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Margherita Hack: una vita tra le stelle

Un libro per svelare i segreti del cosmo ai ragazzi. Nato dall'incontro di una geniale astrofisica ultraottantenne e una giovane ragazza albanese di soli 17 anni. Perché per costruire il futuro lo sguardo deve essere rivolto in alto. Verso il cielo

di Anna Maria Catano
9 dicembre 2009

 

Margherita Hack

Nota a livello internazionale per le sue ricerche nel campo della spettroscopia stellare e della radioastronomia, considerata una delle menti più acute e brillanti della comunità scientifica italiana, primo direttore di sesso femminile di un osservatorio astronomico nel nostro Paese, Margherita Hack è professore emerito di Astronomia all’università di Trieste e socia dell’Accademia dei Lincei. Ha lavorato inoltre con diversi osservatori, americani ed europei, e con l’ESA, l’agenzia spaziale europea. Una vita passata, è proprio il caso di dirlo, con la testa tra le stelle.

Ma a dispetto del suo impegnativo curriculum a contraddistinguerla è un’innata simpatia: occhi brillanti, cadenza toscana Margherita è anche una straordinaria divulgatrice, virtù rara tra gli scienziati. In un suo libro Così parlano le stelle, Il cosmo spiegato ai ragazzi, Sperling & Kupfer, spiega l’universo ad una studentessa albanese di diciassette anni, Eda Gjergo anche lei appassionata di corpi celesti e cosmologia.

 

 

Come è nata l’idea di elaborare un libro a quattro mani con una studentessa albanese anche lei appassionata di vita celeste?

 

Eda ha cominciato a scrivermi che aveva appena dieci anni. Le ho risposto ed è nata un’amicizia epistolare. Poi l’ho incontrata personalmente, lei oggi studia a Duino, ha vinto una borsa di studio per il Collegio del Mondo Unito. Così all’editore è venuta l’idea di scrivere un libro che spiegasse il cosmo ai ragazzi.

 

Tra i tanti scienziati che hanno rivoluzionato il nostro mondo con le loro scoperte chi metterebbe al primo posto?

 

Einstein, senza dubbio. Einstein è stato il vero genio del nostro secolo.

 

Cosa ne pensa delle energie alternative?

 

Penso che siano molto importanti, andrebbero sfruttate di più. In Italia per esempio l’energia solare è meno utilizzata che in Svezia. Andrebbero sfruttate meglio tutte le forme di energie alternative, anche la eolica. Invece oggi c’è un spreco enorme. Noi che siamo nati prima della guerra ci ricordiamo che una volta di notte c’era poca illuminazione. Oggi le luci sono eccessive, anche nelle case c’è un riscaldamento esagerato. Non va bene.

 

Lei è proprio il caso di dirlo ha passato una vita tra le stelle. Cosa le piacerebbe ancora scoprire?

 

In realtà sappiamo ancora pochissimo delle stelle. La materia che riusciamo ad osservare, quella che emette raggi di luce, è appena il 5%. Il resto, ben il 95%, non emette radiazioni ma è legato alla  forza gravitazionale. Una parte circa un 24% è materia oscura, il resto energia oscura che non sappiamo nemmeno cos’è.

 

Insomma siamo solo all’inizio. Qualche progetto in atto che a suo parere possa aiutare studiosi e scienziati a fare dei passi avanti nella comprensione delle regole che governano l’universo?

 

C’è un progetto europeo che si propone di costruire enormi telescopi in grado di osservare i pianeti extrasolari. Un telescopio che dovrà avere 50-100 metri di diametro. Ma ci vorrà tempo.

 

La comunità scientifica italiana annovera soprattutto uomini. Perché sono così poche le studentesse che si avvicinano alle scienze?

 

Non è vero che sono poche. Oggi nelle università le ricercatrici sono circa un 50%, le associate un 30% circa. In astrofisica quelle che hanno una cattedra sono l’11%.

 

Ai piani alti però non sono molte quelle che ci arrivano, solo una su dieci dicono le statistiche. Ed in generale le materie scientifiche, pur così importanti, sono poco amate e poco studiate nel nostro paese…

 

C’è un calo generale d’interesse per le scienze perché sono materie impegnative. Costa più fatica studiare e le possibilità d’impiego non sono più alte. Pochi sono disposti a fare fatica.

 

Scienza ma anche vita privata. Lei oltre ad aver realizzato una carriera straordinaria ha anche una bella storia d’amore, un matrimonio che regge da sessantatre anni. Qual è il segreto di una relazione così longeva?

 

Ho conosciuto mio marito al parco pubblico, eravamo bambini, io avevo undici anni, lui tredici. Poi ci siamo rivisti all’università. Abbiamo sempre diviso tutto. Il segreto? Dirsi le cose, anche litigare, andare avanti giorno per giorno…

 

Qualcosa che avrebbe voluto fare e che non le è riuscito?

 

Avrei voluto vincere le Olimpiadi, quando ero ragazza in atletica avevo buoni risultati. Erano però altri tempi, c’era la guerra e tutto finì in nulla.

 

E infine un sogno nel cassetto? Progetti per il futuro?

 

Continuare a scrivere libri di astrofisica, trasmettere ai giovani la passione per la scienza e quando sarà il momento andarmene senza soffrire.

 

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