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La mission di Alessi? Esaudire i sogni della gente con la creatività del design

Produrre oggetti belli e funzionali per tutti, capaci di rendere le persone un po' più felici. Con questa filosofia l'azienda piemontese, guidata da Alberto Alessi, ha lasciato mano libera ai progettisti migliori del mondo. Vincendo la sfida

Vincenzo Petraglia
16 febbraio 2012

Alberto AlessiI prodotti Alessi sono fra i più noti e apprezzati ambasciatori del design italiano nel mondo. Uno status che l’azienda piemontese, autentico laboratorio di creatività, è riuscita a guadagnarsi, spiega Alberto Alessi presidente della società, attraverso la politica del design excellence che ha da sempre perseguito. Ottant’anni di grandi successi con un unico scopo dichiarato: fare profitto ovviamente, come qualsiasi altra azienda commerciale, ma esaudire anche i sogni del pubblico, attraverso le idee in continuo movimento di centinaia di designer provenienti da ogni parte del mondo.

La storia di un’azienda-laboratorio creativo

 

Che cos’è per Alberto Alessi la creatività applicata al design?

Rispondo dicendo che sono da sempre attratto da due visioni diametralmente opposte: quella di Mies Van der Rohe, l’architetto razionalista tedesco, e quella di Robert Venturi, il padre del movimento postmoderno in architettura. Per il primo il concetto di design è riassumibile nel motto “Less is more”, cioè “Il meno è di più”, che è quindi un inno alla semplicità, alla profondità e alla ricerca della vera essenza delle cose. Venturi, invece, ama gli elementi ibridi piuttosto che quelli puri, quelli di compromesso anzichè quelli puliti. È un design basato, quindi, sulla complessità e sulla contraddizione in cui “Il più non è di meno”. Ma esiste, infine, un terzo orientamento che abbiamo fatto nostro, quello del designer tedesco Dieter Rams: “Less, but better”, quindi “Meno, ma meglio”. Il design è un po’ tutto questo ed è un concetto in continua evoluzione.

Quando possiamo dire di trovarci di fronte a un vero oggetto di design?

Una vera opera di design deve far muovere le persone, trasmettere emozioni, riportare alla mente ricordi, sorprendere, andare controcorrente. Chi si occupa di questo settore lavora con il potenziale espressivo degli oggetti, per cui il design mira a rievocare immagini nelle persone e può essere in grado di rendere queste persone più felici.

Blow up Bamboo, Green Good Design Award. Design Fratelli Campana

È questo, quindi, l’obiettivo finale?

Sì, quello di offrire un po’ di felicità a tutti offrendo allo stesso tempo l’opportunità di migliorare la propria percezione del mondo. La logica del design d’altronde è fortemente inclusiva, nel senso che si prefigge di essere capito da molti e non solo da una stretta élite. Ma a una condizione irrinunciabile: quella di portare al pubblico la migliore qualità di progetto possibile. Offrendo in altre parole prodotti qualitativamente eccellenti a un pubblico il più vasto possibile. Un designer non è tanto diverso da un film-maker o da un gallerista, con la differenza però che gli oggetti che propone devono essere anche funzionali.

Forme ideali e funzioni da inventare

 

Oggi, riguardo alla creatività applicata agli oggetti del nostro quotidiano, sembra che tutto sia già stato fatto, in tutti i modi possibili: non crede?

Il grande maestro Bruno Munari era solito dire, a proposito del rapporto forma-funzione, che non è concesso all’essere umano di creare una forma perfetta per una data funzione. C’è sempre una distanza, un gap tra le due cose, e questa distanza è il territorio all’interno del quale lavora, con una gamma sconfinata di possibilità d’azione, il designer.

Il design excellence è il fulcro della politica aziendale Alessi. Qual è il vostro progetto a lungo termine?

Seed safe, Green Good Design Award.La nostra missione consiste nell’esplorare l’immensità del possibile creativo e quindi il nostro destino ci spinge a camminare per strade che non sono state ancora aperte, a battere sentieri sconosciuti per raggiungere il cuore della gente. Un approccio che ci porta a muoverci costantemente su una linea di confine fra la zona del possibile, ciò che potrebbe divenire reale, cioè oggetti realmente amati e posseduti dalla gente, e la zona del non possibile, ciò che non diverrà mai reale, vale a dire oggetti troppo distanti da ciò che il pubblico è pronto a capire e desiderare. Il nostro primo ruolo non è tanto quello di produrre delle lampade o delle caffettiere. È piuttosto quello di mediatori artistici: da una parte le migliori espressioni del design internazionale e dall’altra il cosiddetto mercato, i bisogni del pubblico o, come preferisco dire io, i sogni del pubblico.

Qual è la soddisfazione maggiore che riceve dal suo lavoro?

Vedere quale nuovo bel progetto mi porterà il prossimo designer continua a essere un buon motivo per scendere dal letto ogni mattina. Dall’inizio degli anni Settanta ho collaborato con centinaia di grandi progettisti e questa è stata l’esperienza più gratificante della mia vita, che tuttora continua a entusiasmarmi. Mi ritengo, infatti, davvero un uomo fortunato perché ciascuno di questi incontri mi ha lasciato qualcosa di importante. Amo vedere come, ogni volta, l’immensità del possibile creativo prende forma in immagini, parole, gesti, pensieri, nell’eroica impresa di esprimere qualcosa di più grande di noi.

Responsabilità sociale e legame con il territorio

 

Da poco vi sono stati assegnati due Green Good Design Award, il premio alle aziende che contribuiscono a progettare un mondo migliore. Alessi in che modo cerca di farlo?

Durante la produzione delle creazioni AlessiCerchiamo di produrre oggetti che facciano bene all’uomo, senza essere  radicali ma nel modo meno invasivo possibile.

Conviene investire, secondo lei, nella dimensione umana di un’azienda?

Non posso dire in assoluto se e quanto conviene. Noi lo facciamo perché siamo fatti così.

È anche per questo che avete deciso di rimanere legati al territorio mantenendo il vostro core business nello stabilimento di Crusinallo?

È una scelta guidata da ragioni di responsabilità sociale legati al territorio e dallo standard tecnologico e delle manualità artigianali che al momento siamo in grado di offrire soltanto a Crusinallo (in provincia di Verbano-Cusio-Ossola ndr). Qui produciamo la parte dei nostri prodotti realizzata in metallo stampato a freddo, affidandoci invece per tutti gli altri materiali, quindi porcellana, cristallo, plastica, legno, a terzisti prevalentemente non locali.

In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, da dove ricominciare per costruire aziende più sagge e sostenibili?

Le rispondo raccontandole in breve la “Parabola del buon giardiniere”, che è uno dei dodici comandamenti della Alessi: «È difficile fare opere d’arte su ordinazione. I nuovi prodotti arrivano solitamente quando vogliono loro: nonostante i nostri continui sforzi seguono i loro ritmi spesso imperscrutabili e quasi sempre non programmabili. Se vuoi ottenere delle vere opere d’arte puoi certo sforzarti di programmarle, ma non devi farci troppo conto. Il buon giardiniere semina quello che crede utile ma soprattutto prepara bene il suo campo per accogliere le nuove messi e se ne prende attenta cura quando cominciano a spuntare i primi germogli… e sa di poter contare anche sui semi che gli porterà il vento».

Sede della Alessi

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