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Michelangelo Pistoletto: il futuro è nella procreazione

Il maestro biellese, protagonista di una doppia mostra al Maxxi di Roma, racconta la nascita del suo ultimo progetto: un laboratorio attivo di trasformazione etica della società, che accolga le differenze e generi una nuova civiltà

Laura Campo
14 aprile 2011

Michelangelo Pistoletto, Archivio Fondazione Pistoletto“La sua carriera è stata costantemente creativa: come artista, educatore e attivatore, e la sua instancabile intelligenza ha dato origine a forme d’arte premonitrici che contribuiscono ad una nuova comprensione del mondo”. La motivazione del Wolf Foundation Prize in Arts, uno degli ultimi prestigiosi riconoscimenti, ricevuto da Michelangelo Pistoletto a Gerusalemme nel 2007, sintetizza perfettamente l’opera di uno degli artisti italiani (nato a Biella nel 1933) più importanti a livello internazionale, considerato un fondamentale anticipatore delle pratiche artistiche di partecipazione collaborativa. Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia del 2003, Pistoletto è protagonista di due grandi mostre in corso al Maxxi di Roma (fino al 15 agosto 2011). Da Uno a Molti, 1956-1974, realizzata in coproduzione con il Philadelphia Museum of Art, comprende oltre cento lavori dell’artista provenienti da collezioni private, sia americane che europee, mentre Cittadellarte (con laboratori, incontri e worshop, www.cittadellarte.it) è dedicata a uno dei più recenti progetti del maestro biellese nel quale l’arte si fa strumento costruttivo di un cambiamento responsabile della società, attraverso un linguaggio visivo e multimediale.

Libro "Il Terzo Paradiso" editore Marsilio, autore: Michelangelo PistolettoIn questo speciale spazio è esposta anche l’installazione Nuovo Segno d’Infinito, che rimanda al Terzo Paradiso, luogo simbolico e propulsivo di un atto creativo collettivo, per la nascita di una nuova civiltà. Abbiamo incontrato l’artista, in occasione dell’inaugurazione della mostra a Roma. Di lui spiccano la grande disponibilità, l’empatia verso tutti gli interlocutori, la passione e l’ottimismo con cui parla del suo lavoro e del futuro.

 

Prima di tutto come si è trovato a lavorare qui al Maxxi e qual è la sua opinione su questo nuovo museo d’arte contemporanea di Roma?

 

Direi molto bene. È un museo che, come anche altri, rappresenta una concezione di ambiente differente dal passato, perchè oggi le prospettive sono cambiate. E credo che edifici come questo siano proprio la conseguenza di un nuovo modo di intendere lo spazio: aperto a prospettive complesse, incrociate, a nuovi rapporti tra interno ed esterno. Questa è anche la ragione per cui il mio lavoro qui dentro si è trovato a casa propria. Questi nuovi musei sono un po’ le cattedrali del nostro presente, non più luoghi di religione, ma d’arte. E oggi che l’arte assume una forte valenza spirituale, ha bisogno di luoghi come questi, dove essere protetta, conservata ma nello stesso tempo diffusa, aperta alla gente e al mondo.

MAXXi Iwan Baan, Courtesy Zaha Hadid Architects

Nel suo lungo percorso, umano e artistico, che questa mostra ben rappresenta, qual è il ‘filo rosso’, il motivo dominante che unisce cicli di lavoro anche molto diversi e lontani nel tempo?

 

Pozzo specchioIo credo che il titolo Da Uno a Molti sia esplicito e chiarificante a questo proposito. Il filo rosso è proprio “Io e gli altri” perchè troviamo sempre nei miei lavori questo rapporto tra il sè e gli altri, il sè e il mondo, il sè e lo spazio, ma anche il sè e se stesso. Si comincia con il doppio per arrivare a una suddivisione dell’unicità che porta alla moltiplicazione. Questo è evidente nei “Quadri specchianti” opere oggettive, nel senso che non hanno bisogno di tante spiegazioni e possono essere comprese da tutti. Senza però imporre allo spettatore una visione specifica, la mia, ma proponendo piuttosto la visione di noi che ci guardiamo, dell’arte che ci guarda e di noi che ci guardiamo nell’arte. E partecipiamo tutti insieme.

