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Rossella Muroni: «Bisogna consumare in maniera diversa»

La Direttrice Generale di Legambiente spiega come la politica ma anche i cittadini dovrebbero agire per migliorare il nostro Paese e il nostro pianeta

Michele Novaga
22 giugno 2015

Il nostro paese sta diventando più sostenibile? Come si sta rapportando alle nuove sfide  ambientali del pianeta? E come sta cambiando l’atteggiamento dei cittadini verso l’ambiente? Wisesociety.it ha posto questi quesiti a Rossella Muroni, dal 2007 direttrice Generale di Legambiente (associazione che da 35 anni è impegnata a difesa dell’ambiente e del territorio del nostro paese) intervenuta alla premiazione del progetto di sensibilizzazione “Eco-Generation 2.0” di Edison nelle scuole.

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Foto la Nuova Ecologia/Flickr

Partiamo proprio dall’educazione delle nuove generazioni e dal loro ruolo chiave nel futuro della società.

Sicuramente l’educazione ambientale è fondamentale, ma è altrettanto importante dare la possibilità ai giovani di fare delle esperienze concrete. Fermo restando che se i giovani li coinvolgi poi diventano intransigenti e quindi bisogna far vedere loro la coerenza nelle scelte politiche, nelle risposte che vengono date ai problemi. In altre parole non ci si può solo accontentare di fare cultura: servono atti concreti e da questo punto di vista speriamo che lavorare sulle giovani generazioni voglia dire rafforzare quel sistema di controllo e pressione sociale verso la politica.

Cosa potrebbe fare la politica? i problemi in Italia sono tanti.

Si potrebbero fare moltissime cose. L’approvazione definitiva il 19 maggio scorso del ddl sugli eco-reati già ha portato questo paese verso la civiltà. Si potrebbe approvare una legge contro il consumo di suolo, un serio piano di messa in sicurezza del territorio considerando il rischio idrogeologico finalmente una priorità reale del paese. Per risolvere, invece, il problema dei rifiuti in mare e sulle coste è necessario uno sforzo congiunto, che coinvolga tutti i soggetti e tutti i territori interessati. Per i trasporti è necessario puntare sul ferro per togliere le merci dalla strada e farle transitare sulla ferrovia. Tutte cose che si potrebbero fare, basta incentivarle.

In questi mesi è in corso di svolgimento la grande esposizione di Milano.
E il tema agricolo, oggi come non mai, appare una priorità.

Image by © Stefano Montesi/Demotix/CorbisIn questo momento l’agricoltura rappresenta uno delle cause dei cambiamenti climatici. Ma potrebbe essere invece davvero la soluzione puntando su un modello di agricoltura sostenibile e di qualità. Noi pensiamo che entro sei anni si possa arrivare nel nostro paese alla produzione del 20% di cibo proveniente da agricoltura biologica. Non è un obiettivo impossibile, basta crederci e basta avviare politiche più coerenti che investano non sulla quantità e sulla larga produzione, ma anche sulla qualità e sulla peculiarità italiana.

Parlando di Expo cosa vi aspettate dall’esposizione e che cosa può portare al futuro del pianeta?

Da Expo non ci aspettiamo moltissimo. Vogliamo dare anche noi un contributo alla Carta di Milano perché pensiamo che questo evento possa consegnare al mondo una serie di riflessioni sullo sviluppo dell’agricoltura e sul problema del nutrimento e della fame del mondo. Anche se avremmo voluto una Expo diversa, saremo presenti a Expo nella Cascina Triulza che ospita la società civile. Vogliamo essere laddove il mondo passa. Noi porteremo dei contributi sulla sostenibilità che speriamo abbiano ampia eco. Certo abbiamo tutti il dovere di impegnarci per liberare il cibo dalla presa criminale e dal malaffare, occorre aprire una stagione nuova del cibo e dell’alimentazione perché l’alternativa, di fatto, già esiste: sono i nostri prodotti, le nostre eccellenze gastronomiche che uniscono l’etica all’estetica.

Ognuno di noi nel suo piccolo può fare qualcosa, giovane o anziano che sia per migliorare il pianeta?

Può fare molto. Sicuramente consumare in maniera diversa premiando quelle produzioni sostenibili in tutti i campi: dalla scelta dell’elettrodomestico Foto Legambienteall’alimentazione. C’è un potere che, invece, di essere vissuto come moda può diventare una forte incentivazione verso un tipo di mercato piuttosto che un altro. Per quanto riguarda l’habitat, ognuno di noi può fare ristrutturazioni importanti della propria casa che vadano nel senso della sostenibilità informandosi sugli incentivi e sugli sgravi fiscali (validissimi) a loro disposizione, ricorrendo anche a tecnologie dell’efficienza energetica nella propria abitazione. Ma la propria parte la si può fare anche scegliendo un mezzo di trasporto piuttosto che un altro quando ci si muove. E la stessa cosa vale anche per la raccolta differenziata. Sembrano piccole cose ma replicate per milioni di cittadini divengono una sostanza importante. Guai però a essere scettici o cinici su questo argomento perché non ce lo possiamo permettere. Né noi né i nostri figli.

 

 

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