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Matteo Thun: credo nell’architettura sostenibile che rispetti i luoghi e l’ambiente

Zero CO2, zero chilometri, zero rifiuti. È questa la filosofia che guida il lavoro del celebre architetto altoatesino, progettista olistico e interdisciplinare

Alessandra Manetto
20 giugno 2012

Matteo Thun, photo di Francesca LottiLa parola sostenibilità non basta per definire il lavoro e la ricerca di Matteo Thun sulle infinite declinazioni dell’architettura e del design. Radicato nel pragmatismo poetico altoatesino, terra d’origine, il concetto caro a Thun di “Filosofia Zero” è la definizione migliore per riassumere un impegno pluridecennale nel mondo del progetto con un approccio olistico e interdisciplinare, dalla città all’oggetto.

Un trasversalismo di saperi fra tradizione e nuovo concetto di low-tech, fra dimensione globale e genius loci, che trova un punto di riferimento nell’utilizzo del legno, materiale “nuovo-antico” per l’architettura contemporanea, come egli stesso ci racconta in questa intervista.

L’edilizia deve confrontarsi con la questione ambientale

 

Tecnologia, sostenibilità, materiali: come è cambiato nel tempo il suo approccio alla progettazione dell’architettura e del design?

Oggi il concetto di sostenibilità è qualcosa di più di un approccio alla progettazione, è una condizione necessaria dell’architettura. Credo in un’idea di sostenibilità genuina, in un’architettura che soddisfi la funzione nel rispetto dell’ambiente. Un’idea di architettura riassumibile nel concetto dei tre zeri: zero CO2, zero chilometri, zero rifiuti.

Dal piccolo oggetto al grande edificio, passando per la casa monofamiliare, qual è il filo conduttore che caratterizza l’intero corpus delle sue opere?

Nel 1952 questo passaggio di scala era stato sintetizzato da Ernesto Nathan Rogers con lo slogan “dal cucchiaio alla città” per indicare l’attitudine degli architetti a risolvere i problemi della società a diverse scale. Nel mio lavoro quell’approccio olistico si traduce oggi con la necessità di confrontarsi, a tutto campo, con la questione ambientale.

Il progetto di pianificazione urbana “City of Wood” (con Hermann Kaufmann ZT, 2012)

Il materiale ecologico per eccellenza

 

 

Lei dedica un’attenzione importante al legno: quali saranno i prossimi utilizzi di questo materiale in architettura, a cominciare dagli edifici alti?

 

EdelWeiss Residence Austria, Katschberg, 2005-2009 (Foto Falkensteiner Residences edel:weiss, Christian Wöckinger)Il legno è il materiale del XXI secolo. Ciò che mi affascina del legno è la sua primitiva e innata bellezza, la sua multisensorialità, la possibilità di continuare a svilupparne le potenzialità mantenendo la sua ancestrale semplicità.

Capace di portare vera innovazione, anche nei processi costruttivi, flessibile nell’uso e nelle variabili, il legno esprime il concetto di consistenza dell’architettura: durabilità, durata nel tempo, sopravvivenza alle mode.

Nel progetto per le torri residenziali EdelWeiss in Austria, i requisiti strutturali della costruzione in verticale sono soddisfatti in equilibrio armonico con il paesaggio alpino: sintesi tra natura e tecnica.

Quali sono le nuove frontiere per l’architettura ecosostenibile? Meglio riqualificare l’esistente o demolire e ricostruire?

Il nuovo invecchia molto più velocemente dell’esistente. Le prestazioni indotte dall’hi-tech si esauriscono sempre più rapidamente. Un’architettura durevole, nella sua essenza e non solo nei suoi materiali, è un’architettura che non ci si stanca mai di guardare, in costante armonia con il contesto, progettata “con” l’ambiente.

Il complesso residenziale costruito a Motta di Livenza (Treviso) per conto di Ater Treviso (foto di Daniele Domenicali)La residenza ecosostenibile a basso costo e alta qualità è uno dei leit motiv attuali. Come valuta questa tendenza e cosa si aspetta dalle nuove opportunità del social housing in Italia?

 

Il mio pensiero si riassume in due parole: low-tech. Che in altri termini significa fiducia nel sole, e sfiducia nell’alta tecnologia. Un invito a riconciliarsi in modo più stretto con la natura e i suoi elementi.

Il progetto City of Wood, un complesso di unità residenziali a bassa densità interamente realizzato in legno, è centrato sull’idea del rispetto per lo spirito del luogo, il “genius loci”, e sul rapporto tra bellezza e sostenibilità economica. A Treviso, per esempio, abbiamo realizzato un sistema di prefabbricazione in legno per garantire rapidità di costruzione, riduzione dei costi e massima qualità.

I settori più promettenti per costruire green

 

Secondo lei quali sono e saranno i campi più stimolanti per la ricerca in architettura e design nei prossimi anni e perchè?

 

La ricerca intorno alla sostenibilità riguarda tutta la sfera dell’abitare contemporaneo. In una società in profonda mutazione e in continuo movimento una grande stimolo creativo arriva dal settore turistico-ricettivo. Un’opportunità di sperimentare, dal progetto degli ambienti al singolo oggetto, le potenzialità della ricerca sostenibile secondo quell’approccio olistico che ho ereditato da Ettore Sottsass.

Attualmente sono in corso diversi progetti per la realizzazione di complessi alberghieri e residenziali, i maggiori sull’isola di Fehman, tra Germania e Danimarca, e a Grado. Una rete di canali attraversati da imbarcazioni elettriche e l’utilizzo di acqua termale per il sistema di raffrescamento e riscaldamento garantiscono controllo delle emissioni e risparmio energetico: la nuova idea di benessere.

Per essere un architetto ecosostenibile basta usare materiali green o serve un approccio “rivoluzionario”?

L’ecosostenibilità è sempre esistita, anche se solo in tempi relativamente recenti i media hanno cominciato a focalizzare l’attenzione sul tema, a occuparsene in modo approfondito.

Più che una rivoluzione, dal mio punto di vista, è un’evoluzione di un approccio che coinvolge ogni aspetto della vita e del lavoro, non soltanto la scelta dei materiali. Costruire in modo sostenibile significa, senza grandi rivoluzioni, costruire con intelligenza.

EdelWeiss Residence Austria, Katschberg, 2005-2009 (Foto Falkensteiner Residences edel:weiss, Christian Wöckinger)

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