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Paola Franchi: così ho ricominciato a vivere

Da un'esistenza ricca e felice, al dolore per l'assassinio dell'uomo amato, Maurizio, e il suicidio del giovane figlio. L'ex compagna di Gucci, autrice del libro "L'amore spezzato" racconta la sua storia piena di colpi di scena e tragedie. Ma soprattutto il suo impegno per "l'Amico Charly", da lei fondata. Una Onlus che si occupa di disagio giovanile e che le ha dato una ragione per non arrendersi

di Sebastiano Guanziroli
2 dicembre 2010

Paola Franchi, artistaLa storia di Paola Franchi è quella di una donna capace di ricominciare a vivere, e la racconta lei stessa nel libro L’amore spezzato (scritto con la giornalista Sara Faillaci, edito da Rizzoli). Una biografia che si snoda tra favola, la Milano degli anni ’80, la storia d’amore con Maurizio Gucci («Mi sentivo la donna più fortunata della terra») e grandi tragedie: l’omicidio di Gucci nel 1995 su mandato dell’ex moglie Patrizia Reggiani e il suicidio pochi anni dopo del figlio sedicenne Charly che Paola aveva avuto con l’ex marito. E poi la rinascita, grazie a una grande forza d’animo, all’Africa, e a L’Amico Charly, l’associazione che ha contribuito a fondare nel 2001 dopo la scomparsa del figlio. Una onlus che si occupa di prevenzione al disagio giovanile facendo assistenza e sostegno in favore degli adolescenti e delle loro famiglie, cercando di fare prevenzione ma anche di prendere in carico ragazzi con tentativi di suicidio alle spalle. Un centro di aggregazione dove i laboratori di writing sui muri, di hiphop, canto, musica e danza aiutano i ragazzi ad esprimersi.

 

In AfricaQuesta è L’Amico Charly per i ragazzi che vengono ospitati. Ma per lei è qualcosa di più e di diverso…


Sì, io parlo da mamma di Charly. Quando l’ho perso ero già separata da qualche tempo, e il mio ex marito voleva fare qualcosa che lo ricordasse. L’associazione non ci è venuta in mente subito, è servito un anno per elaborare un progetto utile. Abbiamo pensato all’importanza dell’informazione, perché quando ci siamo trovati noi ad affrontare un fatto così drammatico, eravamo all’oscuro ci ciò che c’era dietro. Non c’erano associazioni dedicate all’autolesionismo degli adolescenti. Oggi se ne parla un po’ di più, ma prima c’era molto pudore. Quando capita, i genitori sono così frastornati che non sanno come comportarsi. L’Amico Charly dà un aiuto intervenendo sui ragazzi e sulle famiglie. Oggi lavoriamo con scuole e ospedali, e dopo dieci anni posso dire che abbiamo dato tanto a tante persone…

 

E a lei cosa ha dato L’Amico Charly?


Ha dato tanto anche a me, ma all’inizio è stata davvero dura. Quando succedono cose così ognuno reagisce in modo diverso. Per il papà di Charly dedicarsi all’associazione era un modo per superare il trauma. Per me era angosciante, egoisticamente non la percepivo come qualcosa che avrebbe fatto del bene e non avrebbe reso vana la morte di mio figlio. Col tempo, anche se ho mantenuto comunque un po’ le distanze dalla parte più operativa di contatto con i ragazzi, il mio approccio è diventato più sereno e sono molto orgogliosa, perché mi ha dato davvero moltissimo, anche se è nata da una tragedia.

 

Cover libroIl libro, una biografia, è un’altra tappa nel suo percorso personale di superamento del trauma?

