentre la popolazione è rimasta sostanzialmente stabile. Il paesaggio è il prodotto dell’incontro fra natura e cultura e la devastazione del paesaggio italiano, a cui assistiamo, dice Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale di Pisa è un prodotto culturale ed appartiene al mondo che ci circonda.

Come mai siamo  arrivati a questi livelli?

Semplicemente perché negli ultimi vent’anni una politica miope e una logica puramente speculativa hanno avuto la meglio sul  bene comune e sul senso di responsabilità della collettività. Per dare solo qualche dato nel consumo di territorio,  la Liguria detiene il record con un incremento del 45% in quindici anni, a seguire la Calabria dove però l’abusivismo la fa da padrone e solo sulla costa ogni 135 metri c’è un abuso edilizio! Non scherza neanche l’Emilia Romagna, sopra al 30 per cento. Virtuose la Toscana e il Veneto, ma sono eccezioni, l’Italia sta distruggendo il suo territorio ad un velocità impressionante.
Nuovi Orizzonti Artificiali, album di AdrianoIt/flickr

Ma l’Italia non è il Paese d’Europa che cresce meno?

Siamo sempre meno ma cementifichiamo sempre di più. Anzi siamo il paese d’Europa che consuma più suolo. E il divario tra questi due dati  sta portando a conseguenze decisamente drammatiche. Rischiamo una grande bolla immobiliare. Inoltre il territorio italiano è franoso e ad alto rischio sismico, ricoprirlo di cemento non aiuta a prevenire catastrofi sempre in agguato.

È vero che le modifiche del paesaggio possono nuocere anche alla salute?


Sono sempre di più i casi d’inquinamento antropico, il degrado ambientale e la modifica selvaggia del paesaggio, infatti, costringono un numero sempre maggiore di persone a vivere in un territorio che non riconoscono più e questo causa sofferenza psicologica e psichica. Secondo un recente studio, sembrerebbe che il 30 percento dei casi di schizofrenia sia attribuibile all’ambiente degradato in cui le persone sono costrette a vivere.

Invest at home, album di lumaxart/flickrDa sempre gli italiani investono nel mattone, per questo si costruiscono sempre nuove case?


Una cosa così irragionevole probabilmente succede (e ci sono degli studi in merito) perché in Italia vige ancora la mentalità arcaica secondo cui il mattone è l’unico investimento sicuro, è una concezione che va assolutamente modificata. Dobbiamo invece cercare di indirizzare i capitali su investimenti meno dannosi per la collettività. Ricordarci che l’agricoltura e l’allevamento di qualità contribuiscono molto alla salute e all’economia del Paese.

Cosa si rischia in caso contrario?


È sotto gli occhi di tutti: i fatti e la cronaca purtroppo ci ricordano ogni giorno quali rischi corriamo. Il terreno agricolo e boschivo è per l’umanità fonte di cibo, ossigeno e tutela dal dissesto idrogeologico. I danni che si arrecano coprendolo di cemento sono perenni, inoltre dai dati Istat risulta che ogni anno vengono spesi  ben 5 milioni di euro per rimediare ai disastri.

Il paesaggio è strettamente legato all’ambiente?

Il paesaggio non è solo quello che si vede, è qualcosa che si abita, è quello in cui viviamo. Il concetto di paesaggio si confonde con quello dell’ambiente. Il paesaggio è anche ambiente. È anche quello che respiriamo. L’inquinamento ambientale e l’inquinamento edilizio sono facce della stessa medaglia. Spesso gli stessi che spargono scorie avvelenate per le campagne ci costruiscono poi sopra dei condomini.
Taranto, album di mafe/flickr

Lei dice che ci vuole maggiore attenzione e più indignazione?


