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Giulio Cossu: «La rigenerazione dei tessuti come alternativa ai trapianti»

L'esperto di staminali, traccia la rotta della medicina di precisione. Primi riscontri dalle malattie del sangue e della pelle. Ma restano da superare alcuni scogli etici

Fabio Di Todaro
14 ottobre 2015

iStock_000018536284È uno dei massimi esperti mondiali di rigenerazione dei tessuti e a Venezia è stato invitato perché, di fatto, «questo ambito ricade nel filone di studi sulla medicina di precisione, creata su misura del singolo paziente». Tutto in linea, dunque, con quello che è stato il programma dell’undicesima edizione di The Future of Science, il convegno organizzato dal 2004 dalla Fondazione Umberto Veronesi anche quest’anno sulla laguna. Giulio Cossu, docente di medicina rigenerativa all’università di Manchester, è stato richiamato in patria per fare il punto della situazione.

Professore, arriverà il giorno in cui ogni paziente avrà la sua terapia?

«Sì, almeno per quanto riguarda alcune malattie: penso ai tumori e alle malattie rare. I primi riscontri, in tal senso, ci sono già. Ma siccome la sfida è una delle più importanti che la medicina abbia mai affrontato, servirà ancora qualche anno prima che la rivoluzione possa definirsi a buon punto».

Quali sono i primi risultati ottenuti?

«Tutti gli interventi di terapia genica e cellulare non considerano più un intervento valido per tutti, ma vengono realizzati su misura del paziente. Idem dicasi per i trapianti di midollo osseo, che costituiscono il primo esempio di medicina di precisione: senza la compatibilità tra donatore e ricevente, nessun trattamento potrà mai essere efficace. I primi successi riguardano le malattie del sangue e della pelle. La ragione è presto chiara: si tratta di tessuti che si replicano velocemente e permettono di rimuovere un elevato numero di cellule dal paziente, su cui lavorare in laboratorio per crearne di nuove. La speranza è quella di poter intervenire allo stesso modo sul cuore, sul tessuto nervoso e sui muscoli. Sì, la prossima sfida va giocata contro le malattie neurodegenerative».

Cosa vuol dire rigenerare un tessuto?

«Riuscire a creare in laboratorio le condizioni per sostituirne uno danneggiato. Una volta che questo, corretto, torna a vivere sul paziente, non esiste più il problema dell’immunosoppressione».

Arriverà dunque il giorno in cui non ci sarà più bisogno di organi da trapiantare?

«L’obiettivo è poter almeno fornire un’alternativa alla chirurgia dei trapianti. Con la rigenerazione tissutale vengono meno i problemi di carenza degli organi e incompatibilità tra i tessuti. Ma serve del tempo per arrivare a questo risultato e non so quanto la politica italiana abbia voglia di investire su progetti a lungo termine».

Ci sono anche alcuni scogli etici da superare, però.

«Sì, perché le prossime sfide della medicina personalizzata vedono protagoniste iStock_000012682011soprattutto le cellule staminali. Le ultime notizie hanno riportato agli onori della cronaca quelle embrionali, ottenute da embrioni di 5-6 giorni di età e ritenute interessanti perché pluripotenti: in grado cioè di formare tutti i differenti tipi cellulari presenti nel corpo. Il loro utilizzo nel campo della ricerca è vietato in Italia dalla legge 40. Ma la questione andrebbe affrontata in maniera più razionale. I detrattori parlano delle staminali embrionali come di qualcosa di superato dalle staminali riprogrammate, ma dimenticano che senza le prime non si sarebbe mai arrivati a questa scoperta. Gli studi andrebbero condotti in parallelo su entrambe le tipologie: non sappiamo ancora quale possa essere il reale potenziale clinico delle embrionali».

Twitter @fabioditodaro

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