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Max Laudadio: più diritti ai bambini e una nuova legge sulle adozioni

Il popolare inviato de "Le Iene" e "Striscia la notizia" è anche testimonial della onlus Amici dei Bambini. E si batte al suo fianco per dare una famiglia a ogni piccolo abbandonato

Vincenzo Petraglia
15 giugno 2012

Max Laudadio foto di Livio MoianaMax Laudadio è noto soprattutto per le inchieste che conduce per Striscia la notizia, ma a fianco di questo suo volto pubblico ce n’è un altro, forse meno noto e più intimo, di uomo molto impegnato nel sociale.

Un impegno che ha come destinatari soprattutto i bambini in difficoltà, spesso vittime spesso, ci racconta in questa intervista, di un sistema ingiusto che antepone gli interessi economici ai loro reali bisogni e alla disponibilità di adulti volenterosi ad aiutarli attraverso le adozioni, tema alquanto delicato e spesso spinoso nel nostro Paese.

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L’importanza delle adozioni a distanza

 

Lei collabora da tempo con “Ai.Bi. Amici dei Bambini”, la onlus che si occupa delle adozioni a distanza. Com’è nato questo sodalizio?

Image by © Ocean/CorbisHo conosciuto Ai.Bi. attraverso alcuni servizi fatti per Striscia la notizia su adozioni internazionali in Romania che andavano contro le normative europee, con bambini trattati come animali in autentici orfanotrofi-lager.

In questo modo ho scoperto che Ai.Bi. fa un lavoro molto importante con dei professionisti seri: in un periodo di crisi economica come quello che stiamo vivendo anche l’adozione a distanza può essere un modo utile e sicuramente meno impegnativo rispetto a un’adozione classica per dare una mano ai tanti minori che ne hanno bisogno.

Ho sempre pensato che chi ne ha la possibilità deve fare qualcosa per dare a un bambino una vita migliore. Gli istituti per bambini abbandonati non dovrebbero esistere perché tolgono loro il diritto a essere felici e ad avere una famiglia che li ami.

Anche perché spesso la trafila per adottarne uno in Italia è davvero lunghissima…

Una trafila folle. Un vero percorso ad ostacoli e la cosa grave è che dietro a tutte queste lungaggini c’è un unico motivo: il profitto degli istituti che ospitano gli orfani, che hanno appunto un guadagno per ogni bambino che c’è in struttura. Conosco coppie che sarebbero in grado di dare tantissimo amore, ai cui buoni propositi, però, questa assurda burocrazia trancia letteralmente le ali.

Coppie che aspettano anni e anni per un’adozione, invecchiando nell’attesa, senza neppure sapere se riusciranno mai ad ottenerla. Sono, quindi, molto felice di poter fare nel mio piccolo qualcosa per promuovere una nuova cultura dell’adozione e per far capire alla gente che un piccolo gesto può cambiare la vita di molti piccoli.

Recuperare innocenza e fiducia

 

Pensa che noi adulti potremmo imparare dai bambini qualche atteggiamento in grado di migliorare il nostro approccio alla vita?

Image by © Ale Ventura/PhotoAlto/CorbisSicuramente l’innocenza, il candore con cui affrontano il mondo. I bambini amano tutti, senza pregiudizi, vivono quindi nella comunità e la rispettano. Poi, appena cominciano a crescere, noi adulti li induciamo a diventare più egoisti e a chiudersi dentro il proprio orticello.

La differenza di fondo fra i bambini e gli adulti è proprio questa: se un bambino incontra al parco altri bambini, che siano bianchi o neri, italiani o stranieri, si mette subito a giocare con loro. Per noi adulti non funziona più così. Se vediamo una persona di colore avvicinarsi, subito pensiamo che voglia rubarci il portafoglio e quindi, da bravi razzisti, ci mettiamo sulla difensiva.

Viviamo nel pregiudizio e ormai si pensa soltanto al proprio interesse personale: è anche per questo che sono andato via da Milano con la mia famiglia (ha una figlia di nove anni, Bianca, avuta da Loredana Bonora, sposata nel 2005, ndr), perché lì, come ormai un po’ dappertutto in città, non si conosce più neppure il vicino di pianerottolo, ognuno sta rintanato nella sua casa e nel suo egoismo, non c’è più senso di appartenenza a una comunità e rispetto del bene comune.

Le speranze per il futuro: collaborare e progettare insieme

 

È dove è andato a vivere?

In una baita di legno in mezzo ai boschi in cima a un monte in provincia di Varese, al confine con la Svizzera. In montagna, nei paesini, sopravvive ancora, per fortuna, un altro modo di vivere. Si è meno individualisti, si condivide di più e c’è più voglia di dialogare, socializzare e progettare insieme.

A casa mi son creato anche una mia piccola falegnameria dove faccio degli oggetti in legno e i classici lavori di riparazione e manutenzione di una casa, attività che sicuramente aiutano a ritrovare una dimensione che la società super tecnologica in cui viviamo ci ha fatto perdere un po’ di vista.

Come vede la situazione attuale in Italia?

Sono molto preoccupato, ma allora stesso tempo anche fiducioso. Credo che l’unica soluzione ai problemi e alla mancanza di lavoro sia tornare a vivere come si viveva nelle comunità del passato, e cioè aiutandosi a vicenda, collaborando gli uni con gli altri. È fondamentale riscoprire il senso della comunità per non annegare nel proprio individualismo. E poi credo che finché non si riuscirà a fare un po’ di reale pulizia nel mondo della politica sarà difficile risolvere fino in fondo la situazione.

Trasmissioni come Striscia la notizia forse possono aiutare. Secondo lei ci sono abbastanza programmi televisivi di denuncia in Italia?

Ce ne sono di fantastici come Report e Le Iene ma, certo, ce ne potrebbero essere di più. Il problema è che nel momento in cui dici la verità diventi scomodo e vieni, quindi, inevitabilmente ostacolato. Pensiamo soltanto alla follia che ha riguardato Milena Gabanelli.

Nonostante gli ottimi ascolti che aveva ottenuto con la passata edizione di Report, quest’anno per ritornare in onda ha dovuto fare i salti mortali. Purtroppo funziona così: se dici le cose come stanno vieni osteggiato.

Per fare bene il suo lavoro di cosa c’è bisogno?

Di curiosità innanzitutto. Il che vuol dire porsi sempre degli interrogativi senza mai fermarsi all’apparenza e non dando mai nulla per scontato.

Max Laudadio e Dario Ballantini

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