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Maria Teresa Bardella: «Attenzione alle forme tardive e silenti di celiachia»

La fondatrice del Centro per la prevenzione e diagnosi della celiachia rivela: «Oggi mangiamo molto più glutine perché il frumento dei giorni nostri ne ha molto di più»

Fabio Di Todaro
26 giugno 2014

Image by © Michael Powell/2/Ocean/CorbisLa malattia – Maria Teresa Bardella non riesce a definirla altrimenti – è in aumento. Quanto ai perché, impossibile trovare una sola causa. «Negli ultimi vent’anni le procedure diagnostiche sono divenute più accurate – afferma la fondatrice del Centro per la prevenzione e diagnosi della celiachia dell’ospedale Maggiore Policlinico di Milano e consulente scientifico dell’Associazione Italiana Celiachia (Aic) -. È vero anche che oggi mangiamo molto più glutine. Nessuna colpa, per carità. Il frumento dei giorni nostri, però, ne ha molto di più: così le farine risultano più elastiche e facili da lavorare». Ma il glutine – la frazione proteica contenuta nel seme del frumento – può trovarsi anche in altri alimenti: come il prosciutto cotto e le carni preconfezionate. «L’industria lo usa come addensante: ecco perché i celiaci devono saper leggere bene le etichette».

L’epidemiologia mondiale rivela che una persona ogni 100 soffre di celiachia, con un aumento annuo delle nuove diagnosi pari al 20%. Ma i malati censiti in Italia, secondo i dati del Ministero della Salute, sono soltanto 135mila: perché i conti non tornano, dottoressa Bardella?

Le statistiche mondiali fanno riferimento a uno screening di popolazione, quindi non si basano su soggetti che si rivolgono alle strutture sanitarie ma su tutta la popolazione. Oggi la forma di celiachia che si riscontra con maggiore frequenza non è quella classica che appariva di solito tra i sei mesi di vita e i due anni, dopo l’introduzione di glutine nella dieta. Sono in aumento, invece, forme tardive che si manifestano nei bambini più grandi e negli adolescenti. E le forme dell’adulto e persino degli anziani. Frequenti sono anche le forme silenti, spesso nei parenti di primo o secondo grado di celiaci, che si sottopongono per caso ai test sierologici per la diagnosi pur essendo asintomatici.

Esistono altre “spie” che aiutano a riconoscere le forme più recondite della malattia?

Sì. Un sospetto di celiachia può sorgere in presenza di sintomi non intestinali quali anemia, osteoporosi, infertilità e aborti spontanei. Tutte le volte in cui queste manifestazioni appaiono di difficile spiegazione, conviene approfondire le indagini. Spesso, infatti, si scopre di avere di fronte un soggetto intollerante al glutine. La celiachia può anche essere associata ad altre malattie autoimmuni: come diabete di tipo I e tiroidite di Hashimoto. Non conosciamo ancora completamente la relazione tra queste malattie, ma di fronte a un quadro simile, è consigliabile approfondire le indagini per la celiachia.

L’aspetto diagnostico è il più esplorato dalla ricerca. Meno, al momento, quello terapeutico: com’è possibile curare la celiachia?

Non esiste al momento un’alternativa alla dieta senza glutine, riconosciuta scientificamente come unica terapia. La celiachia, infatti, si manifesta nei soggetti predisposti una volta che l’organismo viene a contatto con il glutine, una proteina presente nel seme del frumento, della segale, dell’orzo e del farro. Per cui occorre modificare la dieta. Vanno bene tutti gli altri cereali, le fonti proteiche se non contaminate, la frutta e la verdura. E poi ci sono i cosiddetti prodotti “dietoterapeutici”: farinacei realizzati senza glutine, acquistabili nei supermercati o in farmacia».

Image by © Janssen, Valerie/the food passionates/CorbisLa dieta “gluten free”, nel frattempo, è diventata anche di moda: esistono controindicazioni?

Gli alimenti senza glutine assunti da soggetti sani non fanno male ma neppure fanno dimagrire, come invece credono molti: seguaci di false credenze scientifiche che hanno preso piede soprattutto negli Stati Uniti. Chi segue senza motivo questo regime alimentare può riscontrare una riduzione del peso corporeo, dovuta peraltro a una quasi totale estromissione dei cereali dalla dieta. Ma i prodotti senza glutine non sono affatto ipocalorici».

Né celiachia né allergia al frumento: cos’è la gluten sensitivity?

Si tratta di un quadro ancora poco chiaro. Chi sostiene di soffrirne, accusa sintomi intestinali, ma non solo: anche prurito, mal di testa, disturbi neurologici. Il problema è che non si riscontrano alterazioni della mucosa intestinale né dei parametri biochimici. Di conseguenza parlare di diagnosi è già un azzardo: la gluten sensitivity non è una malattia, per adesso. Il riconoscimento avviene comunque per esclusione della celiachia e dell’allergia al grano: quest’ultima, causata da frazioni proteiche del frumento ma diverse da quelle tossiche per il celiaco, si manifesta con quadri molto vari, anche con sintomi dell’apparato respiratorio.

Infine, la prevenzione: a quale età è più corretto introdurre il glutine nella dieta di un bambino?

Il boom di diagnosi tra i bambini svedesi, abituati a scoprire il glutine già a partire dal quarto mese di vita, consiglia di posticipare il primo contatto dopo i sei mesi. E, inizialmente, in associazione al latte materno. La sensazione, però, è che questo comportamento possa soltanto ritardare la comparsa della malattia, non evitarla.

 

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2 risposte a Maria Teresa Bardella: «Attenzione alle forme tardive e silenti di celiachia»

  1. simona

    salve volevo un’informazione dopo anni di disturbi fisici (diarrea, mal i testa,anemia, dolori addominali) ho fatto gli esami del sangue ed è risultato il dq1 positivo. dalla colonscopia i villi intestinali rovinati. Il mio medico mi ha detto che poteva essere una forma di celiachia o sensibilità al glutine. posso avere i ticket di esenzione?

  2. Alfonso sulla male-organizzazione dei ristoranti ti dico una delle ulmite capitato.Ho un posto vicino a casa dova vado settimanalmente a pranzo con mia moglie (celiaca), penso per agevolarmi ma anche per portare pif9 clienti, aveva inserito nel menf9 normale un post-it indicando paste senza glutine.Sorpresi gli abbiamo chiesto se teneva stoviglie, mestoli, posti di lavoro a parte, perche8 non basta solo l’acquisto della pasta.Al suo stupore per le nostre ripetute domande ha (giustamente) pensato bene di togliere la pasta e servire portate sicure come pesce e carne per gli intolleranti.Quello che non riescono a capire perche8 non consapevoli, e8 che dando del cibo contaminato ai celiaci si rischia di far perdere 6 mesi di dieta.Ciao a presto. Beppo.

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