Troppo spesso, quando si vede qualcuno indignato, si reagisce cercando di puntare sull’ottimismo e non gli si dà troppa importanza. Come se l’indignazione fosse un vizio. Invece, indignarsi è una virtù. Seneca diceva «è capace di indignarsi solo chi è capace di sperare». L’indignazione è il primo gradino verso la speranza. Per passare dall’indignazione alla speranza bisogna agire. Come sta succedendo con i comitati civici che s’impegnano a volte per difendere una piazza, un albero, un bosco, un piccolo comune. È partendo da lì e mettendosi in rete con gli altri che si può creare qualcosa d’importante. È successo, per esempio, con i comitati per la difesa dell’acqua pubblica che hanno raccolto oltre un milione di firme per il referendum. Questo significa che anche i cittadini possono avere voce in capitolo.

Rapunzel, Alberto Ruggieri/Illustration Works/CorbisMa nel nostro Paese c’è una legge sul bene comune?


Non molti italiani sanno che le norme sul bene comune sono nate in Italia prima che in qualsiasi altro Paese al mondo.
Uno studio recente di una giovane giurista cinese, che ha studiato  anche in Italia, dice che in Cina per contrastare la cementificazione bisognerebbe usare le leggi italiane. Nella Costituzione del 1948 di ambiente non si paralava perché non c’era una cultura ambientalista.  Però la corte costituzionale ha messo a punto il concetto di ambiente unendo due articoli della Costituzione: l’articolo 9 che parla di tutela del paesaggio, e l’articolo 32 che parla di diritto alla salute. Siccome abbiamo diritto alla salute dobbiamo proteggere l’ambiente e dunque anche il nostro paesaggio.

Gli italiani, però, pensano di esser padroni a casa loro…

È un’idea arcaica e incivile, che fa comodo a tutti. Ognuno di noi è pronto a indignarsi se il vicino di fronte costruisce un piano in più togliendogli la vista, ma se lo facciamo noi invece va bene, perché è una cosa che ci avvantaggia. Anche a danno degli altri.
Per questo bisogna tornare al concetto di bene comune. Bisogna diffonderlo e fare in modo che venga insegnato nelle scuole. È necessario un profondo cambiamento culturale che faccia tornare l’Italia alla civiltà che un tempo il nostro Paese ha diffuso nel mondo.

Italy, Chris Embleton/Illustration Works/CorbisIn Italia il problema qual è?


Che abbiamo buone leggi ma non le applichiamo. Dal 1991 al 2001 le costruzioni hanno raggiunto un incremento di 37 volte superiore a quello della popolazione  Stiamo assistendo ad una saturazione territoriale senza precedenti. L’urbanizzazione si definisce selvaggia quando non considera la popolazione. Lo sviluppo urbano non è pianificato e tende a saturare ogni spazio possibile. I danni, però, sono permanenti. La terra, una volta coperta di cemento, lo è per sempre. Se sigilliamo il suolo non respiriamo più.

Se il paesaggio è un bene comune, cosa si deve fare per salvaguardarlo?

Il bene comune dovrebbe avere molta importanza in uno Stato come il nostro, ma purtroppo non è così. Ci si deve rifare al senso di responsabilità individuale affinché ciascuno si attivi in prima persona per difendere il territorio. Divorando il paesaggio e derubandolo, ne veniamo  danneggiati tutti. E’ non sto parlando di qualcosa che ha a che fare solo con la bellezza e l’estetica di un luogo. Attraverso la sua difesa potremmo condurre un’esistenza migliore e più armoniosa, in un ambiente sano, godere anche delle tante meraviglie paesaggistiche.

Lei cita spesso un proverbio cinese che parla di foreste e alberi…

Il proverbio dice: “Una quercia che cade fa molto rumore, ma una foresta cresce in silenzio”. Io credo che la grande foresta dell’ambientalismo stia crescendo in silenzio. Vorrei che facesse un po’ più di rumore perchè ci faremmo ascoltare di più. Se si riesce  a far passare questo messaggio ai cittadini, la sensibilità su questo argomento  potrebbe diffondersi ancora più velocemente.

Oak, album di geocam20000/flickr

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Salvatore Settis

Salvatore Settis

archeologo e storico dell'arte
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