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Paola Testori Coggi: come l’Europa combatte obesità, malnutrizione e spreco di cibo

Educazione alimentare nelle scuole, più attività fisica sin da bambini, ricorso a proteine animali e lotta ai pesticidi le ricette della direzione generale per la Salute e i consumatori della Commissione Europea

Michele Novaga
6 dicembre 2013

Paola Testori CoggiObesità, malnutrizione e spreco di cibo: il triangolo del paradosso in cui elementi in evidente contraddizione tra loro coesistono nel nostro pianeta. A oltre 800 milioni di malnutriti si contrappongono un miliardo di persone sovrappeso di cui 300 milioni di obesi. E sono circa un miliardo e 300 milioni le tonnellate di cibo ancora commestibile -un terzo di quelle prodotte- gettate ogni anno. Tutto ciò comporta anche enormi costi dal punto di vista sanitario e medico e ci conferma come una strutturata azione per promuovere un modello più sostenibile, coerente ed equilibrato sia più che mai necessaria.

In occasione del Quinto Forum Internazionale su cibo e nutrizione organizzato alla Bocconi di Milano dal Barilla Center for Food and Nutrition (Bcfn), wisesociety.it ha chiesto a Paola Testori Coggi, a capo della direzione generale per la Salute e i consumatori della Commissione Europea, come può e deve migliorare l’alimentazione a livello globale.

Cosa bisognerebbe fare per cambiare il nostro impatto col cibo?

Il modello attuale, che prevede la produzione di grandi volumi di cibo a basso costo spesso a scapito della qualità e dell’attenzione all’ambiente e dei produttori locali, è ormai vecchio di 50 anni. E va cambiato. E l’obesità che è un grande problema, ne è una conseguenza. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2008 un bambino europeo su 4 era obeso. Nel 2013, solo 5 anni dopo quindi, i dati dicono che i bambini obesi sono diventati uno su tre.

Per contrastare il problema, la UE ha lanciato un programma di azione focalizzato sui bambini partendo dalla scuola proprio perché siamo convinti che l’obesità sia un’attitudine e perciò sia più facile cambiarla da piccoli in un ambiente più salutare facendo attività fisica e somministrando cibi più sani. Ma a scuola bisognerebbe anche inserire tra materie di insegnamento l’educazione alimentare considerando che la dieta è il più importante fattore determinante della nostra salute.

Noi coi nostri programmi monitoriamo gli stati membri su quanto fanno e prendiamo ad esempio le best practises da seguire per poi farle applicare poi anche a livello regionale e locale.

Contro lo spreco di cibo

Image by © Peter Turnley/CORBISAnche lo spreco di cibo è un grande problema..

Ovviamente sì ma anche questo è un tema di attitudine. Ogni anno nei paesi dell’Unione Europea si stima che ne vengano buttate via 90 milioni di tonnellate. Ma la gran parte di questa quota (42%) viene sprecata proprio all’interno delle mura domestiche.

Come interviene la Ue in questo ambito?

Esiste una road map per le risorse efficienti in Europa che prevede varie iniziative su come ridurre lo spreco in tutta la catena alimentare. Attualmente ai consumatori viene offerto un prodotto di cui deve essere buttata via una parte, senza contare le confezioni e gli imballaggi. La colpa dello spreco quindi è anche dell’industria. E in base ai dati allarmanti che giungono siamo convinti che sia necessario cambiare l’attitudine del consumatori educandoli affinché siano loro stessi a chiedere altri tipi di prodotto con altri tipi di confezioni.

Come migliorare la qualità dell’alimentazione

Image by © Ocean/CorbisCosa bisognerebbe fare anche su scala mondiale per migliorare l’alimentazione?

Innanzitutto bisognerebbe puntare su un’agricoltura più sostenibile e con meno pesticidi così come reca la direttiva Integrated Pest Management che entra in vigore il primo gennaio 2014 e che mira a ricercare tutte le vie alternative possibili per produrre un cibo di qualità riducendo al minimo i rischi di distruzione del sistema agroalimentare. In base a questa direttiva, ogni paese dovrà avere dei programmi e dovrà dimostrarne la sua applicazione fornendo anche dei numeri sui risultati prodotti dalla riduzione nell’uso dei pesticidi.

Poi bisognerebbe valorizzare le proteine animali (polli, maiali, mucche) derivanti dallo scarto alimentare riutilizzandole con l’eccezione di quelle dei bovini, nell’alimentazione animale. E poi puntare su nuovi tipi di proteine come alghe e insetti sia per l’alimentazione animale e in futuro anche per l’alimentazione degli uomini.

Parlando di questo, reputa che gli OGM potrebbero apportare dei benefici?

Io reputo che gli OGM, quelli cosiddetti di seconda generazione, possano rappresentare una parte importante per lo sviluppo della produzione alimentare. Penso per esempio a quelli che, resistendo alla siccità in Africa, potranno fare riconquistare terreni aridi persi. Ma penso anche ai nuovi tipi di mais in grado di produrre olio con basso livello di grassi saturi o al riso con la vitamina E. Siamo ancora a livello di ricerca.

L’opportunità offerta da Expo 2015

Image by CorbisNel 2015 a Milano si svolgerà la grande esposizione universale. In che modo Expo può essere il punto di partenza di un modello nutrizionale migliore?

Expo tocca col suo titolo (Nutrire il pianeta, energia per la vita) il tema dell’alimentazione e raccoglie tutti i paesi sia quelli sviluppati che quelli in via di sviluppo. Con i dibattiti e le conferenze che si organizzeranno e grazie alla grande attenzione che capteranno attraverso i media, si potrebbe arrivare ad un protocollo sul quale successivamente i governi possono costruire qualcosa di più concreto.

Chiaramente Expo non può essere il luogo in cui materialmente avviene l’accordo dei paesi su questi temi. Ma sicuramente un’occasione in cui si può lanciare l’idea di un modello più olistico per il futuro.

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