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La botanica Silvia Assini: tutte le dritte per un giardino sostenibile

Il segreto di uno spazio verde perfetto è la scelta delle piante, le autoctone sono da preferire alle ornamentali

Mariella Caruso
12 marzo 2014

Dianthus CarthusianorumIl giardino perfetto? Deve essere, prima di tutto, sostenibile quindi dovrà essere mantenuto con il minimo apporto idrico e senza l’utilizzo di fitofarmaci e fertilizzanti. Affinché sia possibile è necessario scegliere le piante giuste. Con l’arrivo della primavera, wisesociety.it ha chiesto qualche consiglio per preparare i giardini alla nuova fioritura a Silvia Paola Assini, ricercatrice presso il Dipartimento di Ecologia del territorio presso l’Università di Pavia e consigliere della Rete degli orti botanici della Lombardia per la quale spesso tiene incontri e conferenze, come il recente workshop organizzato all’Orto botanico di Brera sull’uso delle piante spontanee nei giardini domestici.

Come si può realizzare un giardino sostenibile?

La sostenibilità dei giardini può essere perseguita attraverso diverse azioni: usando piante con ridotte esigenze idriche per risparmiare acqua e con ridotte esigenze di nutrienti per evitare di fertilizzare; non utilizzando fitofarmaci che inquinano e danneggiano la piccola fauna legata al giardino. Occorre utilizzare piante compatibili con le esigenze ecologiche dei giardini in cui si piantumano per evitare loro la vulnerabilità a malattie proveniente dallo stress; non utilizzare piante ornamentali di cui è nota l’invasività per evitare danni alla biodiversità locale e, infine, utilizzare piante native del territorio, dette autoctone, in cui si colloca il giardino per contribuire alla conservazione della biodiversità locale.

Piante autoctone per preservare la biodiversità locale

Iris SibiricaChe tipo di piante e fiori occorre scegliere? Meglio quelle autoctone, perché?

Le piante autoctone sono utili perché contribuiscono alla valorizzazione e alla conservazione della biodiversità locale, oggi minacciata da molti fattori. Inoltre, poiché tipiche del territorio e coevolute con lo stesso, dovrebbero essere più resistenti a malattie e richiedere meno cure di manutenzione. Chi non desidera avere piante autoctone, ma preferisce le piante ornamentali perché più attraenti esteticamente, dovrebbe almeno fare attenzione a non utilizzare quelle che è noto siano invasive.

Non si conoscono molto bene i pericoli delle piante invasive, vero e proprio rischio per la biodiversità. Può farci degli esempi?

La letteratura scientifica è ricca di esempi di piante utilizzate a fini ornamentali (ma non solo) che si sono dimostrate invasive e aggressive nei confronti delle specie native, tanto da soppiantarle. Tra gli esempi più comuni quelli della vite del Canada (Parthenocissus quinquefolia), dell’albero delle farfalle (Buddleja davidii), del topinanmbur (Helianthus tuberosus), della quercia rossa americana (Quercus rubra), dell’acero negundo (Acer negundo), dell’erba miseria (Commelina communis), del caprifoglio giapponese (Lonicera japonica), del fior di loto (Nelumbo nucifera) e della palma cinese (Trachycarpus fortunei).

Silvia Paola Assini - workshopLei tiene workshop organizzati dalla Rete degli Orti botanici della Lombardia: quali sono le piante che ha più senso coltivare in Lombardia? Quali quelle più adatte in altre regioni d’Italia?

Non è facile rispondere alla domanda perché la Lombardia ha una flora di più di 3000 specie e l’Italia una flora di più di 6000 specie, inoltre molte piante sono comuni. Posso citare qualche pianta per la pianura lombarda come ad esempio il camedrio (Teucrium chamaedrys), il garofanino dei certosino (Dianthus carthusianorum), l’erba betonica (Stachys officinalis), il gladiolo palustre (Gladiolus palustris), il dittamo (Dictamnus albus), la clematide eretta (Clematis recta), l’iperico (Hypericum perforatum). Ma anche piante legnose come rosa gallica (Rosa gallica), biancospino (Crataegus monogyna), crespino (Berberis vulgaris), ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius), nocciolo (Corylus avellana), cappel di prete (Euonymus europaeus). Queste piante vanno bene anche per la pianura piemontese, emiliana, veneta e friulana. Per le regioni mediterranee, si possono citare timi, lavande, salvie, cisti e altre piante che sono caratteristiche delle garighe e della macchie mediterranee.

E se qualcuno decidesse di mettere su un giardino roccioso con piante grasse?

Esistono molte piante autoctone tipiche delle rocce che potrebbero essere utilizzate: Sedum rupestre, Sedum acre, Sedum sexangulare, Sedum sediforme, Sedum album, Sedum dasyphyllum, Sempervivum arachnoideum, Sempervivum tectorum.

La manutenzione: sfalci, ripuliture e irrigazione solo quando serve

Può darci qualche consiglio pratico su preparazione e mantenimento del giardino dalla primavera in poi?

Silvia Paola Assini - workshopIn realtà, essendo botanica e occupandomi prevalentemente di piante selvatiche, non sono esperta in preparazione e manutenzione del giardino. Nel mio piccolo giardino (che ospita prevalentemente piante native e qualche ornamentale non invasiva) non faccio praticamente né preparazione, né manutenzione se non qualche sfalcio, qualche ripulitura di erbe troppo banali e qualche irrigazione nei periodi più siccitosi.

Anche per un angolo verde all’interno di uno spazio domestico è meglio utilizzare piante autoctone?

In uno spazio domestico chiuso direi che non ha molto senso utilizzarle perché la casa ha condizioni diverse da quelle esterne in cui le autoctone si sviluppano e, inoltre, dall’interno della casa dubito che le autoctone possano diffondere semi e frutti all’esterno e nel territorio circostante.

 

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