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Marco Frey: istituzioni, cittadini e imprese uniti per un uso efficiente delle risorse

Secondo il professore della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa l’attenzione nei confronti di un modo diverso di produrre e di consumare è una necessità imprescindibile

Michele Novaga
14 febbraio 2014

Image by © Dave and Les Jacobs/Blend Images/CorbisL’Italia, grazie anche ad un significativo sistema di incentivazione,  ha realizzato dei progressi sorprendenti soprattutto nell’ambito delle rinnovabili. Negli ultimi anni infatti la crescita delle installazioni nell’ambito del fotovoltaico sono aumentate esponenzialmente e un ottimo trend di crescita lo hanno registrato anche le bioenergie e l’eolico. Ma come può il nostro paese andare nella direzione della sostenibilità coinvolgendo in questo processo anche i cittadini rendendoli più consapevoli? wisesociety.it lo ha chiesto a Marco Frey, professore ordinario presso la Scuola Superiore di Studi Universitari e di Perfezionamento S. Anna di Pisa e Direttore nello stesso ateneo  dell’Istituto di Management.

Nel mondo nessun paese è veramente sostenibile: c’è ancora tantissimo da fare quindi?

Nello scenario di lungo periodo l’attenzione nei confronti di un modo diverso di produrre e di consumare è una necessità imprescindibile. La situazione odierna è da considerare come un fondo di barile dal quale bisogna partire per impostare in maniera differente una transizione dell’economia globale. Da un lato bisognerà ridurre l’impatto e la presenza dell’uomo nel sistema razionalizzando e ottimizzando l’uso delle risorse. Dall’altro lato dobbiamo far sì che ciò non riduca la qualità della vita. Non soltanto quella dei paesi occidentali, ma soprattutto quella dei paesi emergenti e in via di sviluppo per i quali noi occidentali siamo un esempio. Possiamo continuare a farci imitare, ma sulla base di modelli di qualità della vita e di consumo di tipo diverso, ovvero più improntati alla sostenibilità.

Che azioni possiamo intraprendere?

Ci sono diversi livelli di azioni, ma tutte devono avere un approccio bidirezionale: dall’alto verso il basso da parte di tutte quelle istituzioni che rappresentano la collettività e dal basso verso l’alto in termini di partecipazione da parte di tutti gli attori in relazione al contributo che ognuno può dare. Se prendiamo l’Europa come riferimento, esiste una politica continentale basata su un uso efficiente delle risorse che utilizza la logica dell’ecological footprint come elemento caratterizzante dell’offerta di prodotti e servizi e tende a usare strumenti per far sì che i cittadini consumatori siano informati per poter decidere consapevolmente sull’utilizzo delle proprie risorse. Questo approccio vede i tre principali attori coinvolti – istituzioni, cittadini e imprese – come parte di un disegno complessivo in cui si spera che i comportamenti virtuosi diventino una componente strutturale di un sistema più improntato al green.

  Il ruolo delle fonti rinnovabili in Italia e in Europa

Image by © Wolfram Schroll/CorbisChe ruolo possono svolgere le fonti rinnovabili a livello europeo?

Innanzitutto è bene dire che la più importante delle fonti rinnovabili è l’efficienza. Nell’ambito di questo processo di greening la chiave è riuscire a trovare le modalità per cui le risorse siano capaci di autogenerarsi. In questa sfida di sistema s’inseriscono anche le diverse vocazioni territoriali delle rinnovabili. Per esempio l’Italia ha una vocazione maggiore nei confronti del solare per questioni climatiche, ha la possibilità di utilizzare competenze tecnologiche come nell’idroelettrico e nella geotermia che è nata nel nostro paese. Occorre cercare di far sì che nell’ambito di questo cambiamento si intersechino la domanda in tutti i settori, a partire dall’edilizia, e la capacità di offerta e di innovazione da parte di quelle imprese che producono prodotti e servizi.

Ci sono dei distretti italiani che hanno raggiunto livelli di eccellenza? Quali?

In Toscana, in particolare attorno al Monte Amiata, il contributo della geotermia è importante per la produzione di energia elettrica e di tutte le forme collegate (teleriscaldamento, uso diretto del calore, etc). Ma una importante sfida del futuro è far sì che laddove il territorio ha determinate caratteristiche e al tempo stesso ci sono le condizioni climatiche favorevoli, si sviluppi il solare termodinamico. In termini di specifiche aree territoriali a questo proposito si può far riferimento al sud del Paese e, in particolare, all’area del catanese.

Poi ci sono i distretti industriali che partendo dalla loro offerta di prodotti possono far diventare la produzione di energia rinnovabile un elemento di caratterizzazione del prodotto. Prendiamo, per esempio, l’industria della ceramica di Sassuolo-Scandiano: la componente di prestazioni fotovoltaiche delle piastrelle di ceramica, o le prestazioni in termini di efficienza energetica, sono diventati elementi di differenziazione del prodotto molto importanti che negli ultimi anni hanno contribuito a far ritrovare un posizionamento competitivo all’interno dei mercati.

In Italia qual è il livello di utilizzo delle rinnovabili?

In alcune realtà specifiche dove c’è una particolare disponibilità di risorse (idroelettrica, geotermica) si arriva da tempo oltre al 30-40% di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. L’Italia però sta crescendo molto grazie alle nuove rinnovabili (eolico, fotovoltaico) e questa percentuale si potrebbe arrivare a raggiungerla in tempi rapidi in tutta Italia.

  Recuperare il tempo perduto e coinvolgere i cittadini-consumatori

Image by © Radius Images/CorbisDobbiamo quindi recuperare il ritardo?

Il nostro ritardo sulle rinnovabili ha risentito della mancanza di una politica industriale in materia: quello che è avvenuto con gli incentivi negli ultimi anni è stato importante, anche se vi sono stati alcuni errori frutto di una visione non di lungo periodo. Abbiamo assistito ad alcune accelerazioni troppo repentine, che ora stanno mostrando i lati negativi causati da una decelerazione altrettanto rapida: il fotovoltaico ne è un esempio. Bisogna tornare a dinamiche di crescita significativa, ma graduale: come nel caso delle biomasse che oggi, grazie a incentivazioni un po’ più fisiologiche (che riguardano i piccoli impianti sostenibili per la trasformazioni di scarti aziendali, ndr), hanno raggiunto risultati interessanti. Anche sul fotovoltaico occorre lavorare in questa prospettiva dopo gli sbalzi che hanno caratterizzato gli ultimi anni.

In che modo si può coinvolgere il cittadino?

Un modo efficace è sicuramente quello degli incentivi del 55% per il risparmio energetico. Io chiedo al cittadino di pensare all’efficienza energetica attraverso le azioni di riqualificazione dell’edilizia esistente. Ciò ha dato risultati eccellenti e ha dimostrato la capacità di reattività del cittadino consumatore nel momento in cui esistono possibilità chiare di incentivazione. Ma gli strumenti che verranno dovranno essere in grado di indirizzare e informare correttamente il cittadino. Che è più sensibile, certo, ma che deve essere influenzato da esempi corretti e da una capacità complessiva del sistema.

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