Credo proprio di sì. Quando la casa editrice Rizzoli mi chiese di scriverlo sapevo che a loro interessava soprattutto il periodo della mia relazione con Maurizio Gucci. Dissi di sì, che l’avrei fatto, ma che c’erano cose importanti nella mia vita anche prima e dopo, e che volevo raccontarle. Alla fine ci sono riuscita: ho raccontato Maurizio come desideravo fare, cioè come la persona che era, una persona che pochi conoscevano, e poi ho raccontato di Charly. Sono anche riuscita in ciò che non mi ero prefissa di fare, ma che è venuto spontaneamente: ho dato la forza di andare avanti a tante altre persone colpite da prove dure. Ho dato a tanti uno stimolo, perché se si ha la forza di girare l’angolo, si può tornare ad avere la voglia di vivere. Ciò che ho fatto è stato ricrearmi una vita e credere in cose nuove.

 

In che modo i viaggi in Africa l’hanno aiutata a ricrearsi una vita?


L’Africa è una grande medicina, ma come potrebbe esserlo anche la campagna fuori Milano, perché non è necessario andare lontano per scoprire qualcosa di nuovo di sè. Certo, là è più facile perché il distacco da tutto è davvero forte e intenso. Io c’ero andata casualmente per fare visita ai miei genitori che vivevano in Kenia, e mai avrei pensato di fermarmi per mesi e di tornare tante altre volte. Le cose avvengono per caso, ma è dentro di noi che sta il riuscire a vedere con nuovi occhi una nuova realtà: in Africa ero anche già stata, ma non avevo mai provato ciò che ho sentito in seguito. L’approccio verso i luoghi è dato da come vedi e senti le cose: per me è accaduto dopo. Ho visto i colori, gli spazi, la luce e le persone, sono come rinata e mi sono rimessa a lavorare e a creare, tornando a fare ciò che avevo abbandonato.

Kenia

Oggi a cosa si dedica? Si dedica a qualcosa di completamente nuovo, o in ciò che fa torna in qualche modo la sua vita precedente?


Ho sempre fatto lavori artistici, anche grazie agli studi fatti da giovane. Oggi faccio ritratti e li rielaboro al computer: parto dalla foto del viso di una persona e gli creo intorno ambienti fantastici in cui proiettarla. Nell’ultimo lavoro Sirene, ad esempio, i personaggi diventano sirene e tritoni calati in un ambiente marino. Mi piace scavare nelle persone, conoscerle,  per poi elaborare il loro fantastico. Mi sono sempre espressa con l’arte, ma i ritratti sono qualcosa di più: il ritratto è interiorizzazione, ed è collegato con ciò che ho vissuto: i drammi mi hanno dato molta più profondità e capacità di guardare gli altri. Io oggi mi piaccio più di ieri, anche grazie a ciò che mi è accaduto.

Artico, realizzato da Paola Franchi

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5 risposte a Paola Franchi: così ho ricominciato a vivere

  1. Nicla

    Cara Paola,
    da quando ho divorato il tuo libro penso spesso alla tua storia e alla tua persona. Purtroppo il male esiste e ne sapeva bene Maurizio.
    Sei riuscita a lottare in tutti i sensi e alla fine il tempo ti ha dato ragione.
    Sei una persona positiva e 2 angeli custodi ti sono vicini.
    Ti voglio bene
    Nicla da Firenze

  2. Brunella Camellini

    Cercavo una ricetta fatta con le ostriche di Kilifi, e sei uscita tu, ti conoscevo poco e solo come “Paola”, una bella signora di grande fascino e buon gusto, seguendo la scia dei tuoi dipinti sono arrivata al tuo libro e alle tue sofferenze, ho visto una donna speciale, ancora più bella.
    Con stima un abbraccio
    Roberto e Brunella

  3. giuseppe ONORATO

    Gentile Signora Paola,è tanto tempo che volevo comunicarle di quanto siamo accomunate in questa tragica vicenda,Lei molto più di me ,io in modo marginale.Questo assurdo delitto ci ha visti protagonisti e ancora oggi a distanza di 19 anni,io come lei non dimentichiamo perché sempre siamo costretti il più delle volte a ricordarla per la pressione dei media.Oggi più che mai siamo tornati a ricordare questa storiaccia per l’uscita dal carcere del personaggio principale.Io vivo con tanta rabbia in corpo per questa vicenda che non si chiude sempre per l’ottusità di certi principii,e sono sicuro che non sarò certo io a mollare tutto.per non darla vinta a gli arroganti di questa storiaccia.
    Distinti saluti.

