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Massimo Andreuccioli: «Vi spiego perché l’econnivoro è l’uomo del futuro»

Vegetariano laico, l'autore di "L'econnivoro - Manuale di resistenza alimentare", parla di una nuova categoria di consumatori: gli onnivori consapevoli delle loro scelte

Mariella Caruso
7 gennaio 2015

L'ECONNIVOROS’intitola “L’econnivoro” ed è, come evidenzia il sottotitolo scelto, un Manuale di resistenza alimentare per onnivori consapevoli, il libro di Massimo Andreuccioli pubblicato da Castelvecchi Editore. Quarantadue anni, Andreuccioli si definisce un vegetariano laico, «nel senso che non sono di quelli che cerca di fare proseliti a tutti i costi e si scaglia contro gli onnivori», dice a Wisesociety.it. «Questo libro – spiega l’autore – nasce dall’innamoramento per alcuni allevatori, produttori di formaggi, coltivatori che fanno il loro lavoro con passione e dedizione cercando di rispettare l’ambiente».

Chi è l’econnivoro?

Anche se non ho la presunzione di fare previsioni, sono convinto che l’econnivoro sarà l’uomo del futuro. Se fino qualche anno fa, infatti, era ancora molto forte la dicotomia tra chi mangia qualsiasi alimento disinteressandosi di tutto – dalla qualità alla quantità del cibo, per non parlare della provenienza, dei metodi di coltivazione, di allevamento, di produzione e di altre informazioni in merito a ciò che compone la propria dieta – e la consapevolezza e il livello d’informazione di vegetariani, vegani, crudisti o fruttariani, oggi le cose sono in costante cambiamento. Sono sempre di più le persone che, indipendentemente da ciò che mangiano, s’informano. Se prima erano solo alcune categorie tra cui radical-chic, filosofi e fricchettoni, e non sempre per coerenza, a fare scelte più consapevoli, adesso il discorso è trasversale: ci sono anche operai e casalinghe. L’econnivoro, quindi, è un nuovo soggetto alimentare che basa la sua dieta sul controllo di quantità, soprattutto per quanto riguarda i prodotti di origine animale, e qualità preferendo le coltivazioni e gli allevamenti ecosostenibili. Non è un caso che l’agroalimentare e la grande distribuzione abbia cominciato a muoversi in questo senso.

Image by © Boch Photography/the food passionates/CorbisL’integralismo di certi vegetariani e vegani è utile alla crescita di una nuova cultura “econnivora”?

L’integralismo, in ogni campo di applicazione, non ottiene mai i risultati sperati, anzi suscita il desiderio di azioni contrarie. Non si può pretendere che tutti cambino improvvisamente la propria alimentazione, nonostante illustri personaggi come il professor Umberto Veronesi dicano che l’unica possibilità per la salvaguardia del nostro pianeta sia la scelta vegetariana o vegana per ognuno di noi. Diversamente è possibile spingere tutti a una riflessione che porti a un cambiamento delle abitudini e a una riduzione del consumo di prodotti di origine animale. Inoltre, a costo di venire tacciato di ipocrisia, penso sia meglio che un animale, pur se destinato al macello, possa vivere un’esistenza dignitosa e non quella terribile dell’allevamento intensivo. Penso che chiunque veda come vivono gli animali in uno di questi ultimi allevamenti non riesca mai più a mangiare quel tipo di carne.

Image by © Mitsuaki Iwago/Minden Pictures/CorbisQuali sono le distonie principali nelle quali ti sei imbattuto nel corso delle ricerche che hai fatto per il tuo libro tra quello che le aziende bio dichiarano e la realtà?

Ho cercato di fare delle verifiche su alcuni marchi come Almaverde Bio. Sono andato a visitare personalmente alcuni siti di allevamenti biologici dai quali provengono le carni etichettate con il loro marchio, in particolare uno Fileni di carne avicola nelle Marche. Ma, alla fine, non ho trovato altro che un allevamento intensivo nel quale, almeno sulla carta, non vengono utilizzati additivi e antibiotici.

Il consiglio, allora, qual è?

Di evitare di acquistare nei supermercati e cercare di rivolgersi, se ce n’è la possibilità, a quegli allevatori che permettono di visitare le proprie stalle e che fanno vendita diretta. In alternativa si sta sviluppando una buona rete di mercati contadini, anche se adesso ne stanno nascendo di fasulli, e di Gas, i gruppi di acquisto solidale.

Tu scrivi che, alla lunga, questo tipo di acquisti fa risparmiare. Ma questo sembra un controsenso visti i prezzi del biologico…

Tutto parte dal fatto che bisogna ridurre le quantità e aumentare la qualità: mangiando soltanto 200 gr. di carne rossa a settimana, ci si può permettere di comprare un prodotto di qualità migliore. A questo punto basta sostituire alcuni pasti con proteine di origine vegetale, optando di più per carni bianche e pesce povero. Nel libro propongo anche delle tabelle nutrizionali elaborate con gli esperti del Cra-Nut. Naturalmente non si può fare il confronto con i prodotti in vendita nei supermercati, dai formaggi in poi, che vengono venduti a prezzi bassissimi ma sono di scarsa qualità.

Image by © Macduff Everton/CorbisQuali sono le regole che dovrebbe seguire un econnivoro?

Diciamo che sarebbe utile diventare tutti un po’ più vegetariani. Nel concreto ho elaborato un dodecalogo per il libro. Più semplicemente oltre all’attenzione all’acquisto della carne e la preferenza per il pesce povero come alici, sardine e sgombri, è opportuno sostituire alcuni pasti di carne con pietanze a base di legumi che associati ai cereali integrali danno un apporto proteico uguale a quello della carne.

Cosa dovrebbe rispondere un econnivoro a un integralista, vegetariano o vegano che sia?

Purtroppo si può continuare a discutere per i prossimi cento anni senza arrivare a un punto d’incontro. Il consumo di carne fa parte delle nostre tradizioni da milioni di anni e non è che l’ultimo integralista vegano potrà cambiare il mondo, ma la conoscenza dei metodi di allevamento può aiutare.

 

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