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Paolo Bertuzzi: recuperiamo calore dai motori

L'azienda bresciana Turboden, di cui è direttore generale, è leader in Europa nella produzione di impianti per la generazione e cogenerazione di energia elettrica e calore. A partire da fonti rinnovabili

di Marzia Gallo
8 luglio 2010

L’attenzione alle energie alternative e al benessere dell’ambiente è sempre stata una  pirorità. In grande anticipo sui tempi. E’ il caso della bresciana Turboden, nata dall’idea di un professore di Energetica del Politecnico di Milano, Marco Gaia, che ha deciso di far partire il business prendendo con sé i suoi migliori allievi. Il gruppo ha festeggiato i 30 anni da pochi mesi (è nata nel 1980) ed è leader europea nella cogenerazione di energia con tencologia ORC, ovvero Organic Rankine Cycle, per produrre energia elettrica da fonti rinnovabili e da calore di scarto. Paolo Bertuzzi, socio dell’azienda dal 1999, è general manager dell’area commerciale e finanziaria.

 

Paolo Bertuzzi, imprenditore

Quello che è nato trent’anni fa è stato un vero e proprio laboratorio di idee, oltre che un’iniziativa imprenditoriale…


Sì, perchè la società fondata a Milano nel 1980 è stata una specie di spin off universitario. Il professor Gianfranco Angelino, con i colleghi Ennio Marchi e Mario Gaia, hanno avuto l’idea iniziale di investire ricerca e studio mirato alle energie rinnovabili. Del resto, il Politecnico è sempre stato un incubatore a cui attingere e da cui estrapolare belle menti da far crescere. Poi, Mario Gaia ha creato la Turboden. L’ingegnere ed ex professore presso il dipartimento di energetica del Politecnico di Milano e oggi membro del cda, ha da subito coinvolto in azienda alcuni dei suoi studenti più brillanti. Fin dagli anni della sua fondazione, l’obiettivo è stato quello di realizzare turbogeneratori basati su una speciale tecnologia a fluido organico detta ORC (da Organic Rankine Cycle) per produrre energia elettrica da fonti rinnovabili e da calore di scarto.

 

I numeri sono molto interessanti e l’età media è molto giovane. Una novità nello scenario italiano…

Il fatturato 2009 è stato di 39 milioni di euro. Con oltre 140 impianti installati e circa 20 in costruzione, abbiamo un’offerta che include moduli standard da 200 kWel a 3 MWel e soluzioni personalizzate fino a 10MWel. Ci sono due sedi in Lombardia: la principale è a Brescia, dove si trovano gli uffici direzionali, i laboratori di sviluppo e testing e le linee di assemblaggio; l’altra è a Milano, dove opera un team di ingegneri dedicati alle attività di ricerca fluidodinamica.
Ci sono 114 addetti, impiegati nelle principali funzioni aziendali: direzione, progettazione e R&S, commerciale e marketing, acquisti e produzione, avviamenti e service, amministrazione, ICT e servizi generali. L’età media si chi lavora in azienda è di circa 32 anni ed il grado di professionalità molto elevato. La maggior parte dei dipendenti ha una formazione tecnico-ingegneristica.

Turbogeneratori di Turboden

Siete presenti anche fuori dai confini italiani?

 

Abbiamo debuttato in Canada con un impianto per il recupero calore. Un’ operazione, quella in Nord America, realizzata grazie ai canali internazionali della statunitense Pratt&Whitney (gruppo Utc), che nel 2009 ha acquistato la maggioranza dell’ azienda lombarda estendendo la sua presenza nella generazione di energia rinnovabile, già presidiata con la linea di prodotti PureCycle. L’ avvio è previsto per la fine del 2010. Il progetto Transgas in Canada apre nuovi orizzonti di business. Nel mondo ci sono 155 impianti. La maggioranza, 117, sono all’ estero (66 in Germania, 32 in Austria). Tra i campi applicativi dei turbogeneratori di Turboden, la cogenerazione da biomassa risulta essere la più diffusa con 139 impianti (109 in funzione, 30 in costruzione), segue il recupero calore con 13 impianti (5 in funzione, 8 in costruzione) e la geotermia con 3.

 

Turbogeneratori di TurbodenQuali sono i vantaggi per l’ambiente?


Non utilizzando combustibili fossili per produrre energia elettrica, contribuiamo in modo significativo alla lotta contro il riscaldamento globale e l’aumento delle emissioni di CO2. La maggior parte delle nostre unità, inoltre, sono cogenerative e quindi producono sia energia elettrica, sia calore per uso locale (come il teleriscaldamento), consentendo un uso intelligente delle risorse energetiche. Lo spreco d’acqua è solitamente evitato utilizzando sistemi a circuito chiuso. Le unità sono per la maggior parte realizzate in metallo e al termine della loro lunga vita operativa i macchinari sono facilmente rottamati e riciclati. Le loro piccole dimensioni, infine, minimizzano il loro impatto visivo sul paesaggio.

 

Siete anche attenti alla dimensione estetica?


Si, non ci fermiamo al prodotto. Sul tetto della sede centrale di Brescia sono installati 400 m2 di pannelli solari fotovoltaici al fine di ridurre la produzione di CO2 e l’impatto ambientale dell’edificio.

Da sinistra a destra: Paolo Bertuzzi, Mario Gaia, Roberto Bini

 

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