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Pierre Magistretti: «L’amore è una tossicodipendenza»

Il neurobiologo svizzero co-autore di “Gli enigmi del piacere” ci spiega perché uomini e donne sono sempre alla ricerca di nuovi partner

Fabio Di Todaro
17 novembre 2014

Image by Corbis/Blue Images Nonostante propendesse per la psicoanalisi, Sigmund Freud non fece mistero di come il rigore e l’oggettività della scienza avrebbero potuto agevolare lo studio dell’inconscio. Approfondirne gli aspetti richiede un approccio multidisciplinare: equamente ripartito tra psicoanalisi e neurobiologia, sempre più importante negli ultimi anni. Premesso che in tutto ciò che accade ci sia qualcosa di inafferrabile per la nostra mente, provare a far convergere le due tradizioni è lo sforzo che hanno compiuto, appunto, lo psicoanalista Francois Ansermet e il neurobiologo Pierre Magistretti, coautori di “Gli enigmi del piacere”, edito da Bollati Boringhieri. I due specialisti, con un saggio equilibrato sulla diversità della psiche, sono arrivati a provare una verità inconfutabile: l’uomo, benché spinto a ricercare il meglio per la sua vita, finisce ciclicamente in un circolo vizioso compulsivo. A far predominare il dispiacere, è quella che gli specialisti definiscono “coazione a ripetere”: una forza enigmatica che tiene per sempre in trappola il godimento umano.

Dunque l’uomo è destinato a essere infelice, professor Magistretti?

In ogni istante della vita viviamo questo contrasto: la soddisfazione è scavalcata dall’insoddisfazione, sulla felicità prevale la tristezza. Tocca a noi regolare questo conflitto interiore, riconoscendo la via di fuga che ci permetta di andare avanti.

Centonovanta pagine, però, non sono state sufficienti a individuarne una.

La psicoanalisi moderna permette di vivere il paradosso senza diventarne schiavi ed è una terapia salutare consigliabile a tutti. Le soluzioni esistono, ma sono soggettive. Trovarne di diverse, ma ugualmente efficaci, è la sfida che spetta agli eredi di Freud.

L’uomo, seppur appagato, non si accontenta mai in amore: cerca la passione in un altro partner, se la conquista, poi la smarrisce fino alla nausea. Com’è possibile abbandonare questa antinomia?

Nel caso dei rapporti sentimentali vale la teoria dei processi opponenti che si applica alle tossicodipendenze. Il piacere cala con il tempo, genera abitudine e provoca una reazione comune: si sogna di avere ciò che non si ha. A ogni nuovo inizio, corrisponde una nuova pulsione. Si ha una forte stimolazione dei meccanismi di ricompensa dopaminergici che, a lungo andare, riducono il piacere. Dopodiché si innesca una compensazione ormonale regolata da corticotropina e noradrenalina. Così l’uomo, per provare piacere, cerca un’alternativa, nello stesso modo in cui un tossicodipendente aumenta la quantità di droga assunta».

La copertina di "Gli enigmi del piacere" Se l’essere umano è animato da una pulsione, l’animale risponde con l’istinto: in cosa differiscono le due forze?

A un comportamento innescato dall’esperienza, variabile e creativo, se ne oppone uno geneticamente determinato che dà origine ad atteggiamenti convenzionali. Pensiamo al rapporto con l’altro sesso. Tra un fagiano e una fagiana il corteggiamento è codificato, come fissato da un manuale di istruzioni. L’uomo, invece, non riesce a canalizzare la sua pulsione. Ognuno si impegna a conquistare il partner a modo proprio ed è la singolarità a fare la differenza.

Neuroscienze e psicoanalisi sono sostanza e forma della stessa materia?

Scoprendo la plasticità dei neuroni e la capacità di modellarsi secondo le tracce impresse dall’esperienza, abbiamo capito che un approccio antitetico non è più condivisibile. Ciò che abbiamo vissuto modifica la nostra mente e genera nuove sensazioni somatiche.

Quanto cambia nella mente la percezione di ciò che accade all’esterno?

C’è una discontinuità dovuta ai processi di plasticità che iscrivono le tracce nei circuiti neuronali. La neurobiologia ci suggerisce che tutte le esperienze si ricombinano a formare nuove rappresentazioni che ricostruiscono la psiche. Nulla sparisce, ma tutto si trasforma: c’è un’entità permanente che cambia associazione e si contestualizza in modo diverso.

C’è un limite al male che l’uomo, animato dal dispiacere, può compiere?

La storia dice di no e la psicoanalisi fornisce gli argomenti alla risposta. Privo di istinto, l’essere umano crea sempre azioni diverse in cui gli atti sono animati da costruzioni fantasmatiche prive di confini. La violenza genera esperienze e rappresentazioni in grado di annullare anche la forza del gesto più cruento.

Twitter @fabioditodaro

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