Wise Society : «Il mio Albero della Vita tra pace, bellezza e suoni biologici»
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«Il mio Albero della Vita tra pace, bellezza e suoni biologici»

Il compositore Roberto Cacciapaglia, autore della colonna sonora dell'Albero di Expo 2015, paragona i suoni ad "autostrade energetiche che uniscono i popoli"

Mariella Caruso
6 giugno 2016

La copertina del disco Tree Of Life- Abero della Vita di Roberto CacciapagliaLa musica unisce i popoli. Da sempre. Lo ha fatto anche in occasione di Expo 2015 attraverso The tree of life, la colonna sonora dell’Albero della Vita. A dare una forma ai suoni che ristoravano ogni giorno l’anima delle migliaia di visitatori di un’esposizione universale molto particolare perché dedicata al nutrimento del pianeta, è stato il compositore milanese Roberto Cacciapaglia. «È stato il direttore artistico del Padiglione Italia, Marco Balich, a propormi di scrivere le musiche dell’Albero della Vita – racconta il Maestro -. Per me è stata un’esperienza straordinaria perché quell’Albero (che sarà riattivato il prossimo 24 giugno, nda) è una sintesi straordinaria che racconta delle nostre radici e della necessità di rimanere collegati a esse in senso storico e culturale. È questo che mi sono impegnato a mettere in musica».

 Iconograficamente da cosa si è fatto ispirare?

«C’è una frase del poeta mistico vissuto nel 1200, Gialal al-Din Rumi, che dice: “L’albero della vita affonda le radici nel tuo proprio cuore”. Così, oltre che alle radici che fanno da legame col passato, ho immaginato il tronco dell’albero come la colonna portante del presente in cui ci muoviamo e nei rami ho visto il futuro cui tendiamo».

A distanza di oltre un anno dall’inaugurazione di Expo e, alla vigilia della riapertura estiva dell’Albero della Vita, cosa le è rimasto di quell’esperienza?

La consapevolezza di sapere che la gente ha percepito ciò che volevo comunicare: la bellezza e la pace di questo simbolo. La testimonianza arriva dalle tante lettere ed e-mail ricevute, c’è chi mi ha raccontato di essere scoppiato in lacrime e una bambina che ha pregato i genitori di tornare più volte nell’area espositiva soltanto per lo spettacolo dell’Albero della Vita. I suoni e le vibrazioni sono autostrade energetiche che ci permettono di comunicare e condividere emozioni in una dimensione di bellezza senza distinzione di età anagrafica e barriere linguistiche.

Lei, da sempre, fa convivere acustica ed elettronica. Come ci riesce?

Sin dai miei 18 anni, ai quali risale l’incipit in quadrifonia della melodia dell’Albero della Vita, mi sono concentrato sui suoni biologici. Oggi i software esistenti permettono di espandere i suoni degli strumenti facendo lavorare insieme tecnologia e natura.

Quindi natura e tecnologia hanno, quanto meno in campo musicale, non sono antitetici?

Non lo sono affatto. Il mio lavoro di ricerca, cominciato nello studio di Fonologia della Rai e al Cnr di Pisa, mi ha permesso di cercare di andare a fondo sulla natura dei suoni armonici che Pitagora definiva il “senso dell’universo” e che l’orecchio umano di solito non può udire. Io ho cominciato il mio lavoro con la musica sacra che, a un certo punto ho spogliato dei testi per arrivare al suono puro che potesse comunicare in maniera profonda, che è quello che m’interessa.

Roberto Cacciapaglia, compositore delle musiche dell'Albero della Vita di Expo durante una performanceNei suoi ultimi concerti ha inserito una trascrizione per pianoforte, orchestra e postazioni elettroniche di Starman di David Bowie. Andando oltre l’omaggio al Duca Bianco, perché ha scelto questo pezzo?

Perché quella di Starman è una melodia magica capace di risvegliare emozioni profonde. Sin dai tempi di Orfeo, capace di incantare attraverso la musica, o di Pan con il suo flauto, quando ancora l’armonia era sconosciuta, esistono melodie che sviluppano il potere del suono e Starman ne fa parte a pieno titolo».

Cosa è rimasto a Milano e all’Italia dell’eredità di Expo?

A Milano una spinta straordinaria, all’Italia e al mondo spero la consapevolezza che il tema di “Nutrire il pianeta” deve coinvolgere ognuno di noi perché viviamo in un villaggio globale. L’altruismo, parola che spero diventi di moda, deve diventare il nuovo linguaggio internazionale e mi auguro che anche la musica, che è un elemento primordiale del risveglio delle coscienze, possa toccare le corde di questa società.

Le celeberrime “corde dell’anima”?

Sì, quelle che sono eternamente dentro di noi, ma che a volte vengono oscurate, per dirla con la cultura tibetana, dalle nuvole che si mettono davanti al sole. Il suono, in questo caso, è come il raggio di luce che entra nella stanza buia e fa sparire le tenebre.

Musica a parte, qual è il suo impegno altruistico nei confronti del pianeta?

Quando posso sono felice di essere coinvolto in eventi solidali: ho collaborato con Amnesty International, Telefono Azzurro, Fondazione Veronesi e recentemente ho tenuto un concerto per 2.000 detenuti a San Vittore.

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