  4. Giulio

    Questa donnacciaancora una volta trova il modo per farsi pubblicità con il cognome importante di una persona che è morta nel 1995!!!! Un ennesimo pollo da spennare, come i suoi due precedenti mariti.
    Da allora ad oggi questa “signora” si è comportata non proprio per Amore e per dolore.
    Ecco come ha ricominciato a vivere…
    La notte in cui la vittima è stata ucciso, sotto la sua casa a Milano c’era un camion pronto a portare via tutto. La “signora” è stata fermata dalla polizia che ha messo i sigilli. Peccato che comunque abbia fatto in tempo a portare via la maggior parte degli oggetti, specie quelli personali e di valore delle vittima: orologi, abiti, golf di cachemire.
    Ogni parola di questo libro è pura invenzione, Gucci non aveva ai avuto alcuna intenzione di sposarla e da tempo voleva troncare la relazione e tanto da averlo comunicato ai suoi legali. Dal 1995 ad oggi ha iniziato una vergognosa battaglia contro le due figlie per ottenere la sua “liquidazione” e contro l’ex-moglie per ottenere il risarcimenti al suo immenso “dolore”. In questi 19 anni questa donnaccia ha utilizzato ogni genere di espediente, invenzione, mezzo stampa per ottenere il suo scopo: I quattrini!
    Non si è fatta scrupoli da mettere in mezzo persino sui figlio Charly che ha tentato di presentare ai giudici come figlio di Gucci, quando era figlio di un ben noto imprenditore italiano, suo ex marito.
    È stata cacciata!
    Nulla ha ancora fermato la sua corsa al malloppo del super pollo Gucci. Nemmeno di fronte alla richiesta e al disagio del figlio Charly di fermare ogni pretesa contro le figlie di Gucci e nemmeno dopo il terribile suicidio di un bambino stremato dal non essere amato e dalla mancanza di umanità della madre.
    Continua più perfida e vergognosa che mai. Ha perso contro le figlie ma continua a scagliarsi contro l’ex moglie nonostante siano passati anni e numerosi nuove
    relazioni con uomini pieni di denari!!
    E questo sarebbe l’amore?!
    Questo è poco di quello che questa persona ha fatto e perseguitato.
    Non sprecate i vostri soldi per questo libro, piuttosto versateli alla fondazione ” Amico Charly”. Mi fa ribrezzo addirittura che questo libro sia stato pubblicato e che sia in vendita. Che ancora si permetta a questa donnaccia di parlare, di apparire sui giornali, in Tv.

    Ricordatevi che il Vero dolore non ha bisogno di farsi pubblicità.

  5. mario

    Ritengo che una persona che ha rovinato un matrimonio sposando un uomo con due figlie che non vedeva mai e il suicidio del figlio poi siano collegati.’Mi ritenevo la donna piu’fortunara del mondo? PercgheMaurizio era ricco?Perche’ era un uomo superficiale anafettivo e traditore?Un figlio accanto a un nuovo padre non sta bene specie se la madre ritiene la sua massima fortuna non , avere un figlio, ma un marito ricco .Io non avrei scritti libri ma quando uno arriva ad essre tristemente famoso lo puo’ fare. Di certi gli ha reso e poi e’ scontato che nascano fondazioni e associazioni senza fini di lucro. Tutti alla fine fanno un viaggetto in africa e li’ si fanno fotografare.Il resto, quello che non vediamo e sappiamo non verra’ mai detto.

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