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Maria Berrini: la città del futuro viene dal nord

Tecnologie che abbattono i costi, case che producono energia, aree verdi e mobilità su due ruote. La città del futuro è possibile. Basta seguire l'esempio del nord Europa

di Chiara Bondioli
1 marzo 2010

 

Maria Berrini, architettoIncontro con Maria Berrini, architetto e Presidente dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia.


Quali sono le linee guida per una progettazione che guardi al futuro?

 

Un edificio deve parlare in modo coerente con il proprio contesto: essere accessibile a pedoni, biciclette e auto, e compatibile dal punto di vista estetico con il paesaggio che lo circonda.
Inoltre è necessaria l’integrazione di tutte le opportunità tecnologiche che abbattono i consumi energetici: isolamento delle pareti, infissi a doppi o tripli vetri, climatizzazione con fonti rinnovabili o impianti ad alta efficienza. Un altro elemento è l’uso di materiali eco compatibili, magari anche di riciclo. E poi la presenza di acqua e verde che devono sempre fare parte del progetto: recupero dell’acqua piovana, tetti verdi, spazi verdi intorno all’edificio.

 

Vienna, Jim Zuckerman/CORBISQualche esempio eccellente?

 

Singoli edifici eccellenti dal punto di vista ambientale sono quelli di Thomas Herzog e Stephan Behnisch, tuttavia penso che le realizzazioni più interessanti siano quelle che passano dalla scala del singolo edificio a quella del quartiere. Sono progetti più ampi che ci raccontano già l’idea di una città possibile. Ho in mente quartieri edificati secondo indici di edilizia passiva con consumi energetici ridotti al minimo o il prossimo quartiere Eurogate che si pensa di realizzare a Vienna. E ancora quartieri che escludono l’uso dell’auto o che producono energia da fonte solare.


Qual è secondo lei la più importante sfida da vincere?

 

Una delle sfide più difficili e allo stesso tempo affascinanti è quella della trasformazione del modo di muoversi nelle città: noi sappiamo che la mobilità è responsabile di molti effetti negativi sull’ambiente, dall’inquinamento locale a quello globale e all’effetto serra. Oggi ci sono città che hanno saputo trasformare il modo di muoversi; penso a Copenhagen e Amsterdam dove due spostamenti su tre sono fatti in bici perché l’amministrazione ha offerto ai cittadini decine di chilometri di piste ciclabili e percorsi protetti. E Stoccolma, che ha rafforzato moltissimo l’offerta del trasporto pubblico e introdotto un pagamento a chi vuole usare l’auto, così hanno disincentivato l’uso dell’auto in favore di mezzi pubblici e bici.

Stoccolma, foto di ComùnicaTI/flickr

Visto che nelle nostre città la maggior parte degli edifici ha parecchi anni sulle spalle. Quali interventi si possono fare per farli diventare più efficienti?

 

Noi abbiamo città con moltissime case a efficienza molto bassa, quella che viene definita classe G e F. Ma possiamo intervenire. Come? Con caldaie più efficienti, nuovi infissi, coibentazioni dell’involucro degli edifici per renderli più resistenti agli sbalzi di temperatura. In Italia oggi abbiamo detrazioni fiscali che permettono di rientrare nell’investimento in 6 o 7 anni e dimezzare i costi in bolletta. Ci sono Paesi che hanno attuato politiche di recupero e trasformazione dell’esistente per una riqualificazione energetica e ambientale. In particolare mi viene in mente la Svezia che in molte città ha recuperato interi quartieri di edilizia popolare degli anni Cinquanta e Sessanta con interventi per rendere gli edifici più efficienti; il tutto con un ottimo bilancio economico e ambientale.

 

PROGETTO: NORDHAVN Cobe Architects, SLETH Architects, Ramboll Engeers, CopenhagenCos’è una città sostenibile?

 

Una città dove le persone usano le biciclette, dove le case producono energia, i trasporti pubblici sono comodi, frequenti e convenienti. Dove gli spazi verdi sono ovunque per offrire spazi di riposo, gioco e refrigerare le strade. Una città che si fa carico dei soggetti più deboli, anziani, bambini o chi non ha il lavoro. Una città capace di inventare il proprio futuro.

 

E’ davvero possibile o è un sogno?

 

basta viaggiare nel nord Europa per capire che è assolutamente possibile.

 

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