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Ludovico Einaudi: la musica ci rende persone migliori. Facciamola entrare nelle scuole

Il pianista e compositore torinese, arrivato al successo dopo un inizio difficile, dice che nel nostro Paese bisognerebbe ripartire dai ragazzi delle scuole per diffondere una vera cultura musicale. Perchè questa forma d'arte è capace di farci provare emozioni profonde, toccare la nostra sfera più intima ed elevare il nostro spirito. In altre parole, aiutarci a diventare uomini migliori

Vincenzo Petraglia
7 settembre 2011

Ludovico Einaudi, foto Luca d'AgostinoI suoi concerti fanno da anni il tutto esaurito perché Ludovico Einaudi (torinese, figlio del prestigioso editore Giulio) è ormai uno dei nostri pianisti e compositori più apprezzati nel mondo. Tra i suoi meriti quello di aver portato la musica colta fra la gente, grazie a un personalissimo percorso di ricerca musicale che lo ha condotto, dopo un periodo iniziale difficile, a esibirsi nei teatri più prestigiosi del mondo fra cui anche il Teatro alla Scala di Milano e la Royal Albert Hall di Londra. Fra i suoi più grandi successi Le Onde, I giorni, Una mattina, Divenire oltre a diverse colonne sonore per il cinema, fra cui il recente film di Jo Bayer La fine è il mio inizio sulla vita di Tiziano Terzani. Diversi i concerti previsti in varie parti d’Italia durante l’estate (per le date precise www.einaudiwebsite.com), compreso quello per il Festival della Notte della Taranta in Puglia (il 27 agosto sul palco di Melpignano, in Salento) di cui ha assunto la direzione artistica. Per lui, autore anche di un brano composto ad hoc per la cerimonia di apertura delle Olimpiadi 2012 a Londra, «la musica può creare persone migliori e cambiare di riflesso anche il mondo».

Tra il suo pubblico ci sono tantissimi giovani. A cosa attribuisce questo successo in una fascia d’età di solito poco interessata alla musica “colta”?

Penso ci sia un alfabeto della musica che nasce da una matrice comune e col quale, trovando le giuste combinazioni, si può arrivare a chiunque.

Cover Le ondeIl suo è stato un percorso musicale fuori dagli schemi: formazione classica e contaminazioni folk, rock, pop. Un genere personalissimo…

Sì, quando nel 1996 è uscito Le onde (l’album che poi l’ha portato al successo in Inghilterra, ndr) in Italia mi avevano ordinato in tutto ottanta copie e all’inizio nei negozi non sapevano neppure dove collocarmi, se nel pop o nella musica da camera. Io ci ho sempre creduto percorrendo una strada che non c’era e poco alla volta mi sono creato un varco nel pubblico che ha cominciato a seguirmi e a comprare i miei dischi.

Quanto è difficile fare della buona musica in Italia?

Nel nostro Paese c’è una grande mancanza di cultura musicale e percorrere la strada di progetti  avventurosi risulta molto più difficile che all’estero. Oggi i miei concerti fanno il tutto esaurito ma ci sono voluti dieci anni e la mia musica è esplosa in Inghilterra, soltanto dopo in Italia. Eppure veniamo da una storia e un’arte che tutto il mondo ci invidia. La cosa triste è che non siamo più niente di ciò che è stato e oggi all’estero di noi si parla quasi soltanto per la spazzatura a Napoli o altri scandali.

Cosa bisognerebbe fare per migliorare la situazione?

Credo bisognerebbe partire dalla scuola. Se ogni mattina si cominciasse ascoltando per dieci minuti un bel brano musicale, di qualsiasi genere, e poi se ne discutesse tra insegnante e alunni, penso sarebbe un modo migliore e meno traumatico per i ragazzi di affrontare le lezioni. In più li aiuterebbe col tempo ad apprezzare meglio tutta la musica perché oggi i giovani purtroppo ascoltano soprattutto quella indotta da scelte commerciali più che culturali con il rischio che tutti ricevano le stesse cose in maniera standardizzata, senza punti di riferimento diversi e personali.

Li stimolerebbe anche ad avere una maggiore sensibilità nei confronti della vita?

Certo. La musica ti dà gli strumenti interiori che ti fanno capire tante cose, ti toglie la corazza che fa rimanere il cervello chiuso in una scatoletta. Apre i pori dello spirito, perché il nostro spirito, come i muscoli di chi va in palestra, va allenato. La musica riesce a toccare le sfere più intime della nostra interiorità ed è capace di affinare la nostra sensibilità per consentirci di andare oltre le idee e i sentimenti  scontati. Penso che la musica, e in generale l’arte, possano creare persone migliori e, cambiando le persone, cambiare di riflesso anche il mondo.

Ludovico Einaudi

Non a caso molti dicono che la sua sia musica dell’anima… da dove arrivano queste note?

Il punto di partenza non è tecnico, ma tutto nasce dalle emozioni, dai sentimenti che provo. Per me la musica è il modo per mantenere una relazione con la mia interiorità, altrimenti non avrebbe senso. Da ragazzo ho sperimentato molte cose che mi avevano portato a creazioni in cui mi sembrava che io non ci fossi. Così ho percorso altre strade e pian piano ho capito come esprimere il mio animo e permettere alla musica di fare emozionare le persone, oltre che me stesso.

Come trova l’ispirazione per comporre?

È un percorso che viene da molto lontano, dal mio vissuto. Sono cresciuto con la musica e mi porto dentro l’immagine di me bambino steso sul letto a leggere i fumetti con in sottofondo le melodie, che mi incantavano, del pianoforte suonato da mia madre. Credo che tutti noi abbiamo una storia, ricordi, emozioni che però durante la vita tendiamo un po’ a dimenticare, complici i problemi e a volte la difficoltà dell’esistenza. La musica può aiutare a riaccendere i ricordi, a ritrovare quel cordone ombelicale che ci lega al passato, all’infanzia. Ecco, la mia ispirazione nasce da questo. Si tratta poi di trovare le chiavi giuste per raccontare questo mondo interiore. Altre volte invece la mia creatività nasce da altro: viaggi, incontri, natura, tutto ciò che mi circonda. Il mondo è pieno di specchi in cui la nostra anima può riflettersi.

Image by © Eastnine Inc./CorbisFra i suoi estimatori ci sono moltissime donne. Come se lo spiega?

Forse perché la donna è più libera dal punto di vista mentale, percepisce il mondo con meno barriere intellettuali e capta la libertà di pensiero che vien fuori dalle mie note. La donna abbraccia sempre il mondo in una maniera più diretta ed è più aperta al sentimento rispetto all’uomo che invece oppone maggiori resistenze al contatto con il proprio mondo interiore.

Secondo lei cos’ha la musica in più o in meno rispetto alle altre forme d’arte?

Forse è la cosa più vicina all’amore. Ti eleva. Personalmente mi dà le emozioni più vicine a quelle che provo quando mi sento innamorato. Anche quando leggi un romanzo vivi una realtà parallela, entri nei personaggi, in quei luoghi, ma secondo me la musica ti ci porta con ancora maggiore profondità.

Quanto secondo lei la musica può influire sul benessere psicofisico delle persone?

Penso sia capace di proiettarci in un’altra dimensione, in una sorta di realtà virtuale che può dare tanti benefici. Sono stati fatti molti  esperimento sugli animali, con le mucche in particolare. E si è scoperto che facendo ascoltare loro Mozart producevano un latte migliore. Di sicuro il suono produce endorfine che influiscono positivamente sull’umore e sul nostro benessere.

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