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Massimo Caiazzo, vivere (meglio) in technicolor

L'architetto napoletano, milanese d'adozione, nei suoi progetti gioca sui colori. Li studia e li usa per rendere più accoglienti gli spazi privati e quelli pubblici, dagli autobus in città alle carceri. E dà qualche consiglio "cromatico" anche nella nostra casa

di Olivia Rabbi
16 settembre 2010

Massimo Caiazzo, architetto - foto Massimo ProustDa circa 20 anni, Massimo Caiazzo dedica le proprie energie allo studio e all’applicazione della cultura progettuale del colore con un taglio interdisciplinare che dalla filosofia arriva alla scienza passando per 16 anni di collaborazione con lo studio del designer Alessandro Mendini. Oggi all’attività professionale privata affianca l’insegnamento (dal 2003 è docente di Cromatologia all’Accademia Cignaroli di Verona, tiene corsi di approfondimento sul colore nella progettazione al Naba-Nuova Accademia di Belle Arti e alla Domus Academy di Milano) ed è vicepresidente per l’Italia di Iacc, International Association of Color Consultants, l’associazione che riunisce i progettisti del colore più antica del mondo.

Non solo le abitazioni private o i luoghi per il commercio e la produzione possono trarre vantaggi da un design del colore accurato: nel portfolio di Massimo Caiazzo si contano fra gli altri il progetto del colore della carrozzeria e degli interni degli autobus urbani a Verona nel 2004, l’intervento di riqualificazione cromatica con il progetto no-profit Colore al carcere di Bollate, che ha coinvolto anche alcuni detenuti della Casa Circondariale. E poi, nel 2009, il lancio del workshop a premi Coloriamo il mondo, aperto agli studenti di architettura e design: obiettivo, promuovere un approccio progettuale innovativo per valorizzare e riqualificare le periferie urbane con interventi poco onerosi e di rapida attuazione.

 

Che cosa vuol dire progettare il colore?

 

Un buon progetto del colore prende in considerazione il rapporto equilibrato fra luce e colore basato su saturazione, tonalità e luminosità, studia la collocazione di un edificio rispetto al sole o il tempo di permanenza delle persone in un determinato ambiente. E, solo per fare un esempio, può fare sì che si risparmi sui consumi di energia elettrica o, al contrario, spingere a utilizzare più elettricità per illuminare l’ambiente quando i colori non sono adeguati ma sono semplicemente frutto del gusto personale. Nell’arco degli ultimi decenni si è imposta una “cultura acromatica”: case tutte bianche, abiti tutti neri, design tutto grigio, insomma una via di uscita che aveva reso inutile lo studio e il progetto del colore. Attualmente si sente nell’aria una nuova voglia di colore ma se questa non è supportata da conoscenze specifiche e adeguate rischia di creare mostri, un po’ come il “sonno della ragione”.

Green Tunnel, Stazione Centrale di Milano

Il colore è sotto i riflettori?

 

C’è grande interesse per questo argomento, anche perché quello cromatico è un elemento estremamente economico nel progetto. Un colore non costa più di un altro, ma uno è giusto e l’altro sbagliato. E’ un tema molto vicino alle persone che non vogliono vivere nel lusso ma semplicemente migliorare la propria vita senza spese eccessive. Il clima cromatico non è altro che il rapporto giusto ed equilibrato all’interno di un ambiente tra colore e luce e parte dal presupposto che il colore ha un’azione fisiologica, prima che psicologica, sull’organismo umano. Per esempio a differenza del blu, che si imprime direttamente sulla retina ed è percepito come rilassante, il rosso è eccitante perché comporta l’adattamento del nostro occhio alle onde elettromagnetiche con il modificarsi del cristallino: una volta raggiunto il sistema nervoso centrale, questo working sensoriale porta a un’accelerazione del battito cardiaco e del ritmo della respirazione, e di conseguenza a una stima del tempo diversa da quella che potremmo percepire in un ambiente in cui i colori si imprimono direttamente sulla retina. Anche progettare il colore in una data stagione può diventare un ostacolo per un progettista non consapevole in quanto non è semplice trovare il clima cromatico adatto a tutti i mesi dell’anno.

 

Corvetto, Coloriamo il Mondo - Milano 2009Qual è la filosofia comune dei suo progetti?

 

La volontà di supportare l’uomo e le funzioni che si svolgono in un ambiente. A Verona dopo un’indagine avviata dalla società Amt sugli utenti il vecchio autobus classico arancione fuori e grigio dentro è stato riqualificato, esternamente con prodotti a base di pigmenti capaci di cambiare colore a seconda della luce del sole, internamente con l’utilizzo del giallo e dell’azzurro, i colori storici della città, in modo da essere percepito come più ampio e gradevole. Le persone hanno reagito in modo positivo con la riduzione del 20 per cento degli atti di vandalismo. Nel caso del carcere di Bollate l’obiettivo non era “colorare” l’istituto ma alleviare la pena di chi è costretto a restare rinchiuso, ma anche dei parenti e dei bambini che si recano a trovare i detenuti, degli operatori del carcere, degli agenti di polizia penitenziaria. Operare su uno spazio commerciale, specie quello legato alla moda, vuol dire eliminare a monte il fenomeno secondo cui sotto determinate luci il colore non viene percepito nella sua realtà (è così, per esempio, che si comprano scarpe nere pensando che siano blu). Con una cattiva progettazione del colore a scala urbana, invece, noi disperdiamo molte delle nostre energie vitali: nelle città non c’è solo inquinamento acustico o atmosferico ma anche un forte inquinamento visivo, e la componente cromatica gioca un ruolo fondamentale.

 

Carcere BollatePer concludere, qualche consiglio pratico su come migliorare il benessere in casa attraverso il colore?

 

Si parte dall’impostazione corretta del “rapporto 3 a 1”, secondo cui la nostra percezione dell’ambiente e del clima cromatico risulta ottimale quando le superfici dei piani orizzontali che ci sostengono, come il pavimento, sono più scuri delle pareti, i piani verticali che ci delimitano. Queste a loro volta dovrebbero essere più scure del soffitto, il quale è meglio che non sia bianco ma di un colore morbido e luminoso. I progettisti dovrebbero tenere presente che, soprattutto nella gamma dei colori freddi e molto luminosi, l’associazione di idee con l’elemento cielo gioca un ruolo fondamentale. La scelta del colore da utilizzare per i diversi ambienti dipende in primo luogo dalle funzioni che vi si svolgono. I toni caldi ma non eccessivi sono più adatti al soggiorno, che deve essere un luogo accogliente e stimolante, per la camera da letto vanno bene i colori freschi ma non freddi perché sono più concilianti, come un pervinca chiaro ma con una punta di calore. Serve più attenzione per la cucina, dove i colori non devono interferire con la preparazione dei cibi, no quindi ai toni del viola, del rosa e del glicine che sono per loro natura colori “olfattivi”. In bagno, invece, niente verdi troppo scuri perché interferiscono sulla percezione del colorito naturale.

 

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