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Mobilità sostenibile: il futuro è delle auto elettriche. Anche in Italia

Amiche dell'ambiente, ma ora anche più sicure e veloci. Giuseppe George Alesci, direttore della comunicazione di Nissan Italia (l'azienda che produce "Leaf") non ha dubbi: il successo delle vetture green, in tutta Europa, è solo questione di tempo

Ilaria Lucchetti
21 novembre 2012

Giuseppe George AlesciIl mercato dell’auto non attraversa certamente un periodo favorevole, ma il futuro della mobilità è sostenibile. E sostenibili dovranno essere anche le vetture che guideremo e che circoleranno nelle nostre città.

Perchè l’emissione di CO2 è una delle grandi emergenze del pianeta. Per questo abbiamo scelto di incontrare Giuseppe George Alesci, direttore della Comunicazione di Nissan Italia, la casa giapponese produttrice di Leaf, l’auto elettrica pluripremiata e più venduta al mondo (da poco anche nel nostro Paese, a un prezzo che si aggira sui 38mila euro).

Che rappresenta, non soltanto una soluzione di mobilità green e pulita, ma anche la parte integrante di un sistema sociale ed energetico avanzato, che consente di sfruttare in modo più corretto le risorse energetiche della Terra, in un’ottica di convivenza armonica.

Motore “pulito” a cinque stelle

 

Quali sono le caratteristiche di Leaf?

Ha un motore a corrente alternata che sviluppa 80 kW di potenza e 280 Nm (newton metro) di coppia che sono sufficienti per raggiungere i 145 chilometri all’ora. Il motore elettrico è alimentato con una batteria laminata agli ioni di litio di oltre 90 kW e ha un’autonomia di 175 chilometri.

Per la ricarica completa, al 100 percento, servono otto ore, ma basta mezz’ora per ridare un’autonomia dell’80 percento. Leaf è la prima auto elettrica al mondo ad avere guadagnato le cinque stelle Euro NCAP per la sicurezza. Infine, l’equipaggiamento di serie prevede il navigatore satellitare, la retrocamera per il parcheggio e l’aria condizionata.

Quante vendite dal lancio fatto alla fine del 2010?

Oltre 40 mila unità nel mondo, è la prima vera macchina elettrica prodotta in serie.

Altri mezzi “green” in arrivo nella flotta?

Il furgone commerciale E-NV 200, che sarà prodotto nello stabilimento di Barcellona a partire dal 2014, poi una versione sportiva della Leaf e, più in là nel tempo, una vettura compatta.

Cosa pensa di quello studio norvegese secondo cui la fase di produzione delle auto elettriche inquinerebbe il doppio di quelle tradizionali?

C’è molta disinformazione in questo senso. E spesso le informazioni sono create ad arte per confondere l’opinione pubblica. L’energia elettrica è quanto di più pulito possa esistere.

Ma tutto dipende da come è alimentata la centrale. Mi risulta che quella dello studio norvegese fosse a carbone, combustibile fossile, quindi che provocasse un certo inquinamento. Se si prende il carbone e lo si usa come fonte di energia primaria è evidente che si ottiene un tasso di emissione di CO2 elevato.

Come sono smaltite le batterie di queste auto?

Prima di arrivare allo smaltimento la strada è molto lunga perché queste batterie agli ioni di litio vengono rigenerate. Poi, una volta esaurito il ciclo di vita, possono anche essere utilizzate come accumulatori statici e per altre funzioni.

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Le prospettive nel nostro Paese

 

Quale sarà il Paese che passerà per primo alla mobilità elettrica al 100 percento?

In Norvegia abbiamo consegnato 3 mila e 500 Leaf perché c’è un forte sostegno da parte del governo nel creare infrastrutture e nell’incentivare questo mercato. È l’unica nazione europea che dal 2015 imporrà l’acquisto di vetture elettriche e dove sarà bandita la vendita di quelle tradizionali.

Allora lei ci conferma l’obbligo norvegese alle auto “green” dal 2015?

Sì, mi risulta che sia davvero così da quello che mi hanno riferito diversi colleghi che lavorano in quella realtà e in quella nordeuropea in generale.

E qual è lo scenario italiano?

Noi siamo molto distanti dalla Norvegia, ci sono vari problemi di natura politica. Però ci sono anche molte aree virtuose che stanno puntando su questo tipo di sostenibilità.

Il Comune di Perugia, ad esempio, si sta orientando e sta spingendo enti locali e aziende, oltre che la cittadinanza, alla mobilità elettrica pensando anche alle infrastrutture, con la pianificazione di 28 colonnine elettriche. Un’altra città che va in questa direzione è Firenze.

Ma sono tanti i centri che sarebbero interessati, purtroppo poi spesso vengono bloccati da problemi di natura economica e da lungaggini burocratiche.

A proposito di colonnine, come siamo messi?

L’Enel ha in progetto di crearne 400 entro breve: sono poche se pensiamo, ad esempio, alle 1000 che ci sono in Portogallo, Paese molto più piccolo del nostro. E il nesso è con gli incentivi per le auto previsti a partire dal 2013.

In Francia sono di 7 mila euro senza necessità di rottamazione. Se pensiamo a quelli italiani, avranno ben poca presa, saranno quasi soltanto virtuali.

Come mai?

Perché si tratta di incentivi di 5 mila euro disponibili soltanto per chi ha una serie di prerequisiti, tra cui “dare indietro” una vettura che abbia minimo dieci anni. Ma quanti sono i clienti, le aziende e gli enti in Italia con macchine così vecchie? Pochi.

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Servono investimenti concreti e meno burocrazia

 

Quindi cosa ostacola la diffusione e cosa si dovrebbe fare?

Credere nel futuro di questi mezzi con investimenti concreti. Anche perché potrebbero dare ritorni positivi in termini occupazionali, basti pensare all’indotto della componentistica e della Ricerca e Sviluppo.

La critica a queste vetture è che siano ancora troppo costose. I costi scenderanno?

Dipenderà dalla capacità produttiva, da quante ne vengono immesse sul mercato. Ma i risparmi sono già alti adesso, in termini di carburante: per fare 50 chilometri con un’auto elettrica si spende 1 euro di ricarica. Con lo stesso euro quanti chilometri si fanno con un’auto normale, benzina o diesel?

Detto questo, lei è ottimista o pessimista sul futuro della mobilità elettrica?

Molto ottimista. Mi spiego con un paragone: pensiamo alla percentuale di utilizzatori di Internet in nord Europa che, intorno agli anni Novanta era pari al 60-70 percento, mentre in Italia era appena al 5 percento.

Oggi anche nel nostro Paese sono tantissimi quelli che usano la Rete. Sarà così anche per l’auto elettrica: è soltanto una questione di tempo.

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