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Margherita Granbassi: la sfida più stressante? Andare in tv

La campionessa olimpica racconta che può succedere di non riuscire a sfogare la tensione o aver paura di sbagliare in gara. Più che nel fioretto, però, lei si è stressata sotto i riflettori di "AnnoZero". Un'esperienza da giornalista televisiva, gratificante, ma più difficile del previsto. Che ha superato con forza di volontà e fiducia in se stessa

Francesca Tozzi
11 aprile 2011

margherita_granbassi_1024La scherma richiede dedizione totale in allenamento, dove si da fondo a tutte le risorse fisiche e psicologiche, mentre poi in pedana la concentrazione deve essere al massimo livello perché di fronte ci si ritrova un avversario altrettanto agguerrito e pronto ad approfittare di errori e debolezze. Tutto questo richiede grande energia nervosa e psichica. Lo sa bene la campionessa di scherma Margherita Granbassi, medaglia di bronzo nel fioretto individuale e a squadre alle Olimpiadi di Pechino nel 2008, ma ancor prima campionessa mondiale nella sua specialità. Dopo una partenza alla grande nelle categorie giovanili, ha poi accumulato ori e argenti ai Mondiali e agli Europei di scherma, scontrandosi spesso con la sua rivale-amica Valentina Vezzali. Ha fatto parte del gruppo sportivo dei  Carabinieri e nel 2008 ha concretizzato un’altra passione, quella per il giornalismo, conducendo con Michele Santoro la trasmissione televisiva Anno Zero. Una vita intensa ma anche stressante, in pedana e fuori, con il prezzo che questo comporta.

Margherita, come vive lo stress durante la gara?

Diciamo che ognuno vive a modo suo la competizione con l’avversario. C’è chi, quando ha abbassato la maschera sul viso, vive l’altro come un acerrimo nemico da uccidere, metaforicamente parlando. Altri hanno un approccio diverso, meno aggressivo. Io faccio parte di questo secondo gruppo. Devo dire che mi piace l’dea di poter liberare la tensione attraverso lo sport: per esempio, anche se sono una campionessa di scherma, amo il tennis perché mi consente di sfogare l’energia sulla palla direzionandola in modo tattico. Ho più difficoltà, invece, a imprimere la stessa energia su una persona, soprattutto se è una compagna di stanza e di allenamento. Per me è difficile scindere la vita quotidiana dalla pedana e mi capita persino di avere paura di far del male al mio avversario. Un controsenso, perché il mio è uno sport di combattimento: è un aspetto sul quale sto ancora lavorando.
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La gestione dello stress e dell’aggressività in pedana aiuta anche nella vita?

Nella scherma, e non solo, devi riuscire a vivere e orientare la tua naturale aggressività in modo equilibrato ma quello che lo sport ti insegna è soprattutto la disciplina, un impegno che arriva all’abnegazione. Pur non avendo “la testa per fare scherma” mi ci sono dedicata con passione, ottenendo fin da subito buoni risultati che mi hanno dato ancora più soddisfazione, partendo da una posizione psicologicamente svantaggiata.

Ora che momento sta vivendo della sua vita da sportiva?

Sto affrontando un momento particolare rispetto al passato: sento che c’è in me una maturità diversa, che mi sono evoluta come persona e non solo come atleta. Nel 2009 ho subito un intervento chirurgico alla mano e tre volte al ginocchio nel 2010: è stata un fase di difficoltà a livello fisico, molto delicata, perché sono stata a lungo lontano dalla pedana e nel frattempo sono cambiate diverse cose. Ho “messo il naso fuori” e ho capito che nella vita c’è anche altro. La scherma ti regala delle grandi emozioni, ma oggi non riesco a trovare sempre la motivazione giusta. Il problema è la continuità. C’è chi trae conferme e forza dai risultati raggiunti, chi invece, come me, ci riflette sopra e si fa delle domande.

Ricorda un momento di crisi?

Quando ho cominciato a lavorare per Anno Zero ho dovuto prendere delle decisioni che continuavo a rimandare perché in fondo, a dispetto delle apparenze, io sono una persona indecisa: ho paura di sbagliare e di ferire gli altri. Ho dovuto, però, fare delle rinunce. La cosa più stressante è stata entrare in un circuito che non conoscevo, passare da un mondo per addetti ai lavori, da uno sport di nicchia come la scherma a un programma tv a diffusione nazionale. Sotto i riflettori ero nervosa, mi sono sentita spesso un capro espiatorio come se tutti ce l’avessero con me. Trovarmi in una situazione più grande di me mi ha caricato di ansia e di stress. L’ho sfogato tutto sulla pelle, come mi capita in questi casi, così mi svegliavo la mattina e mi vedevo più brutta e più stanca. Una sorta di reazione a catena, di circolo vizioso…
foto Annozero/youtube

Come ne è uscita?

Ho cercato di reagire positivamente cercando di vedere i lati positivi di quella decisione, che comunque mi era costata. Ho affrontato e superato lo stress grazie alla voglia di affrontare un’esperienza nuova e alla profonda convinzione che stavo facendo la cosa giusta. Fare la giornalista, partecipare a una trasmissione seguita e importante era un’occasione preziosa da cui ho voluto prendere il massimo. Insomma, la mia prima vera sfida fuori dalla pedana.

Ha sempre gestito lo stress allo stesso modo?

Quando ero più piccola lo gestivo meglio ed era anche più facile recuperare, ma questo perché non avevo ancora vinto tanto: quando hai assaporato il gusto della vittoria più volte, certo, vuoi provarlo di nuovo ma subentra anche una sorta di appagamento. Ricordo la forte motivazione quando ero negli Under 20 e mi dicevano che avevo delle potenzialità; continuavo a vincere e avevo sempre più fame di andare in pedana e vincere ancora. A partire dai 25 anni ho vissuto un’evoluzione: i risultati arrivavano ma dovevo “girare una chiave”, mi sentivo a volte frustrata perché mi mancava qualcosa per fare un ulteriore salto di qualità a livello atletico. Non ho mai smesso di lavorare su me stessa.

E come convive con lo stress di tutti i giorni?

Mi attirano lo yoga e il pilates come tutte le soluzioni legate all’attività fisica. Mi capita di distendermi e di pensare a cose piacevoli ma mi dedico anche a piccoli lavoretti in casa e al bricolage perché i lavori manuali mi rilassano. A volte sfogo la mia vena artistica disegnando e inventandomi delle caricature: c’è molta “follia” e creatività dietro al rigore e alla sicurezza che mostro nel mio lavoro. Sono aspetti che ho scoperto per caso e che ho imparato ad amare con il tempo.
Scherma, Image by Adam Warzawa/epa/Corbis

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