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L’eco-plastica che si scioglie nell’acqua. Una scoperta tutta italiana

L'invenzione destinata a cambiarci la vita è un biopolimero naturale ottenuto dagli scarti della barbabietola. L'hanno scoperta due imprenditori con il pallino per la ricerca e e la lotta all'inquinamento

Barbara Pozzoni
27 gennaio 2013

Marco AstorriMarco Astorri è un imprenditore di 42 anni, bolognese, che quasi casualmente scopre assieme al collega Guy Cicognani l’esistenza di un biopolimero naturale, ricavato dagli scarti della barbabietola, capace di sciogliersi in acqua, a temperatura ambiente, in breve tempo. Oggi è amministratore delegato della Bio-On (www.bio-on.it) azienda che produce una plastica biodegradabile in acqua che si chiama Minerv-Pha. Facendoci sperare in un futuro più responsabile.

Buoni risultati nel campo dei biomateriali

Che cos’è la sostenibilità per la vostra azienda?

Guardare attentamente a tutte le negatività date dall’inquinamento e fare in modo che non siano presenti né nella nostra azienda, né in quello che facciamo.

Avete lavorato a questo prodotto con un approccio più scientifico o imprenditoriale?

MINERV PHAs (Polidrossialcanoati messi a punto utilizzando Barbabietole), bio-on.itDirei con entrambi gli approcci. All’inizio forse più imprenditoriale, ma poi anche scientifico, imparando praticamente a guardare dentro le cose, perché un errore che gli imprenditori fanno di solito, è di tralasciare la parte scientifica.

Noi invece ce ne siamo innamorati, l’abbiamo capita man mano che andavamo avanti con la ricerca, perché la questa disciplina sta cambiando in meglio e sta diventando sempre più amica dell’uomo. Oggi le persone sono abituate a sentirsi oppresse dalla chimica, perché la vedono come qualche cosa di negativo e così in parte è anche stato. Da oggi in poi, nei prossimi anni, la chimica sarà sempre più fatta dalla natura e quindi amica dell’uomo, fatta per l’uomo.

Come siete arrivati alla scoperta di questo biopolimero?

Ci siamo arrivati per caso, perché un cliente di un’attività industriale che avevamo dal punto di vista produttivo (producevamo microchip, skipass) ci chiese come risolvere il problema di non avere più prodotti plastici.

Dopo qualche ricerca, abbiamo scoperto un mondo, quello dei biomateriali, talmente affascinante che ci ha fatto decidere di partire a fare tutti i nostri investimenti.

Una tecnologia all’avanguardia

Siete finanziati da qualcuno o vi autofinanziate?

Ci autofinanziamo. Lo abbiamo fatto dall’inizio e lo stiamo facendo tuttora, nel senso che lavoriamo con gli introiti delle licenze che concediamo per la produzione del nostro biopolimero e questi introiti, poi, vengono reinvestiti per migliorare ulteriormente la tecnologia con cui lavoriamo.

Ci potrà essere speculazione su questo prodotto?

Tecnologia Bio-onCi potrebbe essere come settore, nel senso che già oggi vediamo tanti prodotti che vengono definiti biopolimeri e non lo sono. La nostra plastica invece non corre rischi.

Quanto è importante la semplicità nella ricerca?

È fondamentale: avere squadre di persone (tecnici e chimici) ristrette e che abbiano degli obiettivi chiari, è di grande importanza per raggiungere un buon risultato. Grossi apparati con tanto personale e idee confuse o progetti confusi da sviluppare, purtroppo non danno risultati concreti alla fine.

Una scoperta come questa può dare fastidio? E a chi?

I nemici di una scoperta come questa, che potrebbe teoricamente dare fastidio, possono essere le persone che non capiscono che la chimica deve cambiare e deve diventare come dicevo amica dell’uomo, non ostile. Ma il vero nemico è il tempo: un’idea come questa, deve essere a disposizione di tutti il più presto possibile per poter consentire a chiunque lo voglia, di produrre biopolimeri realmente ecosostenibili.

Ci sono altri scarti agricoli che possono essere utilizzati?

In generale sì, ci sono tanti altri scarti agricoli che si possono utilizzare per fare questo tipo di prodotto. Noi siamo partiti dalla melassa di barbabietola, ma c’è anche la melassa di canna da zucchero e in generale possono essere utilizzate tutte le fonti di carbonio, quindi tutti gli scarti che uno può immaginarsi e che derivano da frutta, animali e quant’altro.

Un processo innocuo per l’ambiente

Ci racconta cosa sono le “regole zero”?

Certo, sono semplicemente delle regole da rispettare per poter poi ripartire veramente da zero. Ne cito alcune: non usare “food” per fare biopolimeri; non utilizzare solventi organici, quindi chimica, per poterli estrarre; usare poca energia; non aver alcun residuo inquinante alla fine del processo, avere un prodotto che sia biodegradabile dalla natura, quindi dai batteri stessi. Questo era quello che volevamo fare ed è quello che abbiamo realizzato, quindi un processo che sia sostenibile dall’inizio alla fine e che non provochi dei danni a nessuno.

C’è chi sostiene che i sacchetti bio  ora in commercio sono inquinanti. È vero?

In parte è vero, nel senso che le regole che determinano la biodegradabilità oggi, hanno delle certificazioni con delle norme ben precise e, se uno osserva bene queste norme, quasi tutte indicano nel compostaggio il modo per poter biodegradare i sacchetti tipo quelli della spesa, ma  purtroppo non si prende in considerazione il fatto che ci possa essere un residuo di questo prodotto, inoltre il compostaggio industriale è già di per se stesso inquinante perchè vengono meccanicamente movimentati grossi quantitativi di terriccio e quindi viene consumata energia e lavoro dell’uomo. Questo alla fine fa sì che il prodotto diventi inquinante, anche se ha delle basi da fonte rinnovabile ed è parzialmente biodegradabile. Ma col tempo la gente si renderà sempre più conto di cosa vuol dire biodegradabilità, sostenibilità ed eco compatibilità.

Quali sono i valori aggiunti che rendono un azienda di successo?

La semplicità, come ho già detto prima, ed avere ben chiaro quello che è l’obiettivo da raggiungere. Ma anche il fatto di essere il più possibile indipendenti da quello che oggi è il mondo che gestisce le crescite delle aziende nel Pianeta: il mondo della finanza. Così facendo, magari ci si mette più tempo, però alla fine c’è anche più soddisfazione.

Licensing industriale per produrre PHAs

 

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Una risposta a L’eco-plastica che si scioglie nell’acqua. Una scoperta tutta italiana

  1. Giuseppe Borrelli

    Egr. Sig. Astorri ,
    sono un architetto d’interni / designer , con studio in Milano .
    Sono in fase di progettazione di un oggetto che , dopo l’uso , andrebbe gettato in acqua senza alcun rischio di inquinamento , pertanto , vorrei sapere se la Sua ditta produce oggetti di plastica biodegradabili anche su progetto .
    In attesa di una Sua risposta , La ringrazio e La saluto con cordialità

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