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José Rallo: la vendemmia notturna fa risparmiare energia

Un'imprenditrice innovativa. Che dalla Sicilia lancia un nuovo modo di fare vino. Come? Con una vendemmia notturna. Per migliorare la qualità. E risparmiare energia

di Anna Maria Catano
24 novembre 2009

José Rallo -  Foto di Pucci ScafidiJosé Rallo è una delle imprenditrici italiane premiate da Aidda, associazione donne imprenditrici e dirigenti d’azienda. La scelta “rivoluzionaria” di Jose è stata quella della vendemmia notturna, una tecnica introdotta per preservare il corredo aromatico delle uve dalle alte temperature di agosto che ha comportato un forte risparmio energetico nell’utilizzo delle tecnologie di raffreddamento. Donnafugata, 302 ettari di vigneto, è un marchio creato nel 1983 da Giacomo Rallo, cavaliere del lavoro, e da sua moglie Gabriella, 150 anni di esperienza nel settore. Dagli inizi del 2000 l’azienda ha virato verso un’interpretazione “verde” degli impianti per raggiungere una miglior qualità del prodotto coniugata a una maggior sostenibilità economica. Nel 2002 Donnafugata è tra le prime aziende vitivinicole in Italia a sfruttare l’energia solare per la produzione di energia elettrica pulita: viene installata a Contessa Entellina una tettoia con pannelli fotovoltaici da 18kW che consente di soddisfare circa il 30% del fabbisogno della cantina di vinificazione. Nel 2007 l’azienda ha installato un nuovo impianto fotovoltaico da 50 kW presso la propria cantina di Marsala.

 

 

Uve Chardonnay - Foto di Pasquale Modica

La scelta innovativa della vendemmia notturna ha determinato un forte risparmio energetico…..


La vendemmia notturna è il raggiungimento di un obiettivo di innovazione tecnica destinato a preservare la qualità delle uve raccolte. A questo risultato si sono affiancati gli effetti positivi del risparmio energetico. Raccogliere le uve di Chardonnay al chiaro di luna, a temperature notevolmente più fresche rispetto a quelle del giorno ci mette al riparo dal rischio delle micro fermentazioni, consentendoci di portare in cantina uve sane e con un corredo aromatico perfettamente integro. Quindi la vendemmia notturna ci consente un contenimento dei consumi di energia: raffreddare le uve raccolte di notte procura un minor dispendio di frigorie, un risparmio di circa il 70% rispetto ai consumi normali. E’ possibile dunque produrre bene contenendo gli sprechi energetici, razionalizzando i consumi e, magari, autoproducendo l’energia necessaria: nel 2000 abbiamo realizzato il primo impianto fotovoltaico. Oggi siamo a tre.

 

Quali sono secondo lei le strategie da mettere in atto per costruire un futuro migliore?


Le imprese devono ancor di più innovarsi, diventare internazionali senza perdere mai di vista la nostra storia; essere artefici di futuro, dare fiducia ai giovani, investire nelle risorse umane, curare e proteggere i nostri territori, valorizzare e restituire bellezza alle nostre città per viverci bene e metterle a reddito con il turismo e la cultura. La crisi può essere un’opportunità per abbandonare ciò che non serve, per cambiare in meglio. Non è un sogno impossibile, ma ciascuno deve fare la sua parte, con responsabilità e senso di collaborazione. Dobbiamo tornare a sentirci italiani ed essere allo stesso tempo, cittadini del mondo.

 

Cosa tenere e cosa salvare del passato?


Vorrei ritrovare il senso di una civiltà che rispetti l’individuo, che dia valore al tempo e che riesca ancora a comprendere il prossimo. Viviamo una società paradossale: nell’era delle comunicazioni, della velocità e della globalizzazione delle informazioni, fenomeni di grandissima portata storica, abbiamo perso la capacità di ascoltare gli altri. E’ un’incomunicabilità di ritorno. Per indole sono positiva ed ottimista, credo nella razionalità e nel metodo, e nella libertà della fantasia. Mi piace il confronto, il dubbio che si insinua nella certezza dell’altro, la capacità del ragionamento e la responsabilità della decisione. Mi piace la linearità, la trasparenza e il legame che lega il dovere al diritto. Butterei i luoghi comuni che imprigionano la Sicilia e i Siciliani.

 

 

Tra le tante cose che si sono perse con il tempo, magari considerate oggi anacronistiche, quale si potrebbe recuperare per migliorare il nostro futuro?


Credo che tutto ruoti attorno al concetto di merito. E’ il merito che deve guidarci nella vita, nel lavoro, nell’impresa, nella società.
Mi piacerebbe inoltre che tutti quanti facessimo un passo indietro dalla frenesia, dalla fretta e ritrovassimo, d’incanto, un mondo slow: per chi coltiva la vite, il tempo dell’attesa ha un significato quasi religioso; i ritmi di campagna, i giorni di pioggia e quelli del sole, l’indugiare tra i filari quando scende la sera, ti abituano a considerare il tempo e lo spazio in una dimensione più equilibrata e armoniosa, come è il rapporto dell’uomo con la terra, se la coltiva e si nutre di essa.

 

Quali valori ha ereditato dai suoi genitori?


Saper riconoscere un errore e saper dire di no anche a chi ami. Se quel no serve a crescere. I miei genitori sono stati genitori meravigliosi, equilibrati, pronti ad ascoltarti e a discutere di tutto, ma senza perdere autorevolezza e senso di responsabilità.

 

E quali trasmettere ai figli e in generale ai giovani?


Voglio che crescano vivendo le opportunità che verranno offerte loro, e che diventino dei cittadini, liberi e responsabili. Li immagino attori di un mondo più giusto, più respirabile e meno confuso di quanto lo sia oggi.

 

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