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L’arte di comunicare altre realtà

Roberto Ciaccio, artista romano, espone le sue opere a Palazzo Reale di Milano. Per comunicare l'intensità dell'esperienza artistica come chiave per vivere altre dimensioni

Maria Vittoria Capitanucci
7 novembre 2011

Roberto Ciaccio, foto di Davide ComelliAll’originale artista Roberto Ciaccio, romano di nascita e milanese d’adozione, è dedicata (fino al 20 novembre, Sala delle Cariatidi) la personale “Inter-vallum” al Palazzo Reale di Milano, con l’installazione delle grandi lastre in ferro e rame e delle tele cangianti, dal blu al viola. Il corso della sua ricerca lo ha portato già dagli anni ’80 ad esiti di pura astrazione pittorica e ad una decisa valenza concettuale del lavoro. A partire dagli anni ‘90 si è intensificato il suo dialogo con la filosofia contemporanea, in particolare con Jacques Derrida e il pensiero della différance e con il filosofo Remo Bodei con cui intrattiene un intenso scambio di lavoro e di pensiero, oggi tra i curatori della mostra milanese assieme a Kurt Forster e Arturo Schwarz. Da sempre interessato anche alla musica che ha trovano sempre ampia risonanza nel suo lavoro, Ciaccio più recentemente si è confrontato con la dimensione del sacro, in particolare attraverso le opere dedicate alle Stazioni della croce (2003/2006). Il suo lavoro si esprime attraverso modalità tecniche differenti: dipinti a olio,  grandi opere  a collage su carta (studi), incisioni, lastre (opere su lamiera), monoprints e monotipi e molte sue opere sono esposte nei principali musei del mondo. Lo abbiamo incontrato in occasione dell’inaugurazione della mostra milanese.

Ci racconta il senso del suo lavoro a Palazzo Reale?

La Suite Cariatidi, realizzata appositamente per la presente esposizione con la collaborazione dello stampatore Alberto Serighelli, costituita da una serie di immagini Revenants, mette in opera il concetto di differenza attraverso la immaterialità ed evanescenza delle varianti della figura d’origine. La  poetica della Revenance, il  ritorno fantasmatico  dell’immagine, si  confronta con  quella della  Risonanza propria della musica che largo spazio trova nella mia opera.

Lastra di rame, foto di Davide ComelliCosa ha significato per lei realizzare questa istallazione site-specific all’interno della suggestiva Sala delle Cariatidi?

La Sala delle Cariatidi, nella sua configurazione architettonica e nella intensa espressione di una temporalità sospesa, carica di memorie e di vissuti temporali,  sembra naturalmente riflettersi ed interrogarsi in quella poetica di tempo, di tracce e presenze fantasmatiche che è propria della mia opera e di tutto il mio percorso. Gli elementi dell’architettura, in quel ritmato scandirsi di colonne, cariatidi, specchi, aperture, inducono musicalmente intervalli spaziali e temporali che assecondano il percorso e la percezione del luogo. Si tratta appunto di “intervalli” che descrivono l’ambiente nei suoi ritmi essenziali, riecheggiati dalla serialità delle grandi lastre, che aprono spazialità reali e illusorie nel dialogo dei riflessi delle superfici specchianti. Soglie, aperture, specchi interagiscono in un percorso architettonico illusionistico e musicale, intriso di tempo, visioni, suoni.

Ritorna il tema della musica anche nel titolo stesso della mostra “inter-vallum”…

L’intervallo in questo luogo è anche abisso temporale di memorie storiche e individuali, intrecciarsi di vissuti e di tempo nell’aprirsi di una spazialità oscura interna alle lastre, soglie percettive e “partiture” di tempo, echi di mahleriana memoria. Una “revenance” di passato risuona nella temporalità del tempo presente.

A proposito della mostra lei ha parlato di un’energia speciale fatta di “Suoni e Visioni.  Risonanze  Revenants” Ci spiega meglio?

L’energia è diventata l’elemento vitale della mia opera e del suo irradiarsi nello spazio che la contiene. Tutto lo spazio atmosferico o “environment”, come campo relazionale, ne viene attraversato e attivato. Nella Sala delle Cariatidi c’è  un’energia segreta e misteriosa, leggera e pervasiva. Questo luogo viene ad incontrare opere che hanno un carattere esoterico, anch’esse cariche di energie vibranti nelle luci dei metalli e nei colori dei Revenants, nelle loro sequenze seriali.

È come se lei facesse riferimento ai concetti di assenza e presenza per enfatizzare le sue opere tra spazio, suono e suggestione mentale…

Gli intervalli spazio temporali della presenza e dell’assenza divengono i rilevatori dell’espandersi o del contrarsi dell’energia, nello spazio continuo dell’oscillazione della soglia visiva-uditiva. Il concerto Mantra di Karlheinz Stockhausen per due pianoforti e live electronics, che ha avuto luogo nella stessa Sala delle Cariatidi (in occasione dell’inaugurazione) è stato caratterizzato da un suono vibrante e modulato, quasi l’inquietante oscillazione di una grande lamiera in uno spazio oscuro, suono in espansione o in contrazione, voluto così da Stockhausen nelle tredici sezioni della partitura, suono-evento che induce uno stato ipnotico, meditativo, contemplativo. E che risveglia, secondo l’interpretazione dei Mantra, energie psichiche e mentali le quali, in un processo di illuminazione iniziatica, incontrano quell’energia cosmica che tutto pervade.

Revenants da suite cariatidi e lastre di rame a pavimento, foto di Davide Comelli

 

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