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Lo yoga, strada maestra verso la consapevolezza

Fin da piccoli siamo educati a sviluppare una forte attività mentale, nemica della percezione di sè. Ma grazie all'antica pratica indiana possiamo riuscire a ritrovarla

Barbara Pozzoni
12 dicembre 2011

Antonio NuzzoAntonio Nuzzo, si dedica allo yoga dall’età di 16 anni. Nel 1974 ha fondato la Federazione Italiana Yoga, di cui dal 1977 è presidente, e dove ha insegnato per più di vent’anni nei corsi di formazione insegnanti. Si è perfezionato nello hatha-yoga con André Van Lysebeth. La sua costante opera di diffusione dello pratica si manifesta in corsi regolari a Roma, in attività didattiche monotematiche e in seminari residenziali. Lo abbiamo incontrato allo Yoga Festival di Milano.

Imparare a calmare la mente

 

 

Come possiamo descrivere la pratica yoga?

Image by © Sigrid Olsson/ZenShui/CorbisLo yoga è un esperienza profonda che ogni essere umano dovrebbe provare e lo scopo per cui lo si dovrebbe  fare è calmare la mente, ossia sconfiggere la dispersione mentale, male della nostra società. Generalmente, infatti, veniamo educati a sviluppare soprattutto il ragionamento, siamo stimolati ad attivare la memoria e l’interazione con i processi sensoriali e così via. Quindi il percorso che ci viene fatto seguire è quello di creare una vivace attività mentale. Purtroppo poi, non ci viene insegnato il procedimento inverso, e cioè arrivare a calmare la nostra mente. Lo yoga può intervenire aiutandoci proprio a far questo.

 

E quando ci si riesce cosa succede?

Otteniamo la capacità di attenzione, meta importantissima, perché l’attenzione è il risultato della riduzione dell’attività mentale. Certo non è facile da raggiungere e all’inizio si deve far forza sulla volontà, combattendo e contrastando la dispersione mentale, spesso ritrovandosi ad affrontare una lotta interna. Questo problema esiste solo perché la nostra idea di sviluppo della concentrazione è impostata male. Quest’ultima, infatti, va sviluppata solo quando si arriva a comprendere come ridurre la dispersione della mente.

Sviluppare una coscienza diffusa

 

 

E come si può lavorare verso questo traguardo?

Image by © Jose Luis Pelaez, Inc./Blend Images/CorbisCi sono diverse possibilità da seguire e senza dubbio lavorare sul corpo è una tecnica efficace: si possono eseguire dei movimenti che ci permettono di concentrarsi su di esso. Chi poi riesce a sviluppare la sua capacità di attenzione, può iniziare ad intraprendere altre azioni, come un movimento abbinato al respiro. In altre parole si inspira alzando le braccia e si espira abbassandole. Facendo questo la nostra capacità di attenzione è rivolta ad un coordinamento fra il movimento del corpo e quello del respiro. Imparato questo, si può andare verso un lavoro più difficile che consiste nello sviluppare un’attenzione in posizioni statiche, di breve o di lunga durata, in modo tale da costruire un lavoro interiore di attenzione continua su di un processo fisico. Più il corpo rimane immobile, più la mente riesce a subire l’influenza del corpo immobile. Quindi chi ha una capacità di attenzione sufficientemente evoluta, stando immobile, può concentrarsi sulle proprie sensazioni fisiche: ascoltare il ritmo del respiro ed a sviluppare una coscienza uniformemente diffusa. Quando noi per esempio solleviamo il braccio destro, la nostra attenzione si sposta sempre sulla parte attiva, cioè sul braccio destro che si solleva, e se dovessimo sollevare il braccio e stendere tutto il lato destro del corpo, l’attenzione andrà sul lato destro del corpo. A questo punto il lavoro da fare è proprio quello di sviluppare una coscienza che sia uniformemente diffusa e che ci aiuti a prendere in considerazione anche il braccio e la spalla sinistra. Nel momento in cui raggiungeremo una coscienza simultanea della parte destra e della parte sinistra del nostro corpo, mentre queste fanno azioni diametralmente opposte ( l’una attiva e l’altra passiva) arriveremo finalmente non solo all’attenzione, ma anche alla centralità. L’esercizio che dobbiamo fare, infatti, consiste nell’aprire la nostra coscienza affinché tutto il corpo sia all’interno della nostra consapevolezza, della coscienza del nostro corpo. Avremo così aiutato la nostra mente a prendere coscienza della centralità.

 

Qualche consiglio per i neofiti?

Penso che la prima cosa da fare con una persona che non sa nulla ma vuole avvicinarsi allo yoga, sia cercare di capire che tipo di specificità e di attività mentale ha all’interno di sé, perché sarà in base a questo elemento di conoscenza che gli si potranno insegnare diverse tipologie di pratiche.Insomma lo yoga non è una sequenza, una modalità o un metodo, questa disciplina offre diverse possibilità di sviluppo, passando da un movimento dinamico all’immobilità assoluta, ma fra questi due estremi ci sono un’ infinità di modi di procedere per adattarci alla condizione mentale di ogni singola persona.

 Image by © Image Source/Corbis

 

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