 

Avvicinare, condividere, partecipare sono proprio i tratti fondamentali del suo modo di fare arte. Crede che sia possibile recuperare anche nella società, nella vita quotidiana questi valori?

 

Non è possibile andare avanti altrimenti, senza raggiungere questo modus operandi. I grandi sistemi attuali portano a duri conflitti tra gruppi di persone e tra individui, assistiamo a uno sfruttamento arbitrario delle risorse, naturali e umane e tutto questo passa attraverso le economie e le politiche. L’artista, creativamente, deve riconoscere questo ambiente come il proprio luogo d’intervento: proprio per questo con il progetto di Cittadellarte, che è un grande generatore di energia creativa, io penso a un laboratorio di trasformazione etica della società. Nel XX secolo c’è stata la rivoluzione estetica, che però non ha portato a un cambiamento della società come gli artisti si erano prefissi. Oggi, solo attraverso una concezione etica di trasformazione è possibile pensare a una società ridisegnata e ristrutturata in modo nuovo. Le differenti attività di Cittadellarte (un’organizzazione non lucrativa di attività sociale) perseguono proprio quest’unico obiettivo: portare operativamente l’intervento artistico in ogni ambito della società civile, per contribuire a indirizzare responsabilmente e proficuamente le profonde mutazioni epocali in atto. Questo è per me la cosa fondamentale.

Michelangelo Pistoletto, Ti amo, 1965–66 acrilico su tela. 60 x 70 cm Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, Biella Foto: Paolo Mussat Sartor

Nell’ambito di Cittadellarte lei collabora già da qualche anno con Gianna Nannini. Come è nato questo inedito soldalizio artistico?

 

Gianna aspirava da tempo, nell’ambito del suo lavoro, a un rapporto con l’arte visiva e quindi aveva creato uno spazio sotto il proprio studio, a Siena, per realizzare incontri con artisti visivi. Io che ho sempre lavorato fin dal passato con musicisti, anche di generi diversi, ho accettato volentieri l’invito di Gianna e di RAM (radioartemobile), a collaborare a un work in progress multimediale. È molto difficile che persone della musica conoscano o frequentino persone dell’arte visiva: in genere è più facile il contrario: chi si occupa di arte visiva conosce il mondo della musica. E lei è una delle cantanti rock italiane che io ho sempre apprezzato, con una forte grinta, qualità sonore incredibili, una grande capacità espressiva. Ma anche una grande intelligenza. Quando mi ha sentito parlare per la prima volta di Terzo Paradiso (la forma dell’infinito con un cerchio in più centrale che rappresenta il ventre procreativo della nuova società) mi ha detto subito che avrebbe voluto usare il termine ‘mama’ facendo di questa parola materia sonora, non canzone, ma materia sonora. Gianna ha capito al volo che il simbolo del Terzo Paradiso può diventare una nuova stella polare che ci guida verso un nuovo cammino.

 

Michelangelo Pistoletto, Sacra conversazione (Anselmo, Zorio, Penone), 1974 all’interno della casa di Pistoletto in via Cibrario a Torino. Courtesy Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, BiellaIl Terzo Paradiso, appunto. I tempi sono maturi, secondo lei, per l’avvento di questa nuova era dell’umanità?

 

Rispetto solo a dieci anni fa io vedo che sono molte di più le persone e i giovani che tentano di riunirsi, per lavorare nel mondo dell’arte, ma non solo, e che non pensano esclusivamente a un prodotto da vendere. Ma pensano di produrre azioni e reazioni attraverso idee collegate con ambiti sociali. Io dico sempre ai giovani che si lamentano di non avere spazi per la propria arte: oggi non si tratta più di fare semplicemente un’opera d’arte, ma devi creare lo spazio per quello che fai. Lo devi creare tu non aspettare niente da nessuno. Noi dobbiamo cominciare a pensare, come artisti, di agire per cambiare gli spazi e introdurre nuovi lavori. Ma cos’è lo spazio se non la politica, l’economia e tutto ciò che dovrebbe accogliere e contribuire al significato del nostro operare?

