Wise Society : Paolo Anselmi «La sostenibilità nelle imprese sempre più elemento di competitività e crescita»
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Paolo Anselmi «La sostenibilità nelle imprese sempre più elemento di competitività e crescita»

Il vicepresidente di Gfk Eurisko racconta come le imprese stiano cambiando il proprio approccio alla sostenibilità innovando

Michele Novaga
13 ottobre 2015

Paolo Anselmi al Sodalitas Social Award 2015L’occasione era la presentazione dell’approfondimento “Imprese e organizzazioni responsabili per una crescita sostenibile, il profilo di un’Italia che c’è”, che Gfk Eurisko ha realizzato analizzando i contenuti di tutte le candidature all’Edizione 2015 del Sodalitas Social Award. Una ricerca che, analizzando tutti i progetti presentati al prestigioso premio della Fondazione emanazione di Assolombarda, delinea un insieme di caratteristiche distintive (otto, che vanno dal definitivo superamento dell’approccio esclusivamente “filantropico” alla piena integrazione della sostenibilità nella visione, nella strategia e nelle operazioni di business, dall’utilizzo esteso di ricerca e tecnologia, in una prospettiva di “innovation with a purpose” alla ricerca consapevole di un approccio multistakeholder, dalla crescente convergenza “Green-Social” tra responsabilità sociale e sostenibilità ambientale alla focalizzazione sulla riduzione degli sprechi e uso ottimale delle risorse, dalla nuova attenzione alla Scuola e all’educazione dei giovani alla consapevolezza del valore strategico del capitale umano) delle organizzazioni capaci di cogliere i segnali più evoluti nella cultura e nella pratica della sostenibilità. E così wisesociety.it, durante l’assise che ha avuto come scenario Palazzo Mezzanotte a Milano, ha chiesto a Paolo Anselmi, vice presidente di Gfk Eurisko che prospettive emergono da questo studio nell’ambito della sostenibilità sociale e ambientale.

Il vostro studio ha un titolo significativo da cui emerge che nel nostro Paese ci sono imprese e istituzioni che lavorano per una crescita sostenibile. Quindi l’Italia c’è’?

L’Italia c’è vuol dire che per tradizione il Sodalitas Social Award premia quella parte del mondo produttivo, istituzionale e del terzo settore che opera in una prospettiva di responsabilità sociale e di sostenibilità. Spesso la visibilità mediatica privilegia i casi critici (ed è giusto che sia così) ma dobbiamo ricordarci e dare forza a chi invece con coerenza e impegno persegue una prospettiva di sostenibilità sociale e ambientale. Noi abbiamo analizzato i 139 progetti presentati all’edizione di quest’anno: questa è la pattuglia avanzata, non è l’Italia perché sappiamo che ci sono sacche di arretratezza da questo punto di vista. Ma ricordiamoci che in questo campione c’è un pezzo significativo di società (ci sono imprese, enti, associazioni e istituzioni) che sta operando in questa direzione. Questa pattuglia sta aprendo la strada e sarà secondo me seguita da un numero crescente di imprese.

Sta quindi cambiando l’approccio nei confronti della sostenibilità?

La sostenibilità per molto tempo è stata considerata un costo da mettere da parte in attesa di tempi migliori. Innanzitutto dal punto di vista dei risparmi. In secondo luogo perché i consumatori le premiano. E terzo perché il rapporto con tutti gli stakeholder è migliore. L’impresa si trova ora ad operare in un contesto più favorevole.

Image by iStockVede un maggior coinvolgimento dei cittadini alla vita anche delle imprese?

Mi sembra giusto parlare di cittadini anche se per molto tempo si è parlato solo di consumatori. I cittadini consumatori – e le nostre ricerche lo dimostrano – sono sempre più attenti al comportamento dell’impresa e quindi alla dimensione della responsabilità che insieme diventano elementi costitutivi della reputazione. Le ultime ricerche ci dicono che al primo posto nell’orientamento delle loro scelte c’è la qualità del prodotto. Il dato sorprendente è che al secondo posto come “corporate reputation” c’è la sostenibilità che diventa una componente sempre più importante della qualità.

Negli otto punti che avete individuato c’è anche l’innovazione.

Per molto tempo si è creduto che andare verso la sostenibilità volesse dire tornare indietro. Non è così: è grazie all’innovazione che noi riusciamo a risparmiare risorse, ridurre le emissioni, gestire in modo più efficiente i processi, trovare modalità di reimpiego e riutilizzo degli scarti. In tutto ciò c’è una componente di innovazione tecnologica molto importante. E’ un trend che negli USA viene definito “Innovation with the purpose”: vuol dire che l’innovazione non è fine a sé stessa ma può essere orientata anche per ridurre l’impatto ambientale per esempio.

Image by iStockUn altro punto chiave è la collaborazione tra Pubblica Amministrazione, imprese e organizzazioni.

La strategia multistakeholder sta emergendo muovendo i primi passi solo ora in Italia. Ma con esempi molto belli come la progettazione del dopo Expo. Ecco, affrontare temi di questa portata vuol dire riunire allo stesso tavolo soggetti pubblici e privati, imprese, università, pubbliche amministrazioni, centri di ricerca terzo settore. E’ solo in questo modo che si può arrivare a soluzioni condivise. Le imprese già fanno questo ragionamento ma pro domo loro, nel senso di migliorare la qualità dei rapporti con gli stakeholder. La prospettiva sta cambiando: al centro si mette un problema per esempio territoriale-ambientale che riguarda un po’ tutti e, a partire dal problema, la ricerca di una soluzione condivisa mettendo a confronto i diversi attori.

La politica è o sarà in grado di cogliere questi spunti? Se sì in che modo?

La politica è un attore rilevante. In molte occasioni si è dimostrata in ritardo e di non credere fino in fondo a questa prospettiva. La politica nel nostro Paese ha dimostrato di non valorizzare sufficientemente certe dimensioni di sostenibilità. Io credo moltissimo nella politica locale: da questo punto di vista ci sono esempi di amministrazioni locali che sono state capaci di impegnarsi e agire con molta determinazione nei progetti di educazione e di responsabilizzazione dei cittadini. Io credo molto in un processo bottom up che parta dal basso, dalla periferia verso il centro.

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