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Flora et Decora: il “green” non è solo una moda. Ma un bisogno dei cittadini

L'architetto Nicola Nasini, che fa parte del team organizzativo della manifestazione milanese, spiega come grazie alla maggiore sensibilità di tutti e alle tecnologie oggi disponibili stia nascendo a Milano una nuova coscienza verde. In grado di cambiare la città

Francesca Tozzi
17 aprile 2013

Nicola NasiniL’accresciuta sensibilità per le tematiche ambientali e la passione per il florovivaismo consentirà alla mostra-mercato Flora et Decora di portare a termine un progetto importante per la vita culturale della città di Milano: mettere a disposizione del pubblico una serie di testi antichi unici finora rimasti confinati nei piani alti della Basilica di Sant’Ambrogio. Tutto questo sarà colto e apprezzato dalla cittadinanza milanese italiana? Qual è il target della manifestazione? Come influirà sul modo di vivere il verde anche a livello collettivo? Ne abbiamo parlato con l’architetto Nicola Nasini, che fa parte del team organizzativo.

Architetto, quella del green è solo una moda?

Del termine si abusa spesso inserendolo in qualsiasi evento e manifestazione, è vero, ma questa tendenza nasce comunque da un bisogno profondo di verde e aria pulita. Non è solo una moda. Potremmo vivere in città ecocompatibili grazie alle tecnologie che oggi stanno cominciando a rendere possibile questa cosa. Già negli anni Sessanta avevamo un problema di inquinamento urbano ma nessuno sapeva come risolverlo. Oggi non c’è solo la sensibilità ambientale giusta ma anche l’accessibilità a questo sistema di tecnologie. Penso alle auto elettriche e alla mobilità sostenibile, alla possibilità di usufruire di incentivi per risanare i vecchi edifici e di conseguenza consumare e inquinare di meno, al verde inteso non solo come verde pubblico da vivere nel tempo libero ma anche verde funzionale.

 

Giardinieri della nostra città

Cosa intende per verde funzionale?

È funzionale il verde verticale che filtra l’aria sulle pareti degli edifici ma anche quello del corridoio ecologico. Mi spiego: con il nuovo piano regolatore il Comune di Milano ha introdotto il sistema dei raggi verdi, un sistema di corridoi ecologici che da tutto l’hinterland entrano nella città; questo produce un miglioramento della qualità dell’aria e rende la città più vivibile. Quindi anche a livello di pianificazione urbana esistono degli strumenti validi. Sono convinto che ogni cittadino debba fare nel suo piccolo la sua parte. Sempre il Comune di Milano ha dato la possibilità ai privati di adottare degli spazi verdi all’interno della città e realizzare dei giardini prendendosene cura nel tempo. Basta trovare una qualsiasi area, un’aiuola, un’area dismessa – spesso i condomini vedono tutti i giorni sotto casa spazi degradati usati abusivamente come parcheggi. Chiunque può chiedere al Comune di poterlo adottare il che significa finanziare una sistemazione del verde o a volte solo occuparsi della sua manutenzione. Tutti, insomma, possono contribuire a rendere più verde, bella e vivibile la città. È un modo per riappropriarsene recuperando senso civico e spirito d’iniziativa: non basta dire “governo ladro”, bisogna capire che se non ci si rimbocca le maniche e ognuno fa il suo, la situazione è destinata a non cambiare mai.

Può farmi un esempio?

In un pezzettino di via Montebello a Milano abbiamo riportato il verde togliendo i motorini e creando una aiuola con degli alberi, il tutto finanziato da un privato, Barabino, che ha pagato più di centomila euro per questa iniziativa: non si tratta di un filantropo ma di una persona che ha valutato il ritorno d’investimento in termini di comfort, aumento di qualità della vita e del valore della propria abitazione. La via è stata ridotta e inizialmente i vicini si sono lamentati per i disagi che questo poteva comportare ma ora questo spicchio di verde è diventato uno spazio dove la gente si ferma volentieri anche solo per scambiare due chiacchiere.

Sistemazione a verde, Via Montebello, Milano

la Milano dei giardini nascosti

Noi italiani spesso abbiamo della case bellissime poi usciamo e le strade sono sporche e degradate…

Questo è vero, ma qualcosa sta cambiando in alcune città come Milano dove le aiuole fiorite in altri momenti magari sarebbero state sradicate nel giro di poco tempo perché la gente si portava via fiori e piante; oggi gode del verde e del bello e, se non se prende cura di persona, almeno ha imparato a rispettarlo. Questo cambiamento si sta manifestando soprattutto nello spazio pubblico perché nello spazio privato Milano è sempre stata la città dei giardini segreti: se uno la osserva dall’alto con google è una città verdissima ma non viene percepita così se si gira per le strade del centro; ci sono in realtà dei giardini monumentali importanti anche dal punto di vista storico ma sono nascosti dietro le case.

Questo verde sta finalmente uscendo dai giardini?

Sì, ed è in questo senso che va Flora et Decora: nasce un po’ sul modello delle manifestazioni inglesi come il Chelsea Flower e testimonia questa voglia di outdoor e di vivere la città non solo in macchina per spostarsi da una parte all’altra. Gli stessi giardini di Sant’Ambrogio dove si inserisce rappresentano un esempio di giardino nascosto perché non tutti li conoscono. La cura del verde è al centro ma la mostra-mercato è anche molto sensibile al sociale: saranno presenti delle associazioni no-profit che recuperano le persone disagiate attraverso attività florovivaistiche e la coltivazione di prodotti agricoli biologici. Ci saranno numerosi eventi e la presentazioni di libri su orti e paesaggio, il tutto a favore di una visione collettiva più green.

Che ne pensa dei giardini verticali così in voga negli ultimi tempi?

Penso che qualsiasi iniziativa, orizzontale o verticale, che abbia a che fare con il verde in città sia positiva. I giardini verticali sono un esempio di come la tecnologia può contribuire al benessere delle persone avvicinando il verde alla loro quotidianità, un verde artificiale perché “molto costruito” – il verde verticale è tenuto in vita artificialmente: ha bisogno di supporti speciali e avanzate tecnologie per l’irrigazione; le piante spesso non sono autoctone – ma non per questo meno valido. Non è una novità, ma dipende da come viene concepito il progetto. Quello che, per esempio, rende speciale il Bosco Verticale di Stefano Boeri è il fatto che abbia pensato fin dall’inizio a una simbiosi fra l’edificazione e il verde.

Parco Pubblico, Peschiera Borromeo

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