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Mario Cucinella: il futuro è nel social housing

L'architetto genovese, guru mondiale per il suo approccio sostenibile e tecnologico, illustra il progetto "Casa 100K" in via di realizzazione a Lodi, vicino a Milano. Un insediamento di 20 appartamenti "su misura", costruiti con materiali innovativi e utilizzo di energie da fonti rinnovabili. Sfruttando i vantaggi della prefabbricazione industriale

di Olivia Rabbi
16 marzo 2011

Mario Cucinella, architettoNato in Italia nel 1960, si è laureato presso la facoltà di Architettura di Genova nel 1987 e ha lavorato per cinque anni nello studio di Renzo Piano. Successivamente ha fondato lo studio Mario Cucinella Architects (MCA, di cui è oggi presidente) a Parigi nel 1992 e a Bologna nel 1999. Guru mondiale dell’architettura green e tecnologica, Cucinella si è dedicato costantemente alla ricerca e allo sviluppo di prodotti di design industriale. Ha inoltre sempre coltivato uno speciale interesse per i temi legati alla progettazione ambientale e alla sostenibilità in architettura, che caratterizzano anche il team di lavoro di MCA. Cucinella è inoltre “visiting Professor” all’Università di Nottingham (Regno Unito) e tiene regolarmente conferenze in Italia e all’estero. Con lui abbiamo parlato in particolare di Casa 100K, l’abitazione modello da lui messa a punto nel 2007 e che ora verrà realizzata da una cooperativa, nata a Lodi, per iniziativa diretta di una ventina di famiglie: cantieri chiusi entro il 2011, per un insediamento da 20 appartamenti.

 

Di cosa si tratta esattamente?

 

Una casa low cost a zero emissioni da 100 metri quadrati, che costa mille euro al metro quadrato; ovvero, 100 mila euro. Costruita “su misura” sfruttando i vantaggi della prefabbricazione industriale, dell’uso di materiali innovativi e dello sfruttamento di energie da fonte rinnovabile. È una casa a emissioni zero capace di andare incontro alle esigenze di una ampia fascia sociale. Il segreto è una tecnologia costruttiva che utilizza moduli strutturali leggeri con grande flessibilità compositiva degli spazi interni e delle facciate, un sistema di tamponamenti a elevato isolamento termico, pannelli solari termici e fotovoltaici perfettamente integrati per la produzione di acqua calda sanitaria ed elettricità.

 

Garden viewDopo i fasti e i guasti delle politiche pubbliche per le case popolari nei decenni scorsi, stiamo vivendo una nuova primavera nell’architettura per la residenza?

 

Credo che fondamentalmente il problema dell’accesso alla casa, così come sta prendendo forma nelle politiche locali più recenti, resti non risolto. Dobbiamo cercare un nuovo approccio al tema: rispetto a 50 anni fa sono cambiate le strutture sociali, l’housing sociale non è più legato alle fasce povere ma  si rivolge a una fascia media che ha difficoltà a pagare un mutuo per acquistare un alloggio secondo i prezzi alti del mercato. Gli utenti oggi sono diversi, pensiamo per esempio agli anziani che abitano in case disagevoli o ai giovani che vanno invogliati a una maggiore mobilità e cercano soluzioni abitative adeguate. Il discorso più interessante è, innanzitutto, offrire uno schema abitativo diverso che in questo momento non esiste, pensare a una nuova offerta: un prodotto residenziale personalizzabile come già avviene in Nord Europa più legato alla qualità che non alla quantità, contro un sistema che resta improntato alla speculazione e prezzi slegati dalla qualità del prodotto. Personalizzare è la tendenza più forte e si deve cominciare a capire che è necessario offrire un prodotto in linea con un mercato che, invece, è sempre più saturo.

 

Qualità versus quantità…

 

Per lo sviluppo di interventi di housing sociale si continua a pensare esclusivamente alla produzione di grandi quantità di alloggi. Invece servirebbe un’operazione chirurgica che intervenga su lotti urbani più piccoli senza creare sistemi di residenze-ghetto lontane dalla città. Per questo è indispensabile rivedere anche e soprattutto l’approccio politico alla questione: l’amministrazione locale deve essere protagonista della nuova stagione, senza limitarsi alle sole politiche del cambio di destinazione d’uso delle aree urbane. In concreto, si parla di housing sociale da un anno e mezzo ma nei fatti non è ancora partito nulla.

General view daytime

Quali sono allora le prospettive di questo nuovo approccio alla casa a basso costo?

 

Oggi l’offerta edilizia di prodotti industrializzati è molto più varia rispetto al passato e il principio di approccio stesso ricalca quanto avviene nell’industria automobilistica, con un “modello base” di abitazione, personalizzabile con una gamma di accessori. Ma soprattutto è il mercato a essere più colto e preparato e a richiedere un’offerta migliore: le famiglie italiane sono più attente a temi come l’energia e l’utilizzo di materiali ecologici. Il progetto avviato a Lodi è un esempio importante in questa direzione perché la spinta parte dal basso. Un gruppo di famiglie, con il finanziamento di Banca Etica, ha dato vita a una cooperativa di costruzione per realizzare abitazioni sul modello della Casa 100K e hanno anche costituito una Esco (società che fornisce servizi energetici seguendo l’intero processo di progettazione, realizzazione, gestione e manutenzione dei diversi impianti, ndR) per seguire direttamente tutti gli aspetti legati all’energia. Non costruiscono solo la propria casa, condividono un’avventura umana.

 

Il mondo dell’architettura e delle costruzioni è preparato ad affrontare le nuove sfide della prefabbricazione, imparando dagli errori del passato?

 

Parlando in generale, il sistema delle imprese non è ancora pronto per questa svolta e i progettisti sono profondamente legati alle imprese stesse, così come non sono preparate le amministrazioni pubbliche. È anche vero che questi temi ambientali e della sostenibilità hanno influenzato molto il settore delle costruzioni e oggi può essere più facile cambiare strategia, servirà ancora un po’ di tempo ma poi il mercato si evolverà comunque.

 

Non rischiamo di perdere il treno per l’innovazione anche questa volta?

 

Non ci sono alternative: si parla molto di risparmio energetico e in questa direzione agiamo forse meno rispetto ad altri, ma nel contempo su questo tema negli ultimi due-tre anni è cresciuta una grande maturità. Quindi vedo il futuro con grande ottimismo.

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