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Lars Pettersson e l’impegno di Ikea per il pianeta

L'Ad del colosso mondiale dell'arredamento commenta gli eccellenti risultati raggiunti dalla sua azienda nel campo della sostenibilità ambientale e sociale

Michele Novaga
13 marzo 2014

IKEA

In base ai dati contenuti nel Report sostenibilità 2013 appena presentato a Milano emerge che Ikea Italia durante lo scorso anno ha ulteriormente tagliato del 6% i consumi di energia riducendo anche del 9,5% le emissioni di Co2. Dati importanti che uniti ai risultati raggiunti nel campo della sostenibilità energetica negli ultimi anni, portano il colosso svedese dell’arredamento a utilizzare nei suoi 20 negozi disseminati sul territorio nazionale (21 con la recentissima inaugurazione dello store di Pisa) energia elettrica per il 95% proveniente da fonti rinnovabili. Senza dimenticare che il 93% dei rifiuti vengono avviati a riuso, riciclo e recupero energetico con una riduzione dei costi di gestione pari al 70% nell’ultimo triennio.

Wisesociety.it ha approfondito l’impegno di Ikea nell’ambito della sostenibilità ambientale e sociale e in quello della responsabilità di impresa con Lars Pettersson, Amministratore delegato di Ikea Italia.

Pannelli fotovoltaici IKEA

“Creare una vita quotidiana migliore per la maggioranza delle persone” è la vostra vision. Ma come si sposa con il business di un’azienda così importante come la vostra?

Per noi le due cose vanno sempre insieme, non si può fare o l’uno o l’altro. Noi abbiamo deciso di fare così e negli ultimi 15/20 anni abbiamo migliorato la parte della sostenibilità così come l’ambito sociale e la parte relativa al food. Ma in questo modo abbiamo migliorato anche la consapevolezza e la trasparenza. Di tutto ciò, che si sposa perfettamente con la nostra filosofia, parliamo nel report Ikea 2013 sulla sostenibilità.

Nel vostro report, appunto, raccontate di come la vostra attività ruoti attorno a tre cardini: vita a casa più sostenibile, indipendenza energetica di risorse, vita migliore per persone e comunità nel nome della trasparenza, della consapevolezza e della responsabilità. Ce ne parla?

Potrei fare dei piccoli esempi per ognuno di questi ambiti. Un esempio di vita sostenibile a casa è la lampadina a led che fa risparmiare quasi l’80% del consumo elettrico: un risparmio non solo per il singolo cliente ma anche per tutta la società. Per quanto riguarda l’energia posso dire che siamo stati bravi installando sui tetti di 17 negozi (su 20) in Italia dei pannelli fotovoltaici che permettono un risparmio energetico di circa il 20-30% oltre ad aver dotato di impianti di geoscambio che assicurano i fabbisogni di raffrescamento e riscaldamento di 5 negozi. E lo stesso vale per le materie prime: per legno e cotone abbiamo grandi progetti mondiali per utilizzarli in maniera sostenibile. E infine per la parte sociale: oltre ad un contributo donato a Unicef di 736 mila euro abbiamo realizzato 53 progetti con associazioni locali promuovendo tra i nostri clienti uno stile di vita più sostenibile con iniziative volte alla sensibilizzazione, al riutilizzo e al non spreco.

Progetto Riscalda la notte con Croce Rossa ItalianaInfatti vogliamo coinvolgere le persone e i clienti nei nostri progetti come nel caso della raccolta delle coperte di Riscalda la notte per i clochard o nel caso della raccolta dei peluches. Effettivamente per noi sarebbe più semplice staccare un assegno. Una cosa che probabilmente aiuterebbe tanto al momento. Ma se noi coinvolgiamo tutti i nostri clienti in iniziative di questo tipo la responsabilità non è più solo aziendale ma anche di tutti come singoli.

Come è facile fare business in modo sostenibile

Nel caso di “Better Cotton” – il progetto che mira entro il 2015 a far diventare l’approvvigionamento di questa materia prima per voi fondamentale (circa l’1% del cotone prodotto nel mondo è utilizzato da Ikea per i suoi articoli) interamente sostenibile-  siete stati anticipatori di politiche ambientali internazionali mai intraprese da governi o organizzazioni internazionali. E’ così?

Noi programmiamo a lungo termine non essendo un’azienda quotata in borsa e non avendo bisogno di risultati immediati. Pensare in un’ottica di lungo periodo per noi vuol dire anche preoccuparci del bene del pianeta e non possiamo demandare a qualcun altro di prendersi la responsabilità. Il cotone è un materiale di grande comfort e bellezza e non vogliamo che per coltivarlo si creino altri disastri ambientali come per esempio il prosciugamento del Lago d’Aral in Uzbekistan/Kazakistan. Ma il nostro progetto Better Cotton non punta solo a ridurre l’utilizzo di acqua o di pesticidi ma mira anche a dare dignità alle persone che lo raccolgono, spesso sfruttate e mal pagate.

Cotton IKEA

Ma è così difficile fare business in modo sostenibile?

No assolutamente, anzi è il contrario. Abbiamo capito che noi facciamo business migliore se in armonia con la natura.

Come mai secondo lei pochi lo hanno capito? Se tutte le grandi imprese planetarie che costruiscono auto o che producono cibo o qualsiasi altra cosa facessero come voi non sarebbe meglio per tutti?

Non saprei anche se posso dire che tutti gli investimenti nel lungo termine si ripagano e il ritorno economico, anche se non arriva subito ma in un arco temporale magari di dieci anni, è garantito. Facendo questo tipo di programmazione abbiamo scoperto che alla fine rendiamo la vita migliore alle persone, contribuiamo ad un ambiente migliore e facciamo risparmiare.

Tutti vogliono lavorare per Ikea  

Flickr/image by isabadellIn Italia Ikea impiega oltre 6000 lavoratori (che voi chiamate coworkers) il 93% dei quali è assunto a tempo indeterminato e che usufruiscono di tante ore di formazione e di un sistema di welfare che tra l’altro prevede l’estensione dei benefit anche alle coppie di fatto. E’ per questo che tutti vogliono lavorare per voi?

Sì, nella nostra azienda c’è trasparenza, apertura, c’è spazio per i giovani, possibilità di crescita. C’è la possibilità di fare carriera e c’è un clima molto bello, disinvolto e umano. E poi lavoriamo in un ambito che per me è il più bello del mondo: un business intimo come quello di arredare la casa per la gente.

In molte occasioni la vostra azione anticipa quella delle amministrazioni locali e dei governi su argomenti come lavoro, società, ambiente. Possiamo dire che Ikea è diventato un think tank in grado di influire su società e politica?

Ma questo noi non lo possiamo dire, lo lasciamo affermare agli altri. Per noi la vita sociale a casa, la sostenibilità ambientale sono fondamentali e li programmiamo nel tempo. Non ci svegliamo alla mattina e vogliamo essere un think tank. Pensiamo piuttosto ai nostri coworkers, ai nostri clienti in un’idea di lungo termine. E questa è la nostra energia.

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