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Il bike blogger poco fashion che fotografa bici e non modelle

Si chiama Nicolò De Devitiis ed è la nuova star di Instagram. Con le sue foto cerca di incentivare i suoi followers e non solo a utilizzare le due ruote

Marco Castrovinci
16 luglio 2014

Nicolò De Devitiis - ParigiIn pochi mesi, il suo account Instagram lo ha fatto diventare una piccola celebrità. Merito di un’idea che da semplice appassionato della bicicletta lo ha portato a diventare il primo bike blogger italiano.

Così ama definirsi Nicolò De Devitiis, 24 anni appena compiuti e 33 mila follower sul famoso social network che permette di condivere foto e molto altro. Nicolò, sotto il nome di Divanoletto (il profilo è _divanoletto) condivide la sua passione per la bici, scattando fotografie alle due route di Roma. «Tutto è cominciato così», racconta Nicolò. «Volevo prendere un po’ in giro tutti quei fashion blogger diventati famosi facendo una semplice foto su Instagram. Così ho pensato anch’io di scattare delle foto, con protagoniste le biciclette che incontravo nelle strade della mia città. Insomma le biciclette come modelle per le mie foto».

Passione per la bici a parte, perché sceglierla come unica protagonista delle sue foto? Cosa vuole raccontare esattamente?

Perché Roma ne è piena e perché girare per la città in sella a una bici ti permette di vederla con occhi diversi. La bicicletta è un oggetto fenomenale. Io la uso per raccontare un contesto. Non parlo di modelli, caratteristiche tecniche o nuovi prodotti, ne faccio solo il cuore della mia attività. La uso per le mie fotografie, tutte fatte con uno smartphone, ognuno delle quali ha un titolo come se fossero dei quadri, ma sempre in maniera ironica, semiseria, simpatica. Fotografo quelle che mi colpiscono, come quando vedi una bella ragazza per strada. Non sai perché ti giri, ma sai che ti ha colpito qualcosa di lei. E a me attraggono i luoghi, i contesti, gli sfondi in cui si trova. Poi se la bici è bella, meglio ancora. Il mio profilo Instagram lo scorso gennaio contava 4 mila follower, ora siamo arrivati a 33 mila.

Secondo lei qual è il motivo di tanto interesse?

Credo che il mercato fosse saturo di fashion blogger e questa, che era un’idea semplice, è riuscita a fare breccia nel cuore di molti. Al punto che ho creato un hashtag, #imdivanoletto: tutti possono partecipare alla mia iniziativa, taggando le loro foto a tema ciclistico. Io fotografo semplici biciclette, è vero. Ma cerco di sensibilizzare, invitare le persone a utilizzare la bicicletta, raccontare delle cose attraverso la mia fotografia.

Ponte della musica - RomaPerché ha scelto Divanoletto come nome di battaglia? Che c’entra con la bicicletta?

In effetti non c’entra molto con le bici… Divanoletto è la persona che si nasconde dietro alle mie fotografie. Sono io, Nicolò, ho 24 anni, una laurea in marketing. Un ragazzo normale, lavoro in un negozio come commesso o come steward agli eventi, suono la batteria, nuoto, gioco a calcio, insomma faccio un po’ di cose. Divanoletto rimanda alla mia versalità, alla mia capacità di adattarmi alle situazioni, proprio come fa un divano letto. Tutti ci vedono dell’inerzia, mentre secondo me è un oggetto dinamico, che si trasforma e che trasforma l’ambiente intorno, come per esempio in un salotto, che di notte può diventare in un attimo una camera da letto. Basta aprirlo.

Che uso pensa di fare di tutto il seguito che ha su Instagram?

Vorrei continuare a puntare su questa idea, senza contaminarla. Anche a fronte dei molti contatti di natura commerciale che ho ricevuto.

Eccoci al punto. Sarà stato avvicinato da diverse aziende…

Certamente. Lavoro a questa mia piccola creatura in ogni momento della giornata, parlando con le persone, confrontandomi, pianificando viaggi, immaginando posti nuovi da vedere. Ovviamente, se un’offerta mi piace, se a farla è uno sponsor non troppo invasivo, che incontra il mio modo di pensare a un progetto non a scopo di lucro come questo, la prendo in considerazione.

Userà sempre Instagram per veicolare la sua idea?

Per ora sì, ma mi piacerebbe trovare qualcuno con cui sviluppare l’idea e farla crescere. Anche se poi riesco a parlare di mobilità sostenibile e della mia passione per la bici scrivendo sul mensile di Alitalia, l’inflight magazine Ulisse, su cui ho la rubrica “Veni, Vidi, Bici”, e su Maxim, con un’altra rubrica in cui racconto in maniera un po’ alternativa una città europea dove sono stato o dove andrò, cercando di cogliere angoli e luoghi particolari da visitare in bici. Inoltre. sto lanciando una campagna a favore della bici, che sta coinvolgendo diversi personaggi famosi come Claudio Amendola, Enrico Brignano, Paolo Calabresi, Alessandro Cattelan e altri, che tra foto, video o altro sostengono il progetto. 

Nicolò De Devitiis - AmsterdamHa girato l’Europa, un pò di Stati Uniti,  è stato in Oriente. Quanto siamo sensibili al tema della mobilità sostenibile in Italia e quanto nei posti che ha visitato?

Mi ha sorpreso molto Napoli, una città molto attrezzata in questo senso, dove stanno nascendo diverse agenzie dedicate alla bici e al bike sharing, dove si svolge un bike festival. Anche Firenze, perché facilitata dalla propria conformazione, dal territorio, elemento che penalizza invece una città come Roma, con i suoi colli e le strade in salita, dove non c’è un servizio di bike sharing adeguato. La situazione a Bologna è ottima, Milano negli utlimi tempi è migliorata tantissimo. Sul fronte europeo, ad esempio, mi aspettavo molto di più da Parigi, dove non si può trasportare la bici in metrò. Amsterdam rimane la mia città preferita, lì si vive per la bicicletta. Come a Berlino, per non parlare di New York e San Francisco.

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