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Più sport, cibo sano e meno tv. Le regole contro l’obesità infantile

Bambini e adolescenti sono sempre più a rischio: secondo l'Oms, il fenomeno del sovrappeso ha ormai assunto dimensioni allarmanti, da "epidemia globale". Ecco come intervenire a casa e a scuola

Nicoletta Ripani
27 gennaio 2012

Laura CensiI dati più recenti sullo stato di salute dei nostri figli in relazione all’alimentazione sono allarmanti: il 23 per cento dei bambini italiani è in sovrappeso, il 12 addirittura obeso. Una percentuale che in cifre si traduce in oltre 1 milione e centomila piccoli, tra i 6 e gli 11 anni, e che in pratica evidenzia come nel nostro Paese più di un bambino su tre abbia un peso nettamente superiore a quello che dovrebbe avere.  Come ci siamo arrivati? Errate  abitudini quotidiane  (un bambino su due, per esempio, sta più di tre ore ogni giorno davanti a TV e videogiochi ) poca attività fisica e insufficiente consumo di frutta e verdura. Ad aggravare la situazione, le ricerche più recenti hanno messo in evidenza che gran parte dei genitori non sembrano essere consapevoli del problema, oppure tendono a sottovalutarne la gravità e gli effetti. Di questa situazione e delle iniziative in corso per rimediare all’emergenza abbiamo parlato con Laura Censi, nutrizionista, ricercatrice INRAN e direttore del Programma Scientifico “Stile di vita e benessere” che si occupa di sviluppo di programmi di sorveglianza nutrizionale, con particolare riguardo alla prevenzione dell’obesità, specie durante l’età evolutiva.

I dati e le cause dell’emergenza

 

È tutto vero?

Image by © Richard Schultz/CorbisPurtroppo si. L’obesità sta aumentando rapidamente in ogni fascia di età. In Europa, ma non solo. Tanto che questo fenomeno è stato definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità una “epidemia globale” e rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica nei Paesi industrializzati. In particolare la crescita dell’obesità è molto allarmante fra bambini e adolescenti: il tasso attuale è 10 volte più alto di quanto riscontrato negli anni ’70.

A quando risalgono le ricerche più recenti?

Nel 2008 l’Istituto Superiore della Sanità ha portato avanti l’indagine “OKkio alla SALUTE” che ha “fotografato” questi numeri da emergenza. Come INRAN, invece, stiamo completando lo studio ZOOM8 che ci ha consentito di raccogliere informazioni sullo stile di vita e sulle abitudini alimentari dei bambini nelle diverse aree geografiche italiane. I risultati, che saranno pubblicati a breve, evidenziano la necessità e l’urgenza di azioni di sanità pubblica a sostegno di scelte di vita più salutari, che tengano conto delle specificità territoriali e ambientali.

È vero che un bambino in sovrappeso rischia di essere così  anche da adulto?

L’obesità infantile è una condizione difficile da trattare e tende a persistere nell’età adulta: secondo l’OMS oltre il 60 percento dei bambini in sovrappeso prima della pubertà, lo sarà anche da adulto. Di conseguenza tenderà ad abbassarsi anche l’età media in cui si manifestano le patologie tipiche associate all’obesità. Con notevoli ripercussioni sulla qualità della vita e sulla spesa pubblica.

Attenzione ai fattori “obesogenici”

 

Quali sono i rischi?

Image by © Mark Richards/CorbisUn peso superiore ben superiore alla norma predispone a una serie di patologie sia a breve che a lungo termine. Facilita la comparsa precoce di malattie cardiovascolari, dell’ipertensione, del diabete di tipo 2, fino all’insorgere di alcuni tipi di tumore. Sovrappeso e obesità, inoltre, si accompagnano spesso a problemi ortopedici e psicologici.

Quali sono le cause principali di questo disturbo?

I cambiamenti sociali e ambientali tipici delle società occidentali contemporanee rappresentano una delle ragioni  principali della rapida diffusione dell’obesità fra bambini e adolescenti perché concorrono allo sviluppo di un ambiente “obesogenico”.

Che cosa significa?

Un contesto di vita quotidiana dove si mangia troppo e ci si muove poco. E un eccessivo consumo di cibi ad alto contenuto calorico associato alla sedentarietà determina inevitabilmente, nel tempo, un aumento del peso corporeo.

Cosa possono fare madri e padri

 

Quanto i genitori sono consapevoli di questo stato di cose?

CorbisIn gran parte dei genitori dei bambini in sovrappeso manca una reale consapevolezza del problema. Lo hanno evidenziato le due ricerche OKkio alla SALUTE e ZOOM8.  Quest’ultima ha messo in evidenza anche una scarsa conoscenza, da parte delle famiglie, di quanto sia importante lo stile di vita per prevenire e limitare il problema.

