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Luciano Mazzetti: i bimbi sono i padri degli uomini

L'ex docente universitario, fondatore e presidente del Centro Internazionale Montessori, ha voluto diffondere nel mondo il pensiero dell'educatrice che fondò nel 1907 la prima "Casa dei bambini" a Roma. Perché oggi nel nostro Paese tutti sembrano averla dimenticata, mentre i suoi insegnamenti sarebbero più attuali che mai

di Sara Donati
10 dicembre 2010

Luciano Mazzetti, docenteLuciano Mazzetti ha settant’anni, ma non si ferma mai. Ex docente universitario, originario di Perugia, dopo quarant’anni di insegnamento ha fondato Il Centro Internazionale Montessori, convinto del fatto che sia meglio praticare l’educazione piuttosto che teorizzarla. Ci racconta dei suoi continui spostamenti, di come sia difficile promuovere un pensiero, quello di Maria Montessori, in un Paese che si è quasi dimenticato di questa donna paladina dei più piccoli. Da qui l’idea di fondare una scuola vera e propria e la scelta di applicare un metodo, quello Montessori che mettesse al centro il bambino. Il bambino che c’è in ognuno di noi. Mazzetti ha un’energia vitale spiazzante e una personalità incontenibile. Molto ironico, sembra che dai suoi occhi sprizzi una gioia infantile. Il suo segreto? Amare la vita, amarla sempre, anche quando ti prende a schiaffi: «uno scrittore diceva che più è profonda la disperazione, più deve essere profondo l’amore per la vita», afferma. Questo è anche il grande insegnamento che si deve trasmettere ai bambini, dare loro l’esempio con la propria esperienza.

Italian educationist Maria Montessori (1870-1952), Wikimedia CommonsDi che cosa si sta occupando in questo periodo?

Diffondere il pensiero Montessori, dove è possibile, in parecchi Paesi del mondo. Sostanzialmente faccio la vita di un vagabondo che cerca di spargere un sogno: quello di aiutare qualche bambino a diventare un essere umano. Sono appena tornato dall’Uruguay, da Montevideo, e ripartirò tra non molto per Tokio: vado a seminare una piccola buona novella: cioè che “i bambini sono i padri degli uomini”, una frase di Freud profondamente vera. Perchè tutti noi, siamo figli dei bambini che siamo stati.

Perchè ha scelto proprio il medoto Montessori?

Ho insegnato pedagogia nelle università italiane per moltissimi anni, e nel 2010 sono andato in pensione dopo quarantotto anni di servizio. Da quel momento ho deciso di fare una scuola. Guardandomi intorno ho ritenuto che il pensiero di Maria Montessori fosse il più praticabile. Poi però ho anche capito che fare educazione in un Paese come l’Italia che non ha una politica culturale nè scolastica chiara è molto difficile. Perché non c’è educazione senza etica e senso della cittadinanza.

Che cosa sta succedendo in Italia e che cosa si può fare qui?

Da noi c’è questa sorta di pesantezza della scuola di Stato e non c’è idea di un’educazione libera. Puoi educare tuo figlio come vuoi, ma manca l’idea che si possa investire nell’educazione. E allora si può fare solo un lavoro “di nicchia”, di minoranza. Si può testimoniare che siamo ancora in grado di pensare, avere idee, voglia di vivere, entusiasmo e passioni. Questa è la prima cosa. Anche da trasmettere ai più giovani. Perchè in fondo noi educhiamo i nostri figli in virtù di ciò che facciamo e non per quello che diciamo. Cioè attraverso il nostro esempio che, prima di tutto, deve essere coerente. Se vuoi trasmettere curiosità devi essere curioso, se vuoi dare gioia di vivere devi averla dentro di te. Amare le cose che ci circondano anche quando non tutto va bene, anche quando la vita ti ferisce. Dire ai ragazzi che c’è sempre un buon motivo per stare al mondo ed evitare, invece, di contagiarli con la cultura della morte e dell’abbandono. Quando vedo certi giovani che si svendono o si buttano via per poco provo una grande tristezza. Ogni essere umano è una ricchezza e una risorsa da preservare.

Young man in classroom, John-Francis Bourke/Corbis

La sua scelta di essere molto presente all’estero è una risorsa o una fuga?

Io credo che sia una risorsa, perchè molto spesso in patria non si è riconosciuti per quello che si fa. Penso proprio a Maria Montessori, che in fondo era stata anche raffigurata sulle mille lire di una volta, ma pochi lo sapevano. Pochi la conoscevano. Eppure è stata una donna che alla fine dell’Ottocento, studiava medicina, cosa impensabile allora. Una donna che faceva conferenze sul femminismo a Berlino o a Londra nel 1897. Che ha avuto il coraggio di avere un figlio e non sposarsi. Ebbene in occasione del centenario della prima “Casa dei bambini”, la scuola che lei aveva fondato e aperto Roma (nel 1907) c’è stato un convegno internazionale cui hanno partecipato 1800 stranieri e solo 60 italiani. Insomma, una cosa triste, che fa pensare.

Come vede il futuro?

Per quanto mi riguarda credo che non mi fermerò e al futuro penso di contribuire con il mio piccolo mattone affinché si possa costruire un mondo in cui sia possibile sognare. Un mondo che riscopra piccolissime cose: la meraviglia, lo stupore. Mi piacerebbe stupirmi, mi piacerebbe meravigliarmi, mi piacerebbe avere tanti punti di domanda ancora davanti. Credo che se noi riuscissimo ad apprezzare tutte le stagioni della vita: l’infanzia, la fanciullezza, l’adolescenza, la vecchiaia, forse potremmo raggiungere la ricchezza e l’esperienza di quei vecchi alberi secolari che portano incisi negli strati della corteccia il segno e il senso della loro età.

Little girl working on a class project, JLP/Jose L. Pelaez/Corbis

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