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Rogier van der Heide: l’architettura illuminata

Il designer olandese è Chief Design Officer della Philips. Maestro nell'interpretazione della luce, ha partecipato a numerosi progetti internazionali. E' convinto che le fonti luminose debbano trasmettere emozioni. Opere di design tecnologico ispirate alla natura. Per esaltare la bellezza formale delle architetture

di Monica Onore
14 luglio 2010

Roger Van Der Heide, designRogier van der Heide ha partecipato a prestigiosi progetti in tutto il mondo, dal Millennium Dome di Londra, allo Stadio Olimpico di Pechino. Da quest’anno è diventato Chief Design Officer Lighting della Philips.
Rogier ritiene che la chiave di successo di un progetto stia nella collaborazione con tutte le figure professionali, dall’architetto al tecnico delle luci, nell’attenzione al risparmio energetico, nell’armonia con il contesto ambientale e nella capacità di esprimere il giusto equilibrio tra luce naturale e artificiale.

In che modo il lavoro di un designer migliora la qualità della vita?

La qualità della vita per un designer è quella di esplorare sempre nuove idee e percorsi. La nostra visione del mondo è diversa da quella che potrebbero avere manager o imprenditori. Lavoro molto con loro e mi piace perché ci completiamo a vicenda.

E a proposito della qualità della luce?


 Sono un designer della luce  e non ho mai fatto altro nella vita. Ideare un progetto d’illuminazione d’interni significa dare un’impronta decisiva agli spazi abitativi perchè con i miei lavori le persone non si limitano a vedere, ma riescono a interpretare meglio un’architettura, apprezzandone trame e forme.

 

Forcefield
 

 

Ha cominciato a lavorare molto giovane, cosa è cambiato in questi ultimi anni?

E’ vero ormai lavoro da vent’anni come designer e devo dire che ho visto enormi trasformazioni.  Oggi ci sono fonti di luce così sottili e piccole che possono essere installate in luoghi che alcuni anni fa sarebbero stati inimmaginabili.

Quello che ho visto è stato un progressivo sviluppo della libertà del designer. Con i Led tutto è cambiato, offrono soluzioni innovative e per un designer progettare è diventato un lavoro sicuramente più creativo.

Quanto è importante la tecnologia?

Creare un oggetto luminoso significa declinare arte e artigianato e scienza. La luce è la fonte naturale per eccellenza: il sole irradia benessere in oguno di noi ed è un elemento fondante della qualità della nostra vita. Il lavoro di un designer consiste nel trasferire le qualità della luce naturale in un oggetto ad alto contenuto tecnologico. E per farlo nel modo migliore bisogna avere un’ottima preparazione high tech.

Starplace, foto di Christian RichtersL’interpretazione della luce cambia secondo le diverse latitudini?

Cambia secondo l’area e il Paese in cui ti trovi,  ma i principi con cui  si riflette nella nostra vita sono universali: non lavora su di noi solo mentalmente e spiritualmente, ma anche fisicamente. La luce entra nella pelle, attraverso gli occhi ed ha un impatto anche sulle funzioni del corpo. 

C’è un progetto che preferisce?

Molti, miei e di altri, ma non posso affermare di preferirne uno. Per quanto riguarda il mio lavoro, il migliore è sempre l’ultimo perchè ci metto tutta la  passione del mio cuore, delle mie mani e del mio cervello.  

 Può essere un progetto piccolo o  grande; che dura poco tempo, solo 6 mesi come per esempio quello di Swarovski Dream cloud, oppure di dieci anni o  più, come The Yas Hotel di Abu Dhabi.  

Qual è il suo ruolo attuale?

Da poco sono diventato il direttore del Design Officer Lighting della Philips, una grande azienda internazionale, e questo mi dà la consapevolazza che ogni mio lavoro ha un impatto notevole sulla qualità della vita delle persone che comprano e utilizzano i  prodotti. E’ una responsabilità in quanto promuovo soluzioni per la vita quotidiana non dannose per l’ambiente, ma anzi piacevoli e funzionali. Per questo tecnologia e design devono fondersi in modo armonico e offrire così al consumatore finale un prodotto a tutto tondo.

Ha quattro figli, com’è il vostro rapporto?

Amo i miei figli e il mio tempo si divide tra lavoro e famiglia. Cerco di farmi ispirare da loro: osservare i bambini ed esplorare il loro mondo è molto stimolante perché quando giocano hanno un  modo di scoprire e guardare le cose con uno sgurado non condizionato, libero. Per questo ci insegnano a osare e a intraprendere nuove strade. Nel team in cui lavoro cerco sempre di creare uno spirito giocoso per spingere il progetto un po’ più lontano.

Yasmarine hotel violet overview

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