Il 70 percento dei genitori inoltre è convinto che l’alimentazione dei propri figli potrebbe migliorare potenziando i programmi di educazione alimentare a scuola. Solo circa la metà ritiene però di aver bisogno di corsi d’informazione ed educazione alimentare. Dati contraddittori, quindi.

Quali iniziative si stanno portando avanti per contenere e frenare il problema?

Il Piano Nazionale della Prevenzione e il programma nazionale “Guadagnare Salute: rendere facili le scelte salutari”, prevedono un’ampia serie di iniziative. La più recente è il progetto di “Mi Voglio Bene”, promosso dal Ministero della Salute con la Società Italiana di Pediatria. Ha coinvolto per tutto il 2011 migliaia di pediatri in Italia e dovrà verificare se una maggior attenzione da parte dei genitori allo stile di vita dei bambini possa essere efficace nel ridurre i casi di sovrappeso e obesità fra adolescenti e adulti. Il progetto individua dieci azioni di importanza fondamentale per limitare i rischi, fra cui allattamento esclusivo al seno almeno fino ai primi sei mesi di vita, apporto proteico controllato fino a 2 anni, sospensione del biberon entro i 2 anni, eliminazione di succhi e tisane, uso limitato della tv, stop all’uso del  passeggino dopo i 3 anni, incentivazione dei giochi di movimento.

Le iniziative in corso: dalle elementari alle superiori

 

Esistono altri progetti in corso?

Image by © Hill Street Studios/Blend Images/CorbisIl programma comunitario “Frutta nelle scuole” (www.fruttanellescuole.gov.it) del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, è finalizzato ad aumentare il consumo di frutta e verdura nelle scuole elementari di tutte le regioni attraverso la distribuzione di prodotti ortofrutticoli. Questa iniziativa prevede anche una campagna di informazione, rivolta a docenti e genitori,  che sottolinea la necessità di un corretto apporto di questi alimenti nella dieta quotidiana dei bambini.Sempre nelle scuole elementari, il Ministero della Salute – in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, l’Istituto Superiore di Sanità, l’INRAN e le Regioni – ha realizzato e distribuito fino a oggi in circa 2600 scuole, il Kit didattico multimediale “Forchetta e Scarpetta” da utilizzare in classe. Lo scopo è sensibilizzare bambini, insegnanti e famiglie sull’importanza di una sana alimentazione, a partire dalla prima colazione, e di uno stile di vita attivo, a scuola e a casa. L’INRAN ha realizzato anche il pacchetto didattico “Più ortaggi, legumi e frutta” per favorire lo svolgimento di attività di educazione alimentare e del gusto nella scuola primaria. Risultato della collaborazione tra nutrizionisti, pedagogisti e psicologi, mette a disposizione degli insegnanti una serie di percorsi divertenti e stimolanti che hanno l’obiettivo di educare i bambini al consumo di questi alimenti. Il pacchetto didattico si può richiedere all’INRAN, (oppure  scaricare dal link:www.inran.it/687/Pacchetto_didattico.html) Nelle scuole superiori, invece, i Ministeri della Salute e della Pubblica Istruzione hanno promosso il progetto “Frutta Snack”, una sperimentazione che prevede varie azioni tra cui l’installazione di distributori automatici di merende a base di frutta fresca e trasformata. Il progetto pilota nazionale coinvolge 80 scuole superiori nelle province di Roma, Bologna e Bari, circa 60.000 ragazzi, gli insegnanti e le famiglie.Ma ci sono altre importanti iniziative in corso.

A quando la verifica sull’efficacia di queste iniziative?

Per capire quali saranno i risultati di tutti questi sforzi, al di là dei dati che usciranno a breve, un passo di importanza fondamentale è stata la realizzazione del sistema di sorveglianza OKkio alla SALUTE che consente di monitorare ogni due anni, in modo sostenibile nel tempo, la situazione nutrizionale dei bambini delle elementari tramite la raccolta dei dati nelle scuole. Ci auguriamo che una soluzione analoga venga intrapresa presto anche per gli adolescenti. Perché la consapevolezza da parte di tutti insieme a una serie di modifiche sostanziali allo stile di vita e una corretta educazione alimentare sin da piccoli, rappresentano gli unici strumenti di cambiamento per arginare un problema allarmante che mette a repentaglio benessere e salute di bambini, adolescenti e futuri adulti, di cui purtroppo deteniamo il primato in Europa.

 

 

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Una risposta a Più sport, cibo sano e meno tv. Le regole contro l’obesità infantile

  1. Grazie per l’ottimo articolo.
    Aggiungerei però due elementi fondamentali, ormai chiarissimi per la ricerca statunitense:

    – il “weight stigma”, ossia la discriminazione ai danni degli obesi fin da piccoli predispone all’obesità permanente
    – i genitori che riprendono il bambino per il suo appetito lo predispongono all’obesità permanente.

    La soluzione c’è e si chiama HAES.
    Un saluto
    Paolo

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