 

Love Difference - Mar Mediterraneo, 2003-2005 Specchio e legno, cm 738 x 320 x 50 Fondazione Pistoletto, Biella Foto: P. TerziLei che da sempre crede in un un’arte senza frontiere e che ha dedicato al Mediterraneo un vero e proprio movimento artistico (Love Difference in Cittadellarte) cosa pensa di quello che sta avvenendo nei Paesi del Nord Africa affacciati su questo mare?

 

È una situazione che mi ha fatto in qualche modo pensare alla caduta del muro di Berlino, quando tutti avevano grandi speranze di cambiamento. Allora anch’io avevo pensato che finalmente tutti i Paesi costretti da troppi anni nelle tensioni del capitalismo e comunismo, avrebbero ritrovato la loro autonomia e mi sembrava una cosa meravigliosa. Nasceva da lì per me il concetto del valore delle differenze. Creare l’talia, per esempio, non ha voluto dire mortificare le differenze. Il nostro Paese è bellissimo proprio perchè diverso in ogni sua regione, luogo e cultura. Quindi è possibile avere un Mediterraneo che vive una civiltà nuova attraverso la capacità di creare vicinanze rispettando le differenze. E riconoscendole reciprocamente. Io auspico, da sempre, anche nel mio modo di intendere l’arte la contaminazione delle differenze. Tutto questo non è potuto avvenire dopo la caduta del muro perchè si sono subito riformati i grandi sistemi di potere economico e politico che dominano il mondo.  Ma ora sta succedendo qualcosa di nuovo in Nord Africa, qualcosa che non poteva esserci allora, ma c’è adesso: l’uso di Internet. Sono passati solo vent’anni ma la tecnologia è andata velocissima e ha portato qualcosa di straordinario. È la Rete che permette alle persone di quei Paesi di usare la propria individualità in senso democratico. Quindi di agire, reagire e collegarsi. Ecco la grande trasformazione. Dove ieri i grandi poteri sbarravano la strada, oggi, come in Libia, non possono più fare niente. Gli abitanti di quei luoghi fanno lo stesso passare il messaggio, oltrepassando il potere.

Michelangelo Pistoletto, Quadro di fili elettrici, 1967 fili elettrici e lampadine, dimensioni variabili MAXXI—Museo nazionale delle arti del XXI secolo Foto: Patrizia Tocci

Lei ha dunque buone speranze sia su questo nuovo bisogno di libertà che più in generale sul nostro futuro?

 

Io non faccio altro che alimentarle le speranze… sono un ottimista da sempre perchè credo che la vittoria di nuovi traguardi e il cambiamento positivo verranno dall’ottimismo. Se si guarda al passato tutto quello ciò che di buono è stato fatto è proprio grazie all’ottimismo e non per via del pessimismo. Certo, ci sono sempre stati colpi e contraccolpi nostra storia umana, però l’ottimismo ha sempre vinto. La civiltà è sempre stata il frutto dell’ottimismo e allora oggi dobbiamo ancora lavorare su questo. La nostra società è in un momento di grande auto-critica. Sappiamo di essere in crisi ma dobbiamo, attraverso l’ottimismo proporre nuove soluzioni. Io sento che c’è una comprensione, una partecipazione e un desiderio grandi di cambiare le cose. Quindi una necessità comune sulla quale costruire.

 

Michelangelo Pistoletto, Quadro da pranzo , 1965 legno. cm 200 x 207.6 x 44.1 Cittadellarte- Fondazione Pistoletto, Biella Foto: Paolo Pellion di PersanoE in questo il compito dell’arte qual è?

 

Un compito fondamentale. Il Terzo Paradiso si collega al primo (quello naturale, dove tutto è regolato dall’intelligenza della natura) e al secondo (quello artificiale). Il Paradiso artificiale nasce proprio per ragione d’arte. Ha come radice la parola arte: arte-fare, arti-ficio. Tutto ciò che è stato fatto, la società in tutte le sue forme e culture è sempre frutto d’arte. Di creativà umana. Ed è quindi proprio l’arte oggi la prima, vera responsabile del cambiamento che ci aspetta.

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Una risposta a Michelangelo Pistoletto: il futuro è nella procreazione

  1. Per progettare il futuro attraverso dell’arte y/o pensiero artistico, nasce d’una conoscenza profonda della nostra società….! strada facendo …..nascono le intuizione del futuro…!

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